SAN SALVADOR, 6 maggio 2009 (IPS) – Alcuni rappresentanti dell’Osservatorio della Scuola delle Americhe si sono recati in visita a El Salvador per chiedere al governo di sinistra dell’FMLN, che inizierà il proprio mandato a giugno, di sospendere l’invio di militari all’accademia statunitense, accusata di impartire corsi sulle tecniche di tortura.
Secondo gli attivisti dell’Osservatorio (SOA dall’acronimo inglese), questo paese centroamericano sarebbe il riferimento di “identità” della SOA, visto che il movimento è nato nel 1990, dopo che erano venute alla luce “le atrocità commesse durante la guerra civile” salvadoregna, e soprattutto dopo l’assassinio di sei sacerdoti gesuiti e di due collaboratori nel novembre 1989.
“Nel Salvador si è accesa una luce nel nostro movimento”: il massacro ci ha permesso di “aprire gli occhi” sull’uso che l’esercito statunitense faceva delle nostre imposte, ha dichiarato Lisa Sullivan, coordinatrice per l’America Latina del SOA Watch.
Il nostro denaro veniva utilizzato per addestrare “militari” salvadoregni su come “uccidere leader contadini, sacerdoti e suore”, ha denunciato Sullivan.
La guerra aperta tra le forze di Stato e il movimento di sinistra FMLN (Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional) si è svolta tra il 1980 e il 1992, lasciando 75mila morti, di cui la maggior parte per mano di militari e squadroni della morte.
Nel 1993, l’FMLN ha assunto la forma di vero e proprio partito politico, per poi arrivare a vincere le elezioni generali nel marzo di quest’anno.
La Scuola delle Americhe fu fondata nel 1946 a Panama, nel quadro della dottrina sulla sicurezza nazionale adottata dagli Stati Uniti.
L’obiettivo della SOA era quello di addestrare i militari latinoamericani sulle tecniche di guerra contro i ribelli, che in molti casi si sono tradotte in violazioni dei diritti umani in tutto l’emisfero, come è emerso in diversi paesi sudamericani, di America Centrale e Messico, segnala una pubblicazione dell’Osservatorio.
Nel 1984, il presidente di Panama, Jorge Ilueca, ordinò la chiusura della SOA. Nello stesso anno, la struttura venne trasferita a Fort Benning, in Georgia, Usa, e nel dicembre 2000, Washington decise di chiuderla definitivamente in seguito alle proteste delle organizzazioni della società civile.
Ma nel gennaio dell’anno successivo, nelle stesse strutture e con lo stesso personale, è stato inaugurato l’Istituto per la Cooperazione e la sicurezza dell’emisfero occidentale (Whinsec, dall’acronimo inglese), che continua a portare avanti le stesse attività, e per di più tra gli allievi si sono aggiunti civili e agenti di polizia.
Secondo l’Osservatorio, 19 dei 26 militari accusati di aver partecipato all’omicidio dei gesuiti si sarebbero diplomati nell’ex SOA. Tra i 64mila diplomati, figurano anche tre dei cinque militari che parteciparono allo stupro e assassinio nel Salvador di tre suore e una operatrice sociale statunitense, nel dicembre 1980.
Sono inoltre passati per quelle aule i dittatori Manuel Noriega, di Panama (1983-1989), Leopoldo Galtieri e Roberto Viola, membri delle giunte militari che governarono l’Argentina tra il 1976 e il 1983; Juan Velasco Alvarado, del Perù (1968-1975), Guillermo Rodríguez, Ecuador (1972-1976), e Hugo Banzer, Bolivia (1971-1978).
Per le sue proteste contro il permanere della Scuola delle Americhe, il sacerdote gesuita José Mulligan fu arrestato nel novembre 2003, accusato di aver “invaso” la base militare. È rimasto prigioniero in Georgia dal febbraio all’aprile del 2004.
Mulligan ci ha raccontato di aver partecipato a diverse iniziative di disobbedienza civile, che dal 1990 hanno richiamato 22mila manifestanti davanti al Whinsec, perché si sente responsabile come cittadino statunitense delle azioni del suo governo in America Latina.
Vogliamo “comunicare all’esercito e alla società statunitense che ci opponiamo al persistere degli addestramenti di militari che poi si trasformano in violazioni dei diritti umani”, ha ribadito il religioso.
Altri sei manifestanti che hanno partecipato alle proteste sono ancora detenuti negli Stati Uniti, con pene tra i due e i sei mesi di reclusione. Negli anni, centinaia di persone sono state arrestate con le stesse motivazioni.
L’attivista cileno Pablo Ruiz, membro dell’Osservatorio, ha dichiarato che bisogna “costruire un nuovo concetto di Forze Armate”, e ha protestato perché la presidente del Cile, la socialista Michelle Bachelet, “non ha ancora ritirato” le proprie unità da quel centro di addestramento “in quanto il potere dei militari è ancora molto forte”.
Secondo i dati dell’Osservatorio del 2008, la Colombia è in testa alla lista dei paesi che inviano più militari per l’addestramento al Whinsec, con 323 unità, seguito dal Cile con 195, Perù (134), Nicaragua (78), Repubblica Dominicana (65), Ecuador (62), Panama (50), Honduras (44), El Salvador (37), Guatemala (35), Costa Rica (22), Paraguay (15), Messico (13), Giamaica (10), Belize y Brasile (quattro) e Canada (due).
Gli attivisti dichiarano di aver visitato dal 2008 16 paesi latinoamericani, e di essersi incontrati con le rispettive autorità, riuscendo in alcuni casi ad ottenere l’impegno dei governi di interrompere la collaborazione militare.
Secondo Sullivan, nel Salvador si intravede una “apertura” rispetto a questa possibilità, dopo l’arrivo dell’FMLN al governo. Mary Anne Perrone, attivista dell’Osservatorio, ha assicurato che in un incontro con il vicepresidente eletto, Salvador Sánchez Cerén, questi avrebbe ammesso di non sapere dell’esistenza del Whinsec, e che avrebbe preso in seria considerazione l’informazione.
Il paese ha in programma di aumentare a 58 il numero di militari da inviare quest’anno a Fort Benning.
Una fonte vicina a Sánchez Cerén ci ha confermato che l’incontro si sarebbe effettivamente tenuto.
”È preoccupante: molte volte i governi non sono al corrente del fatto che i loro militari vengono addestrati nel Whinsec, visto che dal 2005 la scuola militare non rivela i nomi degli allievi, e nella maggior parte dei casi si tratta di inviti a titolo personale”, ha precisato la coordinatrice del SOA Watch.
”Crediamo sia importante rafforzare il concetto di sovranità in America Latina”, ha osservato Sullivan.

