ECONOMIA: Asia, i leader dell’UE discutono grandi riforme globali

PECHINO, 27 ottobre 2008 (IPS) – Una risposta coordinata alla crisi finanziaria globale: è quanto chiede la dichiarazione congiunta conclusiva del meeting tra i leader europei e asiatici tenutosi a Pechino. Ma ogni azione concreta sembrerebbe vincolata all’ingresso delle economie asiatiche emergenti nelle istituzioni internazionali, sede delle principali decisioni politiche.

Governo cinese Governo cinese

Governo cinese
Governo cinese

Sabato scorso, alla chiusura dell’incontro di ASEM, i leader presenti hanno sollecitato una “riforma efficace ed esaustiva del sistema monetario e finanziario internazionale”, mediante consultazioni con “tutti gli attori in gioco e con le principali istituzioni finanziarie internazionali”.

Nonostante gli scarsi particolari sulle possibili soluzioni alternative al sistema di Bretton Woods, che governa la finanza internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’incontro è stato definito un successo dai politici europei, poiché sarebbe servito a richiamare il sostegno dei paesi asiatici nel ridisegnare la struttura dell’economia globale.

”Il fatto che tutti i leader asiatici abbiano aderito tanto rapidamente ai principi da noi proposti all’incontro, dimostra che abbiamo buone probabilità di raggiungere un consenso”, ha detto ai media il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso.

Il presidente francese Nicholas Sarkozy – fautore di un piano per migliorare il capitalismo internazionale e introdurre nel sistema finanziario maggiori regole e una migliore gestione del rischio – ha definito il meeting molto “utile” per Asia e Europa, per fronteggiare insieme la crisi finanziaria globale e riunirsi intorno ad una causa comune.

”Abbiamo discusso quasi tutti i temi che preoccupano i due continenti, comprese le questioni più difficili”, ha dichiarato in conferenza stampa alla chiusura dell’incontro. Sarkozy intende presentare il suo piano in una conferenza internazionale a Washington che il presidente USA George W. Bush ha programmato per il 15 novembre.

La Cina ha confermato che parteciperà al meeting, ma ha ribadito che mantenere la stabilità della propria economia in rapida crescita sarà il suo maggior contributo alla lotta contro la crisi finanziaria. Osservando che il crollo finanziario globale ha avuto effetti limitati sulle banche cinesi, il premier Wen Jiabao ha suggerito che tutti i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, adottino delle “misure per stabilizzare i mercati e recuperare la fiducia dei cittadini”.

”L’innovazione finanziaria può aiutare lo sviluppo dell’economia, ma la supervisione finanziaria è ancora più importante per la sicurezza del sistema finanziario”; ha dichiarato questo week-end in conferenza stampa.

Gli editoriali della stampa di stato cinese, hanno elencato alcune domande concrete, in cambio di un maggior coinvolgimento della Cina nel piano di salvataggio finanziario. “Hanno chiesto la nostra partecipazione in quanto attori responsabili, ma noi dobbiamo garantirci i nostri diritti”, si leggeva lunedì sul 21st Century Business Herald.

”Vogliamo che gli Stati Uniti rinuncino al loro potere di veto nel Fondo monetario internazionale e che l’Europa rinunci in parte ai suoi diritti di voto per fare spazio ai paesi emergenti e in via di sviluppo”, diceva l’editoriale. “E vogliamo che l’America riduca le sue barriere protezionistiche consentendo un più facile accesso ai suoi mercati per i prodotti cinesi e di altri paesi in via di sviluppo”.

Il noto accademico cinese Lin Yifu, da poco eletto capo economista della Banca Mondiale, ha annunciato che Pechino manterrà un approccio cauto nel gestire la crisi finanziaria globale.

Intervenendo in un forum internazionale in occasione del trentesimo anniversario delle riforme dell’economia cinese, Lin ha affermato che la “ricetta” della Cina per il crollo finanziario sarà “stimolare la domanda nazionale”.

“Relativamente parlando, la Cina è un paese con scarsi fondi di capitale, e non è questo il momento per esportare tali fondi e versarli in un altro paese con abbondanza di capitale come gli USA”, ha detto Lin domenica scorsa alla stampa.

Più di 40 leader europei e asiatici erano presenti ai dibattiti del week-end a Pechino, incentrati sulla crisi finanziaria. I poteri asiatici hanno proposto il lancio di un fondo monetario regionale di crisi, per aiutare i paesi del continente a gestire meglio il caos finanziario globale.

Venerdì scorso, i membri dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean) insieme a Cina, Giappone e Corea del Sud hanno concordato l’istituzione di un fondo di 80 miliardi di dollari di “linee di credito” della banca centrale, per fornire liquidità d’emergenza ai paesi in difficoltà finanziarie. Il programma, che dovrebbe essere avviato a metà del 2009, andrebbe a sostituire l’attuale accordo di aiuti basato soprattutto su swap bilaterali, sottoscritto dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997 e noto come “Iniziativa di Chiang Mai”.

Il gruppo Asean comprende Filippine, Brunei, Birmania, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Singapore, Tailandia e Vietnam. Questi, insieme ai tre paesi del nordest asiatico, fanno parte del raggruppamento “Asean più Tre”.

Il piano per la creazione di un fondo valutario estero era stato concordato per la prima volta nel maggio 2006, ma i negoziati si sono arenati sul problema dei contributi da immettere per ciascun paese. Corea del Sud, Giappone e Cina avevano stabilito di contribuire per l’80 per cento del fondo totale, cioè per 64 miliardi di dollari, mentre le nazioni Asean si sarebbero divise i restanti 16 miliardi.

I paesi aderenti hanno ancora molti dettagli da chiarire: quale sarà il contributo specifico di Corea del Sud, Giappone e Cina; come opererà il fondo, e quanto denaro potrà essere assegnato ai paesi membri.

Ma proprio durante i colloqui a Pechino, la Corea del Sud è stata duramente colpita dalla tempesta finanziaria, e sono stati sollevati dubbi quanto alla sua effettiva partecipazione nel fondo. Dopo il nuovo grande crollo dei mercati azionari e valutari venerdì scorso, la banca centrale della Corea del Sud ha convocato oggi una riunione di emergenza per rivedere la sua politica monetaria.

Intanto, il presidente delle Filippine Gloria Macapagal-Arroyo ha chiesto alla Cina di prendere l’iniziativa e convincere gli altri paesi ricchi a contribuire di più al fondo.

”La Cina ha una tradizione, o un retroterra, come membro fortemente responsabile dell’ordine economico mondiale”, sembra abbia dichiarato. “Anche se è prematuro dire cosa dovrebbe fare la Cina… siamo fiduciosi che continuerà ad essere un membro responsabile nei confronti dei paesi vicini”.