NAZIONI UNITE, 9 ottobre 2008 (IPS) – Un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW) accusa il governo etiope della detenzione di almeno dieci vittime di trasferimenti segreti e illegali dall’inizio del 2007.
Secondo l’organizzazione umanitaria con sede a New York, l’anno scorso i detenuti erano stati interrogati da alcuni funzionari statunitensi.
“HRW chiede al governo etiope il rilascio immediato di tutti i prigionieri, o il loro processo per reati penali identificabili in un tribunale che rispetti gli standard processuali internazionali”, ha segnalato all’IPS Jennifer Daskal, legale di HRW.
Daskal è l’autrice del rapporto di 54 pagine pubblicato mercoledì scorso, in cui viene descritta la cattura e il trasferimento illegale di almeno 85 uomini, donne e bambini nel 2006 e 2007, che ha coinvolto forze di sicurezza e agenti dell’intelligence di Kenya, Etiopia e Stati Uniti.
Alla fine del 2006, centinaia di persone erano in fuga dalla Somalia, dopo lo scoppio delle forti violenze tra il Governo federale di transizione (GFT) – sostenuto dall’esercito etiope – e l’Unione delle Corti islamiche (UCI).
Sembra che le autorità del Kenya abbiano catturato più di 150 rifugiati lungo il confine somalo, accusandoli di legami con il gruppo terroristico islamico di al Qaeda.
Secondo HRW, il Kenya avrebbe detenuto prigionieri provenienti da oltre 18 paesi – come Usa, Gran Bretagna e Canada – per diverse settimane, senza nessuna accusa formale contro di loro.
Tra le persone detenute, Kamilya Mohamed Tuwein, una donna di 43 anni con tre figli proveniente da Dubai, che si era messa in viaggio per Nairobi. Il 10 gennaio 2007, la polizia keniana ha arrestato Tuwein insieme a due colleghi di lavoro.
“Abbiamo chiesto di parlare con le nostre ambasciate”, ha raccontato Tuwein a HRW. “Quando sarà il momento”, le è stato risposto. “Ad un certo punto, uno dei comandanti della polizia ci ha detto che se avessimo versato una tangente di 35mila scellini (500 dollari), ci avrebbero liberati”.
Tuwein non ha pagato, quindi è stata trasferita in Somalia e poi in Etiopia, senza che nessuno avesse comunicato né a lei né alla sua famiglia dove fossero diretti.
HRW segnala che almeno 85 persone avrebbero subito la stessa sorte tra il 20 gennaio e il 10 febbraio 2007 – tra cui 19 donne e 15 bambini. A luglio, i funzionari keniani hanno espulso altri tre uomini in Somalia, dove sono stati consegnati ai funzionari etiopi e poi trasferiti illegalmente in Etiopia.
Una delle persone arrestate nel gennaio 2007 è Ishmael Noor, un pastore etiope di 37 anni.
“Ci hanno legato le mani dietro la schiena con delle manette di plastica molto dolorose. Ci hanno tolto le scarpe e spinto dentro l’aereo. Ci hanno legato le gambe ed eravamo anche legati alle poltrone dell’aereo. Ho visto un uomo che veniva picchiato – i funzionari gli davano pugni e calci tenendolo fermo”, ha raccontato Noor a HRW.
I detenuti hanno riferito a HRW che in Etiopia sono stati “trattenuti per mesi senza alcuna accusa, e interrogati e torturati da alcuni uomini in uniformi militari etiopi”.
“Mi hanno pestato dalla testa ai piedi – ha ricordato Noor. Hanno usato il ramo di un albero come bastone, e anche il calcio della pistola. Se avessero pensato che fossi più forte, avrebbero mirato ai testicoli”.
All’inizio del 2007, gli agenti della CIA e dell’FBI hanno interrogato alcuni detenuti ad Addis Abeba, secondo le informazioni fornite da HRW e confermate da un funzionario del governo Usa.
“Il governo statunitense è complice in questo caso”, ha detto Daskal.
Quando gli interrogatori Usa si sono conclusi nel maggio 2007, il governo etiope ha rilasciato quasi tutti i prigionieri, riconoscendo di aver tenuto in custodia almeno 41 individui che erano stati trasferiti dal Kenya. HRW ritiene tuttavia che si trattasse in realtà di circa 85 persone.
Secondo HRW, nove cittadini keniani e un etiope-canadese sarebbero ancora detenuti, mentre non si conoscono le sorti di 22 somali, etiopi, eritrei e keniani trasferiti illegalmente in Somalia all’inizio del 2007.
Attraverso i trasferimenti sistematici, Etiopia, Kenya e Somalia hanno violato diversi diritti umani fondamentali garantiti dal diritto internazionale, spiega HRW. Anche le forze di sicurezza etiopi sono sospettate di torture e maltrattamenti nei confronti dei loro prigionieri.
Appoggiate dagli Stati Uniti, le forze militari etiopi hanno invaso la Somalia per la prima volta nel luglio 2006, in supporto del Governo di transizione federale nel conflitto contro l’Unione delle corti islamiche.
All’inizio di quello stesso anno, l’UCI aveva occupato la capitale somala Mogadiscio e vaste aree del paese – aiutata dall’Eritrea, storica nemica dell’Etiopia. L’Etiopia temeva anche che l’Unione delle corti islamiche e l’Eritrea appoggiassero i gruppi ribelli etiopi in Somalia.
Il 29 dicembre – nove giorni dopo lo scoppio di pesanti combattimenti – il GFT e le truppe etiopi presero il controllo di Mogadiscio, riuscendo a cacciare l’UCI dalla città. Gli scontri hanno prodotto ondate di profughi.
Il sostegno statunitense all’Etiopia è stato uno dei punti chiave della “guerra al terrore” dell’amministrazione di George W. Bush nella regione del Corno d’Africa, dove l’UCI era accusata di aiutare i gruppi di militanti islamici e di tenere nascosti i membri di al Qaeda responsabili del bombardamento del 1998 contro l’ambasciata Usa in Kenya e Tanzania.
Riferendosi alle tattiche dell’amministrazione Bush, finite nel mirino dei gruppi di difesa dei diritti umani nel mondo, Daskal ha dichiarato: “Fin troppe volte, negli ultimi sette anni, i diritti umani e il rispetto della legge sono stati ignorati”.

