NAZIONI UNITE, 7 ottobre 2008 (IPS) – Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi condanna il governo israeliano per gli atteggiamenti repressivi nei confronti dei giornalisti impegnati a documentare l’occupazione militare.

Mohammed Omer
Il rapporto di 20 pagine, che verrà presentato alla 63ima sessione dell’Assemblea generale attualmente in corso, denuncia i maltrattamenti subiti dal giornalista palestinese Mohammed Omer, che è stato denudato, interrogato, picchiato e preso a calci al suo rientro a casa nei territori occupati di Gaza lo scorso giugno, dopo un viaggio in Europa per ritirare un premio alla carriera.
Collaboratore dell’agenzia stampa Inter Press Service (IPS), Omer, 24 anni, ha vinto il Premio giornalistico Martha Gellhorn per il suo “coraggio e l'abilità nel documentare la realtà delle zone di guerra”.
Il rapporto dell’Onu, redatto da Richard Falk, special rapporteur sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, dichiara che Omer è sicuro che il brutale assalto contro di lui sia stato operato da alcuni membri dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano.
Gli agenti della sicurezza “sapevano bene che aveva ricevuto il Premio Gellhorn mentre era all’estero, e volevano confiscargli il denaro del premio; ma sono rimasti delusi perché era stato versato in un conto bancario e non l’aveva con sé”.
Quando era partito da Gaza per andare a ritirare il premio in Europa, gli avevano garantito che al suo rientro avrebbe avuto come scorta un diplomatico olandese.
Ma la scorta è arrivata troppo tardi al confine di Allenby, dove Omer è stato interrogato e malmenato fino a perdere coscienza.
Secondo la sua testimonianza, Omer è stato costretto a spogliarsi da un funzionario israeliano che indossava un’uniforme di polizia. È stato immobilizzato a terra con uno stivale sul collo, ha raccontato, è svenuto durante l’interrogatorio e ha ripreso coscienza mentre qualcuno gli stava sollevando le palpebre con la forza. È stato poi trascinato per i piedi da alcuni funzionari dello Shin Bet.
Infine, è stato portato in ambulanza dal confine di Allenby all’ospedale di Gerico nel territorio palestinese della West Bank. Da qui, dopo alcune ore, è stato trasferito a Gaza.
Un comunicato dell’Ufficio stampa governativo israeliano (GPO) nega la versione di Omer circa gli abusi fisici subiti mentre era sotto la custodia degli israeliani. “Contrariamente alle sue dichiarazioni, in nessun momento il querelante ha subito abusi, né fisici né psicologici”.
Ma un rapporto dell’ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese segnala: “Si osservano segni di dita sul collo e sul petto”. E un referto dell'European Hospital di Gaza del Ministero della Sanità dell'Autorità nazionale palestinese, dopo la visita a Omer, riferisce: “Si sono riscontrate ecchimosi (emorragie sottocutanee, tipicamente provocate da contusioni) nella zona superiore della parete toracica”.
Dopo l’aggressione, alcuni gruppi internazionali per la libertà di stampa come la Commissione per la tutela dei giornalisti e Reporters Without Borders hanno chiesto un’indagine immediata e pubblica sul trattamento subito da Omer.
Con una comunicazione privata, l’ambasciatore olandese a Ginevra ha assicurato a Falk che la vicenda era stata presa “molto seriamente”, e che erano state chieste spiegazioni al governo di Israele.
Ma al momento della redazione del rapporto Onu, non era ancora stata data nessuna risposta.
Falk ha commentato che lo sfortunato episodio “non può essere sminuito come un incidente o un’anomalia che riguarda alcuni membri insubordinati della sicurezza israeliana”. ”Il trattamento di Omer sembra piuttosto motivato dalla rabbia israeliana per il riconoscimento internazionale al suo giornalismo, che racconta l’occupazione di Gaza, alla sua volontà di riferire questi fatti al mondo, e alla sua dedizione nel testimoniare gli eccessi dell’occupazione”.
Falk sottolinea poi che tutti i palestinesi sono soggetti a maltrattamenti e abusi arbitrari presso il confine e i checkpoint militari, “anche se l’ostilità nei confronti dei giornalisti sembra particolarmente drastica”.
Durante il suo soggiorno in Europa, Omer aveva anche parlato davanti a parlamentari europei, denunciando le sofferenze di Gaza provocate dall’assedio israeliano, dai blocchi e dalle carenze di combustibile e cibo. ”È da notare”, ha dichiarato Falk, “che Omer non è stato accusato di nessun reato, né portava con sé materiale vietato”. Il suo trattamento, così come viene descritto, sembra costituire una flagrante violazione dell’articolo 3(1)(a)(c) della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta gli “oltraggi alla dignità della persona, specialmente i trattamenti umilianti e degradanti” degli individui sotto occupazione militare.
Nadia Hijab, dell’Institute for Palestine Studies di Washington, ha commentato all’IPS che: “Richard Falk ha assolutamente ragione”.
Altri giornalisti sono stati uccisi o feriti per mano delle forze di sicurezza israeliane, ha proseguito, anche se loro e i loro veicoli erano muniti del chiaro contrassegno “stampa”.
Ma l’aggressione israeliana contro Mohammed Omer contiene diversi aspetti inquietanti, ha affermato.
”Aveva appena partecipato ad un importante ciclo di conferenze in Europa e ricevuto un riconoscimento prestigioso, e avrebbe dovuto incontrarsi con alcuni diplomatici europei per tornare a casa”, ha osservato.
Con il suo comportamento, ha spiegato Hijab, Israele voleva far passare il messaggio che nessun palestinese, che sia giornalista o altro, è al sicuro, e che neanche i diplomatici europei sono ben visti da Israele.
”È un messaggio molto inquietante per un popolo indifeso”, ha aggiunto. Nel suo rapporto, Falk sostiene anche che sebbene abbia coinvolto un solo individuo, l’episodio produce inevitabilmente “un effetto agghiacciante, e sembra far parte di un più ampio metodo di ingerenza punitiva israeliana nei confronti del giornalismo indipendente che documenta l’occupazione”.
Falk osserva che le Nazioni Unite hanno una “evidente responsabilità e un preciso obbligo di tutelare il giornalismo indipendente, soprattutto nelle zone di guerra e nelle aree sotto occupazione, come parte del loro impegno verso i diritti umani e il diritto internazionale”.
Alla domanda se le Nazioni Unite stiano facendo abbastanza per proteggere i giornalisti che testimoniano la realtà dei territori occupati, Hijab ha risposto all’IPS: “Le Nazioni Unite non sono attrezzate per tutelare i giornalisti che si occupano dei territori occupati, così come non sono attrezzate per proteggere i civili”.
“L’unica tutela possibile – ha aggiunto – sarebbe che gli Stati Uniti e/o l’Europa dicano molto chiaramente ad Israele che non intendono passare sopra alle sue violazioni del diritto internazionale”.

