NAZIONI UNITE, 4 agosto 2008 (IPS) – Mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU discuteva la stesura di una nuova risoluzione per estendere di un anno la presenza delle forze di pace in Darfur e Sudan, una coalizione di gruppi per i diritti umani e di ONG ha criticato l’organo mondiale e la comunità internazionale per non aver garantito neanche l’equipaggiamento di base a sostegno della missione.

Membri nigeriani del contingente UNAMI di pattuglia a Regel El-Kubri, Sudan, 16 marzo 2008.
UN Photo/Stuart Price
Le trattative sulla risoluzione sono proseguite giovedì mentre i diplomatici valutavano l’ipotesi di rinviare l’eventuale incriminazione del presidente sudanese Omar Hassan Ahmad Al-Bashir davanti al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja (TPI), dopo che il procuratore generale aveva presentato a luglio alcune prove del ruolo avuto nei crimini di guerra e nel genocidio in Darfur.
“E' un riflesso della mancata volontà politica del consiglio su tutto ciò che riguarda il Darfur e il Sudan”, afferma Amjad Atallah, direttore generale dell’avvocatura per la politica internazionale della Save Darfur Coalition, che in settimana ha diffuso un rapporto sulle persistenti difficoltà logistiche della missione ONU in questa tormentata regione.
Un anno fa, il Consiglio di Sicurezza votava all’unanimità l’invio dei caschi blu sotto l’egida di una missione congiunta ONU-Unione Africana in Darfur (UNAMID) per proteggere le popolazioni civili. Il voto, arrivato dopo un negoziato con il governo sudanese, aveva suscitato speranze che dopo quattro anni di stragi e deportazioni, la comunità internazionale sarebbe finalmente stata all’altezza della sua responsabilità per proteggere milioni di abitanti del Darfur sfollati dal conflitto.
Eppure, al giugno di quest’anno, le truppe dell’UNAMID ammontavano ancora a 11.359 effettivi, un numero nettamente inferiore ai 26mila operativi previsti. Dei 18 elicotteri da trasporto richiesti, neanche uno è stato ancora offerto dagli stati membri dell’ONU. E questo, a fronte di circa 350 elicotteri di questo tipo attualmente impiegati in Iraq, dicono gli attivisti.
Il rapporto, intitolato “Affossata: Il tradimento dell’UNAMID da parte della comunità internazionale”, evidenzia come la mancata fornitura di elicotteri da parte dei paesi che contribuiscono alla forza di pace impedisca all’UNAMID di aumentare la mobilità e la vigilanza. Espone per la prima volta quali stati hanno gli elicotteri necessari e valuta quanti di essi sono disponibili per lo spiegamento in Darfur.
Il rapporto individua numerosi di paesi – tra cui Repubblica Ceca, India, Italia, Romania, Spagna e Ucraina – dotati di elicotteri in possesso delle caratteristiche necessarie e non impegnati in missioni altrove. Molti di questi elicotteri sono fermi ad accumulare polvere negli hangar mentre potrebbero essere utilizzati per salvare vite umane in Darfur, accusa il rapporto.
Thomas Withington, esperto di aviazione internazionale e autore del rapporto, ha detto in una teleconferenza stampa mercoledì scorso che gli elicotteri rappresentano un concetto semplice ed essenziale: mobilità. “Cioè un modo per rispondere tempestivamente agli incidenti che si verificano nella regione del Darfur, in modo che le truppe siano in grado di reagire prontamente alle situazioni che si creano”, ha affermato. La regione del Darfur sudanese copre un’area di circa 493180 chilometri quadrati, pressappoco la dimensione della Francia.
“Sta diventando molto difficile aiutare sul terreno le popolazioni del Darfur, perché subiscono attacchi continui”, ha spiegato.
Withington sostiene che gli elicotteri siano importanti anche per l’evacuazione delle vittime. “Chi ha dimestichezza con le operazioni in Iraq e Afghanistan sa che la vita di soldati e civili e le probabilità di sopravvivere alle ferite aumentano radicalmente [con la disponibilità di elicotteri]”, ha affermato.
Dall’inizio del conflitto, nel febbraio 2003, l’ONU stima che almeno 400mila persone siano rimaste uccise e 2,5 milioni cacciati via dalle proprie abitazioni. Interi villaggi sono stati distrutti, migliaia di donne e bambine violentate.
“Gli stati membri del Consiglio di Sicurezza, e soprattutto i 5 permanenti (Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e USA) hanno autorizzato le indagini del TPI sui massacri in Sudan, hanno autorizzato la forza di protezione congiunta, hanno autorizzato l’ambasciatore Salim a varare un processo di pace che si sarebbe concluso con un accordo per il Sudan”, afferma Atallah.
“In ogni caso, però, di fronte alla richiesta di maggior impegno per il supporto logistico non c’è stata risposta, e la mancata fornitura di elicotteri ha delle conseguenze dirette per le persone sul terreno e per le forze di pace”, continua.
“Ormai sono sette mesi che la forza è operativa”, afferma. “E non sono mai stati trasferiti o forniti elicotteri da carico, per cui i caschi blu non sono in grado di spostarsi, affrontare le aggressioni e persino difendersi”, aggiunge Atallah.
“Dal primo gennaio, secondo il segretario generale, 190mila abitanti del Darfur sono stati sfollati, e nove persone hanno perso la vita. Dal punto di vista della coalizione, è scandaloso che i membri del Consiglio di Sicurezza inviino truppe in una zona di conflitto senza il minimo dell’equipaggiamento necessario a proteggersi”.
Il rapporto individua più di 20 paesi con velivoli in eccedenza che si potrebbero mettere a disposizione della missione, ed evidenzia come gli stati membri della NATO, da soli, potrebbero fornire nel complesso 104 elicotteri di questo tipo, quasi sei volte il numero necessario. “Esorto i governi europei e gli Stati Uniti a farsi avanti e dire al mondo cosa hanno a disposizione e cosa possono mettere a disposizione”, ha detto Withington.
Sull’International Herald Tribune di mercoledì, Salim Salim, ex primo ministro della Tanzania e, fino a poco tempo fa, mediatore dell’Unione Africana per il Darfur, ha scritto: “Se la comunità internazionale ha seriamente intenzione di adempiere le proprie responsabilità per proteggere i civili del Darfur, può iniziare fornendo i mezzi fondamentali di cui l’UNAMID ha urgente bisogno”:
“Un supporto di questo tipo avrebbe potuto salvare alcuni dei caschi blu morti in questo mese mentre tentavano valorosamente di proteggere i civili. Il minimo che possiamo fare in loro memoria è garantire che altri civili o soldati non perdano la vita a causa della mancanza di risorse”, ha scritto.

