TOYAKO, 9 luglio 2008 (IPS) – Il Gruppo degli Otto (G8) continuerà ad essere un club esclusivo dei maggiori paesi industrializzati almeno per un altro anno. Resta la domanda se al summit del prossimo anno in Italia si deciderà per una sua espansione, che includa Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa.
Questo è ciò che emerso martedì nella seconda giornata degli incontri al vertice del G8 a Tokayo, nell’isola settentrionale giapponese di Hokkaido.
Secondo un alto funzionario del ministero degli Esteri giapponese, l’espansione del G8 non era tra i punti in agenda al vertice. Un “partecipante al summit” avrebbe sollevato la questione, e dopo un breve dibattito è emerso che la maggioranza non sembra intenzionata a modificare il G8 nel suo aspetto attuale.
Tra le motivazioni, il G8 non sarebbe un raggruppamento di nazioni che condividono valori comuni, come ha riferito all’IPS il portavoce del ministero degli Esteri giapponese Kazuo Kodama. Ed è stato anche detto che un allargamento del G8 avrebbe ripercussioni negative sulla qualità dei dibattiti.
Kodama non ha voluto rivelare quale paese nello specifico avrebbe avviato il dibattito sulla possibile espansione del G8. Ma la proposta potrebbe essere stata avanzata dal presidente francese Nicolas Sarkozy, o del primo ministro britannico Gordon Brown, entrambi noti per sostenere l’allargamento del vertice.
L’attuale struttura ricorda la situazione economica mondiale degli anni ’70, quando il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing costituì il primo summit economico, nel 1975.
Allora sei paesi erano presenti all’incontro: Francia, Germania occidentale, Italia, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti. In agenda, la crisi monetaria internazionale e la crisi petrolifera. I leader dichiararono di essere “decisi a vincere la forte disoccupazione, la continua inflazione e i gravi problemi energetici”. L’impennata nei prezzi dell’energia è un tema centrale anche dell’attuale vertice G8 in Giappone.
Sebbene la maggioranza dei membri del G8 voglia restare un club esclusivo, c’è consenso sull’importanza cruciale del dialogo con alcuni dei principali paesi esterni al G8.
Il summit di Hokkaido Tokayo del 7-9 luglio ha visto una larga partecipazione: 14 capi di stato e di governo, Commissione dell’Unione europea e Commissione dell’Unione africana, oltre al segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon e al presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. Ma l’allargamento non è visto come l’unica alternativa. Tra le idee accennate, cambiare l’attuale aspetto del G8 orientandosi su round di dibattiti a tema due o tre giorni prima dell’Assemblea generale dell’Onu a settembre. “Summit” che verrebbero organizzati da diversi gruppi di stati una o due volte l’anno.
Il dibattito sull’espansione del G8 è poi coinciso con un confronto sull’economia mondiale. Il documento approvato martedì mostra che nonostante il loro dominio sull’economia globale, i paesi del G8 sembrano dare segni di agitazione di fronte alla forte crescita delle economie emergenti. “Le economie di mercato emergenti continuano a crescere in modo sostenuto mentre la nostra crescita è modesta”, dice il testo.
Al tempo stesso l’impennata nei prezzi dei prodotti – prosegue -, in particolare di cibo e petrolio, pone una seria sfida ad una crescita stabile in tutto il mondo, ha gravi implicazioni sui più vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, e aumenta la pressione inflazionistica globale.
I paesi del G8 hanno deciso di promuovere “un tenue aggiustamento degli squilibri globali attraverso una saggia gestione macroeconomica e politiche strutturali sia nei nostri paesi, che nelle economie emergenti e nei paesi produttori di petrolio”. Un’economia di mercato emergente, o in via di sviluppo (EME), è un’economia a basso o medio reddito pro capite. Questi paesi – che includono Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa – rappresentano circa l’80 per cento della popolazione mondiale e il 20 per cento dell’economia globale.
Il G8 vorrebbe che le EME con forti e crescenti surplus finanziari adeguino i loro tassi di cambio estero a quelli delle nazioni industrializzate. In cambio, dicono, si occuperanno delle diverse sfide politiche, economiche e sociali per estendere i benefici della globalizzazione a tutti.

