ZIMBABWE: Le sanzioni rischiano di compromettere la mediazione

NAZIONI UNITE, 10 luglio 2008 (IPS) – Gli sforzi americani ed europei per raggiungere l’unanimità tra i 15 paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu – su una risoluzione che preveda sanzioni contro il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e i suoi collaboratori – si sono scontrati con l’opposizione dei leader africani, secondo cui questo non farà altro che inasprire le tensioni locali e nei paesi vicini.

UN Photo/Paulo Filgueiras UN Photo/Paulo Filgueiras

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“Non c’è nessuna unanimità nel Consiglio su questo punto”, ha ammesso l’ambasciatore britannico John Sawers dopo l’incontro del Consiglio di sicurezza in Zimbabwe martedì scorso. “La mia delegazione appoggia questa risoluzione e vuole vederla adottata al più presto”.

“La dichiarazione diffusa martedì dal G8 dice chiaramente di deplorare le violenze cui si è assistito e di sostenere la mediazione già avviata, ma che dovrebbe essere rinforzata da un inviato dell’Onu”, ha aggiunto, riferendosi al Gruppo degli Otto paesi più industrializzati, che si sono incontrati questa settimana in Giappone.

Il Consiglio di sicurezza dovrebbe votare questa settimana la risoluzione avallata dall’Onu. L’ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert ha riferito ai giornalisti martedì che i sostenitori della risoluzione si erano assicurati nove voti, ma non quello della Russia, che ha potere di veto al Consiglio e il cui ambasciatore ha espresso riserve sulla bozza.

Il partito all’opposizione in Zimbabwe, il Movimento per il cambiamento democratico, al ballottaggio presidenziale di marzo aveva ottenuto più voti del ZANU-PF di Mugabe, ma senza raggiungere la maggioranza netta. Il suo leader, Morgan Tsvangirai, si era ritirato dalla sfida pochi giorni prima, lamentando diffuse violenze contro i suoi sostenitori. Mugabe dice adesso di avere riscosso l’85 per cento dei voti alle elezioni finali del 27 giugno.

Secondo l’ambasciatore del Sud Africa Dumisani Kumalo, il Consiglio di sicurezza dovrebbe sostenere gli attuali sforzi di mediazione in vista di una soluzione politica. ”L’Unione africana ha detto categoricamente di non avere bisogno delle sanzioni contro lo Zimbabwe. Questo è il messaggio trasmesso ai leader del G8 da diversi capi di stato, tra cui il presidente dell’Unione africana, che si trovavano a Tokyo”, ha segnalato. “Noi diciamo di non adottare misure che non farebbero altro che complicare la situazione e letteralmente fare a pezzi il paese”.

Secondo Kumalo, si pongono diversi problemi rispetto alle sanzioni proposte, che comporterebbero un embargo sulle armi e un congelamento dei beni personali di Mugabe e di altri 11 alti funzionari di governo.

“Prima di tutto, secondo questa risoluzione, la situazione in Zimbabwe costituirebbe una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali, ma l’Unione africana non la pensa così; i capi di stato presenti a Tokyo non lo credono, e i paesi vicini non lo credono”, ha detto.

“Secondo, questa risoluzione è prevista dal capitolo Sette [della Carta dell’Onu]… Dice di voler autenticare il voto della prima tornata [vinta da Tsvangirai]”, ha detto Kumalo. “Se adesso il Consiglio di sicurezza vuole venire qua e mettersi a certificare parte delle elezioni, fin dove arriveremo?”.

Kumalo ha poi criticato l’approccio dei paesi europei sulla crisi in Zimbabwe, che giudica non imparziale. “L’Unione europea, attraverso il suo presidente, ha detto apertamente che vuole vedere il leader dell’opposizione diventare presidente del paese. Ora, facendo così si crea un problema, perché noi vogliamo che sia il popolo dello Zimbabwe ad eleggere il presidente mediante elezioni libere e giuste, senza violenze e intimidazioni”.

“Al Sud Africa è stato chiesto di favorire la mediazione del gruppo regionale insieme all’Angola; entrambi riferiamo all’Unione africana, che a sua volta riferisce all’Onu”, ha affermato Kumalo. “Gli europei stanno insinuando che avremmo bisogno di un nuovo negoziatore, che verrebbe qui ad imporre un candidato al popolo. Così non si fa altro che creare problemi. Noi siamo vicini e sappiamo con chi abbiamo a che fare”. Ma secondo l’ambasciatore Usa Zalmay Khalilzad, lo scopo delle sanzioni sarebbe di fare pressione su “chi ha le carte in mano… chi dovrebbe cambiare il proprio atteggiamento perché si vedano dei progressi, e questi sono i 12 individui contro cui le sanzioni sarebbero rivolte”.

Questa settimana, secondo Khalilzad, si dovrebbe votare la risoluzione. “Noi difendiamo la mediazione, ma la mediazione come è stata condotta finora non è stata efficace. È andata avanti troppo a lungo, e quindi per renderla più efficace stiamo pensando a nuovi elementi rispetto al maggiore ruolo di sostegno dell’Onu, e per questo diciamo che il segretario generale dovrebbe nominare qualcuno”.

La vice segretario generale Asha-Rose Migiro ha riferito il messaggio del segretario generale il quale ritiene la crisi in Zimbabwe un “momento di verità” per la democrazia nel continente.

”La questione dello Zimbabwe rappresenta una sfida per il mondo intero. Quando le elezioni si svolgono in un clima di paura e violenza, il loro esito non può avere una legittimità che non sia costruita sul volere del popolo”, ha detto Migiro al termine dell’incontro del Consiglio di sicurezza.

Ha poi aggiunto che la decisione di imporre o meno delle sanzioni sta agli Stati membri dell’Onu.

“Riguardo alla proposta di un maggiore coinvolgimento dell’Onu, con un inviato di alto livello che favorisca il processo di mediazione”, ha aggiunto Migiro”, “il tema è stato discusso, e il segretario generale sarà aperto a ogni suggerimento che possa portare ad una soluzione della crisi”.

*Con il contributo di Katie Vandever alle Nazioni Unite