MEDIO ORIENTE: La guerra entra nelle scuole

GAZA, 6 febbraio 2007 (IPS) – Le Nazioni Unite hanno sospeso a tempo indeterminato le lezioni delle scuole elementari per decine di migliaia di bambini della città di Gaza, dopo un week-end di violenze settarie senza precedenti che ha trasformato questa enclave isolata in una zona di guerra, provocando almeno 27 morti e 250 feriti.

John Ging, a capo delle operazioni dell’UNRWA (Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East, l’agenzia Onu che si occupa degli aiuti ai palestinesi), ha detto “cerchiamo di bilanciare il rischio di violenze contro bambini e genitori da una parte, e la necessità che questi ragazzi ricevano un’educazione, dall’altra”.

”L’intensità dei combattimenti era tale che non avevamo altra scelta”, ha detto Ging ai giornalisti a Gaza.

La sospensione dei corsi nella città di Gaza riguarda decine di scuole gestite dall'Onu, molte delle quali situate nelle immediate vicinanze delle zone di conflitto.

La maggioranza degli studenti di Gaza segue il sistema scolastico delle Nazioni Unite.

Anche se le lezioni sono state interrotte in molte occasioni a seguito delle operazioni dell’esercito israeliano a Gaza, in particolare dopo la rivolta palestinese cominciata nel settembre 2000, l’Onu ha detto all’IPS che questa è la prima sospensione ufficiale dovuta a scontri interni.

L’interruzione delle lezioni verrà rivalutata giorno per giorno, dicono all’Onu, ma la situazione è resa più grave dalla natura dei combattimenti, spesso caotici e imprevedibili, con conflitti a fuoco che scoppiano in strade affollate senza preavviso.

”Non possiamo lasciare al caso la vita dei bambini”, ha detto all’IPS il portavoce dell’UNRWA Adnan Abu Hasna.

In tutta la città di Gaza sono stati improvvisati blocchi stradali controllati da militanti armati, e i fortini di sacchi di sabbia si sono moltiplicati agli angoli delle strade.

Aspre sparatorie, attacchi con granate e mortai hanno praticamente trasformato questa fascia costiera in una città fantasma.

Mercati un tempo vivaci sono ora deserti, e i negozi hanno le saracinesche abbassate. La popolazione di Gaza vive sostanzialmente confinata dentro casa. Il sabato sera, in tutta la città si sentono gli spari, nonostante il tentato coprifuoco.

Negli ultimi quindici giorni, sono falliti altri nove accordi sul coprifuoco.

E da dicembre si è assistito a un’escalation nei combattimenti tra le milizie del governo di Hamas e le forze di sicurezza sostenute dagli Usa, fedeli al presidente di Fatah Mahmoud Abbas.

Sei agenzie dell’Onu attive nella striscia di Gaza hanno diffuso una dichiarazione domenica scorsa, avvertendo che lo stato della sicurezza starebbe mettendo profondamente a repentaglio la consegna degli aiuti di base, e che le “implicazioni per una popolazione che sta affrontando estreme sofferenze sono molto serie”.

Almeno 1,1 su 1,5 milioni di abitanti di Gaza ricevono aiuti dall’Onu. Quasi tutti i residenti di Gaza sono rifugiati regolari, fuggiti dalle loro case nei territori in cui oggi c’è Israele, tra il 1947 e il 1948.

Le agenzie, tra cui UNRWA, UNDP e UNICEF, hanno anche condannato “duramente” l’uccisione di civili.

Tra le persone rimaste uccise nelle sparatorie degli ultimi tre giorni figurano quattro bambini.

Venerdì scorso, Wasi Kurdish, vent'anni, è stato colpito al petto e ucciso da una pallottola mentre guardava la televisione in casa sua.

”Stavamo avvertendo da tempo che la situazione (a Gaza) sarebbe sfociata in un’esplosione sociale – e ora è successo”, ha detto Ging.

I combattimenti sono divampati tra le due principali fazioni palestinesi subito dopo la minaccia del presidente di Fatah Abbas di indire elezioni anticipate, alla fine dello scorso anno, per sbloccare l’impasse nei negoziati su un governo di unità nazionale.

L’obiettivo di un governo di unità nazionale è porre fine al regime di sanzioni internazionali imposto al governo palestinese guidato dal movimento islamico di Hamas, che ha vinto le elezioni parlamentari nel gennaio 2006.

Il regime di sanzioni ha portato a scioperi prolungati in tutti i settori della società palestinese, riducendo notevolmente le risorse interne al sistema educativo, secondo il capo del principale sindacato degli insegnanti di Gaza.

Jamil Shehadeh, segretario generale del sindacato degli insegnanti palestinesi, ha dichiarato che a causa degli scioperi, in questo anno scolastico sono saltati 72 giorni di lezione, e il secondo semestre è appena cominciato.

Gli insegnanti delle scuole dell’Autorità palestinese hanno ricevuto lo stipendio – di circa 350 dollari al mese – solo per tre mesi sui complessivi 11 di scuola.

”La situazione è insostenibile. Abbiamo una responsabilità verso gli studenti, ed è necessaria una soluzione”, ha detto Shehadeh all’IPS. Secondo Fatma Shaheen, insegnante di arabo del terzo anno, gli scontri avrebbero minato in modo significativo la capacità degli studenti di apprendere, non solo per i giorni di lezione persi.

”I ragazzi sono traumatizzati e hanno paura di venire a scuola – e quando sono qui, hanno paura di uscire di nuovo”.

Shaheen sostiene che le violenze settarie non possono essere separate da quelle avvenute nei 40 anni di occupazione israeliana di Gaza, e i bambini rivivono le esperienze terribili degli ultimi sette anni di rivolta palestinese.

”I bambini si nascondono sotto i banchi quando sentono gli spari”, ha raccontato, e ha aggiunto che il problema di bagnare il letto è una delle conseguenze delle costanti paure e violenze che sono una parte ineluttabile dell’infanzia nella striscia di Gaza.

Invece delle esercitazioni anti-incendio, nelle scuole elementari dei territori palestinesi gli alunni praticano costantemente le “esercitazioni anti-blindato”, nascondendosi sotto i banchi ad ogni raid israeliano.

Molti bambini sono stati uccisi e feriti dai cecchini dell’esercito israeliano mentre erano seduti in classe nelle scuole dell’Onu nei territori palestinesi, soprattutto a Gaza, dove 1,5 milioni di persone vivono in una situazione tra le più densamente popolate al mondo.

Di fronte alle lotte interne, alle sanzioni e all’occupazione israeliana, Shaheen ha riportato il sentimento più diffuso per le strade di Gaza: “È solo un teatro di morte, diretto dagli israeliani. L’unico a beneficiare di questo conflitto è Israele, e tutti quelli coinvolti negli scontri sono semplici collaboratori”.