SFIDE 2006-2007: Il Libano distrutto, alla disperata ricerca del cambiamento

BEIRUT, 5 gennaio 2007 (IPS) – La guerra durata 34 giorni tra Israele e Hezbollah ha lasciato il Libano seriamente danneggiato e politicamente destabilizzato, e all’alba del nuovo anno le speranze per un futuro migliore si indeboliscono.

Prima del 12 luglio di quest’anno, allo scoppio della guerra, molti dei quattro milioni di abitanti di questo paese a nord di Israele pensavano di eliminare definitivamente gli ultimi frammenti della guerra civile che ha stritolato il paese tra il 1975 e il 1990. Quella guerra civile era stata combattuta tra gruppi di estremisti islamici e cristiani. Oggi i musulmani in Libano sono circa il 60 per cento.

Negli anni della ripresa dalla guerra civile, il turismo era decollato, gli affari miglioravano, le truppe siriane di occupazione avevano lasciato il paese – anche se solo dopo l’uccisione dell’ex Primo Ministro Rafiq Hariri, il 14 febbraio dello scorso anno – e sembrava finalmente possibile sperare in un Libano unito.

Tutto è improvvisamente mutato quest’estate, dopo un raid paramilitare di Hezbollah vicino al confine di Israele, nel quale due soldati israeliani sono stati catturati e altri tre uccisi. L’attacco è stato simile ad altri avvenuti lungo il confine incandescente tra i due paesi, ma questo ha scatenato la devastante risposta dall’esercito israeliano.

Meno di 24 ore dopo la cattura dei soldati israeliani, l’esercito di Israele ha bombardato l’aeroporto internazionale di Beirut Rafik Hariri, imponendo un blocco aero e navale punitivo e dando il via a massicci bombardamenti aerei sulla maggior parte del paese.

All’inizio della guerra, il capo di Stato Maggiore di Israele Dan Halutz aveva dichiarato alla stampa: “Se i soldati non saranno riconsegnati, riporteremo il Libano indietro di 20 anni”. Halutz ha mantenuto la promessa.

Il piano del leader di Hezbollah, Sayed Hassan Nasralla, era di utilizzare i soldati israeliani catturati come merce di scambio per la libertà delle migliaia di prigionieri libanesi e palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane. Ma il Primo Ministro di Israele, Ehud Olmert, ha definito il raid di Hezbollah un “atto di guerra”, e ha risposto con un attacco a tutto campo sulle postazioni di Hezbollah, distruggendo gran parte della capitale Beirut e di altre città.

Il 14 agosto, al momento del cessate il fuoco, erano già stati assassinati 1.200 civili libanesi e altri 4.500 feriti, ed erano stati uccisi circa 250 miliziani di Hezbollah. Un terzo dei civili libanesi ammazzati erano bambini sotto i 13 anni. Le perdite di Israele sono state di 43 civili uccisi e altri 1.350 feriti, mentre l’esercito israeliano ha avuto 119 soldati uccisi e oltre 400 feriti.

Più di un milione di libanesi e circa 300.000 israeliani sono stati sfollati dalle loro abitazioni. Della vita normale non c'è più traccia in tutto il Libano e nell’Israele del nord. La guerra si è prolungata con l’appoggio diplomatico garantito a Israele da Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo un sondaggio condotto in due delle settimane di guerra, solo l’8 per cento dei libanesi sentivano di essere aiutati dagli Usa, e l’87 per cento dichiarava di sostenere gli Hezbollah.

Quando il cessate il fuoco negoziato dall’Onu è diventato effettivo – intervento con il quale l’8 settembre Israele interrompeva finalmente il blocco navale verso il Libano – la maggior parte delle infrastrutture civili del paese erano oramai a pezzi.

Erano stati distrutti circa 70 ponti e 94 strade, insieme a tutti i porti più importanti, e – secondo l’Onu e il governo libanese – i bombardamenti avevano demolito impianti per l’energia elettrica, 20 stazioni di servizio, 350 scuole, industrie alimentari, dighe, chiese, moschee, ospedali, ambulanze e una base Onu,.

Si contano oltre 12.000 incursioni aeree dell’aviazione israeliana, pare che la marina di Israele abbia esploso 2.500 ordigni, e che l’esercito ne abbia sparati più di 100.000. Il 26 luglio, le forze armate israeliane hanno colpito una postazione di osservatori Onu. In seguito, Israele ha definito l’attacco un incidente, malgrado i ripetuti appelli di funzionari Onu all’esercito israeliano circa il pericolo per gli osservatori, tutti e quattro rimasti uccisi nell’attacco. Tentando di raggiungere la postazione, anche i soccorritori sono stati bombardati.

Circa 15.000 abitazioni di civili sono state distrutte, e il costo stimato dei danni alle infrastrutture supera i 15 miliardi di dollari, secondo il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). I bombardamenti aerei a cisterne di petrolio sulla costa hanno provocato la fuoriuscita di 10.000 tonnellate di petrolio pesante, inquinando 80 km di costa libanese e distruggendo l’industria della pesca e del turismo.

L’esercito israeliano ha in seguito ammesso di aver usato armi proibite, come il fosforo bianco e le bombe a grappolo. Ad oggi, la maggior parte del Libano meridionale non è ancora abitabile a causa delle bombe a grappolo inesplose. Al primo dicembre, 250.000 libanesi erano ancora profughi, rifugiati interni nel loro stesso paese.

Hezbollah a sua volta ha lanciato migliaia di razzi nel nord di Israele, e nel Libano meridionale ha trascinato in una guerriglia i soldati israeliani invasori. Oltre 4.000 razzi esplosi nell’Israele settentrionale hanno ucciso diversi civili, e danneggiato abitazioni e attività commerciali, costringendo la gente a vivere per giorni nei rifugi sotterranei. Sono stati commessi crimini di guerra da entrambe le parti, con attacchi indiscriminati alle aree civili.

La risoluzione Onu 1701 è stata approvata l’11 agosto; chiede a Israele il ritiro dal Libano, a Hezbollah il disarmo, e una forza Onu più efficace nel Libano meridionale. Tuttavia, Hezbollah non si è disarmato.

Il Primo Ministro libanese Fouad Siniora, capo di un governo spaccato e assolutamente impotente, è oggi nel mezzo di una crisi, dato che Hezbollah ha ritirato i suoi ministri dalle posizioni di governo, seguendo gli appelli per un governo di “unità” libero dall’”influenza dell’occidente”.

Proclamandosi alla fine della guerra il vincitore, il gruppo ha mostrato i suoi ritrovati muscoli politici facendo forte pressione su quello che considera un governo sostenuto dagli Usa.

Una dimostrazione per la vittoria si è svolta a Beirut sud alla fine di settembre, con oltre un milione di sostenitori, un quarto dell’intera popolazione del Libano. I dimostranti si sono successivamente riuniti per ribadire le loro continue proteste contro il governo di Siniora.

Descritti come settari dalla maggior parte dei media occidentali, o sostenitori di un colpo di stato studiato dagli alleati di Hezbollah, Iran e Siria, i manifestanti in realtà sono i poveri e diseredati del Libano, per lo più membri della comunità di sciiti, che chiedono un governo che garantisca loro sia la rappresentanza che i servizi fondamentali. Hezbollah, che dopo la guerra si trova più che mai nella posizione per soddisfare queste richieste, ha promesso una risposta.

Mentre le forze fuori dal Libano continuano ad influenzare la politica interna, i libanesi sembrano ancora una volta stretti in una morsa. Ma per evitare una divisione settaria, questa volta Hezbollah si è alleato con Michel Aoun, un politico cristiano maronita che promette di “ripulire” dalla corruzione il governo libanese.

A meno che il governo di Siniora non preveda ampie concessioni per includere il massiccio e crescente potere di Hezbollah e dei suoi seguaci, nel 2007 l’instabilità del Libano potrebbe aumentare.