New York, 16 ottobre 2006 (IPS) – Questo fine settimana, migliaia di persone nel mondo si sono letteralmente “alzate in piedi contro la povertà” (Stand Up Against Poverty), aderendo alla campagna organizzata dalla Global Call to Action Against Poverty (GCAP,) per sostenere quell’insieme di impegni noto come gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG).
L’IPS ne ha parlato con Kumi Naidoo, Segretario Generale di CIVICUS, alleanza mondiale per la partecipazione dei cittadini, e portavoce di GCAP, un consorzio di 112 coalizioni nazionali di attivisti, gruppi di fede, sindacati, associazioni e singoli.
IPS: Può spiegarci come è nato lo “Stand Up”? E più in generale, quale sarà l’impatto sul mondo reale di un gesto tanto simbolico?
KUMI NAIDOO: Dopo le iniziative dello scorso anno con i “White Band Days” [si trattava di indossare una fascia bianca per aumentare la consapevolezza sulla povertà globale], una per il meeting del G8, una per il Summit del millennio dell’Onu e una per l’Organizzazione mondiale del commercio, abbiamo pensato che fosse molto importante mantenere la pressione sui governi perché rispondano sulle promesse disattese del G8 [Gruppo degli Otto paesi più industrializzati].
L’idea è di istituire un primato dei Guinness che attiri l’attenzione dei media, perché la gente si senta davvero parte di qualcosa di nuovo. Ma soprattutto, il vero obiettivo è iniziare a ricostruire un’opinione pubblica globale sulle le richieste ai paesi ricchi: cancellare il debito, migliorare la qualità degli aiuti e aumentarne la quantità.
IPS: Sul vostro sito web, dite che i sostenitori della GCAP hanno intrapreso oltre 30 milioni di azioni contro la povertà a partire dal 2005. È un numero incredibile. Un anno dopo, siete soddisfatti delle azioni sul debito e la riduzione della povertà – come gli MDG – svolte dal G8, il cui incontro in Scozia è stato il centro di molte attività?
NAIDOO: Vale la pena ricordare che valutando ciò che il G8 ha messo sul tavolo in una battuta, abbiamo detto che la gente ha ruggito e il G8 ha sussurrato. Quanto è stato realizzato lo scorso anno è al di sotto delle richieste dell’opinione pubblica globale da noi mobilitata. Eravamo preoccupati per le condizioni dei prestiti, per come si stava gestendo l’aiuto, e volevamo che venissero coinvolti molti più paesi in quello sforzo, e almeno 65 avevano soddisfatto i nostri obiettivi. Il G8 è anche riuscito a ottenere l’impegno di altre nazioni, ma non si sono ancora visti sviluppi reali.
In termini di aiuto, hanno promesso un aumento di 50 miliardi di dollari all’anno entro il 2010 – 25 miliardi per l’Africa, 25 miliardi per il resto del mondo. Tuttavia, la chiave sembra stare in quel “entro il”. È come rispondere allo tsunami cinque anni dopo. Purtroppo, come conseguenza del G8, abbiamo scoperto che la somma di denaro promessa per la cancellazione del debito era compresa nell’aiuto dichiarato.
Lo scorso anno, la delusione maggiore è stata la totale assenza di movimento sul commercio equo. Se guardiamo alle due questioni dell’aiuto e della cancellazione del debito, quel che si è fatto è unicamente un lavoro 'riparatore', per rimediare alle storiche ingiustizie del colonialismo e così via, mentre le regole del commercio dovrebbero guardare oltre e offrire ai paesi una possibilità per sfuggire alla trappola degli aiuti. Doveva essere il “round per lo sviluppo” sulle trattative commerciali, ma i paesi ricchi, soprattutto l’Unione Europea e gli Stati Uniti, hanno completamente violato quello spirito. Per questo la consideriamo un grandissimo tradimento.
IPS: Si parla di GCAP come di un gruppo diversificato, da un punto di vista sociale e geografico. Gli attivisti dei paesi sviluppati e quelli dei paesi in via di sviluppo dovrebbero mandare messaggi diversi ai loro rispettivi governi – per esempio, sulle questioni della cancellazione del debito e di regole commerciali?
NAIDOO: Nei paesi sviluppati, l’obiettivo è innanzi tutto incoraggiare i governi perché soddisfino le loro promesse internazionali sulla quantità degli aiuti, impegni vecchi di 35 anni che riguardano la percentuale del prodotto interno lordo e risalgono agli anni ’70, quando il mondo era molto diverso e i paesi stavano appena uscendo dal colonialismo. A quel tempo, anche se il Nord non lo ammetteva, i paesi in via di sviluppo avevano capito che quello era un modo per risarcirli dei crimini del colonialismo. Pensiamo tuttavia che aver aspettato oltre 35 anni per avere meno dell’un per cento sia davvero troppo.
Di fatto, ci sono solo cinque paesi che hanno tenuto fede all’impegno assunto – Danimarca, Svezia, Norvegia, Lussemburgo e Olanda. Anche il governo inglese, per esempio, cui nel G8 dello scorso anno toccava il compito di condurre la lotta contro la povertà, parla di soddisfare quella promessa entro il 2013. Il che riflette una scarsa comprensione di quanto sia urgente la tragedia della povertà, e del fatto che ogni giorno c’è gente che muore per cause prevenibili.
Tuttavia, le nostre richieste ai governi dei paesi ricchi riguardano anche la qualità dell’aiuto, e il fatto che spesso si tratta di aiuto 'legato', che di fatto priva i paesi in via di sviluppo della sovranità economica, e così via. Esistono richieste che sono legittimate in termini di buon governo. Ma spesso si va oltre la ricerca di pacchetti di aiuto strutturati, e molti dei benefici si accumulano per poi tornare agli stessi donatori.
Per fare qualche esempio concreto, gli Usa sostengono che per i voli di lavoro su tratte internazionali, bisogna usare linee aeree Usa; ci sono questo genere di cose, ma anche questioni strutturali molto più serie, per esempio cercare di aprire l’accesso al mercato e di ottenere certe condizioni per cittadini dei paesi donatori.
L’altra richiesta dei paesi ricchi riguarda le regole commerciali, e l’enorme immoralità dei sussidi. Solo per fare un esempio, ricordiamo che l’Ue dà un sussidio di due euro al giorno per ogni mucca europea, e la maggior parte degli abitanti nel resto del pianeta deve sopravvivere con una cifra inferiore. Tutto questo implica che i paesi in via di sviluppo non sono nella posizione di accedere ai mercati dei paesi sviluppati, e che successivamente i paesi ricchi “svendono” le loro merci nei paesi in via di sviluppo. In Ghana, per esempio, gli agricoltori non possono nemmeno vendere la produzione ad un prezzo adeguato per i loro stessi mercati.
Sulla cancellazione del debito, è oramai chiaro che per ogni dollaro di aiuti da un paese ricco a uno povero, si debbono sottrarre sette dollari di restituzione del debito. Ed è importante capire che alcuni di questi prestiti erano stati concessi da istituzioni come la Banca Mondiale, con la consapevolezza di dare danaro a governi – come nel periodo della Guerra Fredda – per un vantaggio politico, spesso consegnandoli a regimi che difficilmente si sarebbero potuti professare democratici. Allora perché una nuova generazione di cittadini, e in alcuni casi governi oramai migliori, dovrebbero portare il peso di quei debiti? Inoltre, la maggior parte di questi paesi in realtà ha ripagato il debito principale, e ora devono continuare a pagare gli interessi.
Per quanto riguarda il Sud, quello che stiamo dicendo ai nostri governi è di fare attenzione perché ad un livello macro, molti degli ostacoli sul nostro cammino sono legati alle ingiustizie strutturali del commercio e dell’economia globale, e che molte delle responsabilità sono ascrivibili ai governi dei paesi ricchi. Tuttavia, non c’è nessuna scusa del mancato progresso su quanto è nel loro immediato controllo. Quindi non si può accusare il colonialismo e un sistema commerciale ingiusto se non c’è progresso su alcuni aspetti, come una cultura più forte sui diritti umani, una democrazia efficace, una uguaglianza di genere e iniziative anticorruzione. E soprattutto, solo se questi problemi verranno affrontati, potremo sperare in un risultato finale di maggiore efficacia per lo sviluppo rispetto agli MDG.
IPS: Dunque l’intenzione è quella di stabilire un guinness mondiale, ma come funziona? Chi tiene i conti?
NAIDOO: Per stabilire il primato, ci servono almeno 10.000 partecipanti. Anche chi non ha vicino un evento organizzato, può partecipare come individuo, con la famiglia o con un gruppo di amici. Bisogna andare sul sito www.whiteband.org o www.millenniumcampaign.it e lì si troveranno le semplici istruzioni su come registrare chi realmente partecipa nella propria casa o comunità, o nella propria congregazione religiosa e così via.
IPS: Ci sono all’orizzonte altre mobilitazioni di massa del GCAP?
NAIDOO: Saremo al Forum sociale mondiale del prossimo anno a Nairobi, e abbiamo un’idea per il 7 luglio 2007, che consiste nell’arrivare a metà sul percorso degli MDG; potrebbe essere un grande momento di mobilitazione globale.
Credo che l’importanza di questi eventi di mobilitazione sia comunicare con chi lavora quotidianamente in circostanze molto difficili, spesso in assoluta solitudine. Proprio ora, mentre parlo con lei, i due responsabili di GCAP in Etiopia, Daniel Bekele e Netsanet Demissie, sono stati condannati a un anno di carcere e sono sotto processo con le accuse di tradimento e genocidio, per il semplice fatto di aver partecipato all’organizzazione di una dimostrazione pacifica contro le irregolarità durante le elezioni.
In aprile sono andato a trovarli in carcere; si è parlato della solitudine e di vedersi privati dei propri diritti, è il prezzo che alcuni pagano per il proprio attivismo. Per loro, come per altri, è importante sapere di essere parte di qualcosa che va oltre la propria comunità, il proprio paese, la propria regione, ed è importante dare alla gente il senso di un passo avanti. Sì, questa è una battaglia difficile, ma è fondamentale non essere soli, e anche se la situazione nel proprio paese sembra desolata, c’è un motivo per restare ottimisti.

