SUDAFRICA: La lotta contro la fame non vuol dire solo cibo

JOHANNESBURG, 13 ottobre 2006 (IPS) – Diversi studi in Sudafrica mostrano che i trasferimenti diretti di denaro alle persone che vivono sotto la soglia di povertà, non solo prevengono la fame, ma anche l’ulteriore impoverimento.

Le organizzazioni internazionali hanno condotto degli studi in Malawi e Zambia per valutare gli effetti dei trasferimenti diretti sulla vita delle persone povere, e i risultati sono stati presentati alla conferenza tenutasi all’inizio della settimana (9-10 ott.) a Johannesburg, centro finanziario del Sudafrica.

L’incontro è stato ospitato da Oxfam Gran Bretagna e da un’organizzazione non-profit con sede a Pretoria, la Southern African Regional Poverty Network, oltre che dal Programma regionale per la fame e la vulnerabilità, sostenuto dai governi britannico e australiano, che ha il suo quartier generale a Johannesburg.

In un documento presentato alla conferenza, Stephen Devereux del Centre for Social Protection dell’Università del Sussex in Gran Bretagna, sostiene che i trasferimenti di denaro non solo migliorano la vita e la sopravvivenza dei beneficiari diretti e indiretti, ma stimolano anche le economie locali.

I trasferimenti di denaro potrebbero perciò potenzialmente compensare gli scarsi risultati ottenuti di fronte a specifici obiettivi di sviluppo, come quelli definiti dalla Nuova Partnership per lo sviluppo dell’Africa (New Partnership for Africa's Development, NEPAD), dagli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu e dal Piano strategico di sviluppo della Southern African Development Community.

Un fattore importante per l'efficacia dei trasferimenti di denaro è che i destinatari spendano il denaro in beni essenziali. Gli studi pilota smentiscono il clichè della previdenza sociale che rende le persone irresponsabili.

Per esempio, da uno studio di Oxfam-GB sui trasferimenti in Zambia emerge che le famiglie spendono l’85-95 per cento in alimenti. In un altro progetto attualmente in corso in Zambia, guidato dal governo, l’80-90 per cento del denaro viene speso per acquistare cibo.

Ian Mashingaidze, del Programma mondiale delle Nazioni Unite per l’alimentazione (WFP), riferisce di un minore livello di spesa per gli alimenti in un progetto condotto in Malawi nel 2005, dove le famiglie spendevano in cibo tra il 50 e il 60 per cento del denaro dei trasferimenti.

Nel progetto del WFP sono in parte emerse delle difficoltà legate al problema dell’inflazione, visto che il prezzo del mais è cresciuto del 145 per cento per una crisi nell’approvvigionamento alimentare a seguito di siccità. Ma le prove in questo e in altri casi non evidenziano un legame diretto tra i trasferimenti di denaro e un aumento nei prezzi degli alimenti.

Un altro importante fattore evidenziato dal programma WFP è legato alle differenze di genere: si è scoperto infatti che gli uomini sarebbero più inclini a spendere il denaro dei trasferimenti in beni non essenziali, ha segnalato Mashingaidze. Nel caso di decisioni prese da uomini e donne insieme, la scelta andava sull'acquisto di alimenti. Le donne hanno riferito di preferire il cibo al denaro, perché i loro mariti generalmente non portano via con sé il cibo, mentre il denaro sì.

Il progetto Food and Cash Transfer, condotto dall’organizzazione non governativa Concern Worldwide in Malawi, ha inoltre scoperto che gli uomini spendono il denaro in alcol e con 'la seconda moglie'. I nuclei familiari con donne capo famiglia tendono a spendere il denaro dei trasferimenti nel cibo, al contrario dei nuclei con un uomo come capo famiglia. Viene poi raccomandata un’azione di sensibilizzazione degli uomini, oltre che la consegna del denaro in mano alle donne, per risolvere lo squilibrio di potere nelle relazioni interne al nucleo familiare.

L’indiano Amartya Sen, economista dello sviluppo e premio Nobel, ha individuato quattro fattori che influirebbero sull’accesso delle persone al cibo, e quindi sulla loro vulnerabilità alla fame: produzione inadeguata; impossibilità di trovare lavoro, o salari inadeguati; mancanza di beni da vendere o crollo del valore di scambio dei beni; e mancanza di un sostegno informale, famiglia o amici, o di un accesso al sostegno statale.

Devereux applica queste categorie al problema della fame in Sudafrica. L’imprevedibile variabilità delle piogge nella regione comporta una produzione di cibo insufficiente, il che si traduce ogni anno in una penuria di cibo nei nuclei familiari. Gli agricoltori cercano di minimizzare i rischi investendo meno ed aggravando la stagnazione nel settore agricolo.

Molti nuclei familiari non si alimentano adeguatamente neanche nei periodi di piogge abbondanti. Da un’inchiesta condotta da Devereux è emerso che nel 2000solo il 23 per cento dei nuclei familiari in Malawi aveva raggiunto l’autosufficienza alimentare, o era in surplus, nonostante l’abbondante produzione di mais registrata quell’anno. E questo come conseguenza di un accesso limitato a terra, acqua, fertilizzanti, semi, credito e lavoro.

Le opportunità di lavoro sono scarse, anche negli anni migliori. Quando la produzione del raccolto crolla, più persone cercano lavoro, in un momento in cui la domanda è anche minore a causa degli scarsi raccolti. Oltre ai salari reali, anche le opportunità di lavoro occasionale sono diminuite in Sudafrica, visto che gli agricoltori che prima offrivano lavoro adesso cercano essi stessi un’occupazione.

I prezzi del cibo in Sudafrica sono stagionali e fluttuanti, raggiungendo il loro livello più basso subito dopo il raccolto annuale, quando le provviste sono abbondanti, e il loro livello più alto subito prima del raccolto annuale, quando le provviste sono scarse, secondo Devereux. In quest’epoca, i nuclei poveri vendono i loro beni familiari, che vanno dagli abiti, al bestiame, agli apparecchi radio.

La conseguente sovrabbondanza di beni provoca un crollo dei prezzi, e le famiglie ricavano meno rispetto al valore di mercato dei beni venduti. Ciò contribuisce ad un ulteriore impoverimento, in particolare quando si vendono dei beni produttivi, come le attrezzature agricole. Tali strategie di ripiego, afferma Devereux, trascinano le famiglie in un circolo vizioso di vulnerabilità.

Infine, si sta corrodendo la capacità delle comunità sudafricane di sostenere i loro membri più vulnerabili. E questo a causa di: mal tempo, e perciò scarso raccolto; Hiv/Aids; liberalizzazione del mercato e scarse performance economiche; cambiamenti sociali.

Secondo Devereux, il fattore più significativo che determina l'efficacia dei trasferimenti di denaro sarebbe la capacità dei destinatari di raggiungere il mercato, comprando cibo e beni. Laddove il mercato è accessibile, i trasferimenti sono un sistema particolarmente buono per colmare il divario tra produzione alimentare familiare e bisogni di consumo.

I trasferimenti di denaro alleviano inoltre la piaga della disoccupazione, in quanto la domanda di beni e servizi da parte dei destinatari crea un mercato per tali beni e servizi, che a sua volta può creare posti di lavoro. Per di più, i trasferimenti di denaro fanno sì che le famiglie sull’orlo della miseria siano meno disposte a vendere i loro beni guadagnati duramente.

Per garantire risultati ottimali, governi e donatori devono mostrarsi sensibili ai bisogni dei beneficiari. Il progetto del WFP associava i trasferimenti di denaro al sostegno delle infrastrutture, mentre il Food and Cash Transfer combinava cibo e denaro.