IRAQ: Un futuro incerto per Kirkuk

KIRKUK, 5 settembre 2006 (IPS) – Rahman Aziz, 37 anni, ride ad alta voce insieme all’amico Rahman, seduti di fronte all’antica cittadella di questa città dell’Iraq del nord, che ha un gran bisogno delle loro risate.

Rahman è kurdo, mentre l’amico, Sa’ad, 34 anni, turkmeno. “Siamo stati grandi amici per anni”, racconta Rahman, che adesso è proprietario di un piccolo negozio in città. “La nostra amicizia non verrà mai compromessa dalla politica”.

Tuttavia, essa è a rischio. Kirkuk è stata rivendicata dai kurdi. Ospita però una numerosa popolazione araba, insediatasi dai tempi di Saddam Hussein. E anche una vasta popolazione turkmena, ossia iracheni di origine turca.

I kurdi di Kirkuk sono stati fortemente perseguitati sotto Saddam Hussein. Le truppe di Saddam costrinsero la famiglia di Rahman a lasciare la loro casa nel quartiere di Kirkuk a prevalenza kurda Imam Qasim, dieci anni fa. Portarono con sé solo alcuni dei loro averi.

Pochi giorni dopo la partenza, la loro casa fu abbattuta. La famiglia si trasferì a Sulaimaniya, 120 chilometri a est di Kirkuk.

Durante i suoi 35 anni di governo in Iraq, il partito Baath ha espulso decine di migliaia di kurdi e di turkmeni da Kirkuk, sull’onda della sua politica di “arabizzazione”. Migliaia di famiglie arabe provenienti dalle regioni arabe centrali e meridionali furono incoraggiate a trasferirsi a Kirkuk, per consolidare l’influenza del governo sui campi petroliferi della regione.

Oggi molti rifugiati kurdi hanno cominciato a rientrare a Kirkuk, nella speranza di una vita migliore.

“Abbiamo tutti bisogno di ricominciare da capo”, commenta Rahman; tuttavia, aggiunge, bisogna evitare il conflitto. “Se non vogliamo combatterci l’uno con l’altro, nessuno può costringerci a farlo”.

Nonostante questi sentimenti, la situazione non sembra promettente. Città relativamente sicura per mesi, dopo la fine della guerra nel maggio 2003, Kirkuk sta sperimentando ora una nuova ondata di uccisioni.

I funzionari della città attribuiscono gran parte delle violenze ad al-Qaeda e ai gruppi suoi affiliati, ma non chiariscono se dietro alle violenze vi siano motivazioni settarie.

Le crescenti violenze stanno complicando le cose, e risvegliando le tensioni tra le diverse comunità. L’intricata struttura sociale di Kirkuk – dove convivono kurdi, arabi (sia sciiti che sunniti), turkmeni e cristiani – portano alcuni circoli di diplomatici e di media a ipotizzare che questa città potrebbe costituire il punto di partenza di una guerra civile.

La maggioranza della popolazione di Kirkuk non sembra credere però che ciò accadrà. Molti sostengono che chi parla di guerra civile avrebbe in realtà degli interessi a scatenare una guerra.

“Se doveva esserci una guerra civile, sarebbe scoppiata nella situazione di caos creatasi subito dopo la caduta del regime di Saddam”, ha detto all’IPS Jawad al-Janabi, membro arabo del consiglio provinciale di Kirkuk. “Credo che le origini storiche comuni e i legami sociali tra le diverse nazionalità di Kirkuk impediranno una possibile guerra”.

I funzionari kurdi di Kirkuk sostengono che in città non ci sono scontri etnici. “Da tre anni c’è chi dice che Kirkuk è una bomba a orologeria”, ha detto Hasib Rojbayani, un consigliere provinciale kurdo di Kirkuk. “Ma queste affermazioni sono ben lontane dalla realtà. Qui la situazione è sotto controllo”.

Al di là delle diffuse teorie sulla possibile guerra civile a Kirkuk, la maggior parte della popolazione sogna semplicemente migliori condizioni di vita. “Abbiamo solo bisogno di respirare un’aria di pace, e di dimenticare l’infelice passato”, ha detto un abitante cristiano.

La nuova costituzione dell’Iraq ha istituito una roadmap su tre fasi, per normalizzare la situazione a Kirkuk. L’articolo 140 consente il rientro dei rifugiati kurdi e turkmeni in città, e chiede che gli arabi portati qui dal regime di Saddam ricevano un compenso per lasciare la città.

Il secondo passo previsto è il censimento della popolazione, al quale dovrebbe seguire un referendum provinciale entro la fine del 2007, per decidere se Kirkuk dovrà rimanere una regione federale autonoma o essere incorporata alla regione del Kurdistan.