MASERU, 18 luglio 2006 (IPS) – Un appello è stato lanciato per la Southern Africa Development Community, Comunità per lo Sviluppo dell'Africa del Sud (SADC), allo scopo di coinvolgere la società civile nel processo decisionale – a parole, e nei fatti. L’invito ha preceduto il vertice annuale del SADC, che ha riunito capi di stato e di governo il 17 e 18 agosto a Maseru, capitale del Lesotho.
Lo statuto del gruppo di 14 membri consente l’inclusione di organizzazioni non governative (Ong) nel processo.
Tuttavia, “In pratica, non ci consultano”, ha dichiarato Abie Ditlhake, segretario generale del Consiglio di Organizzazioni non governative del SADC (SADC-CNGO). “Non abbiamo una partecipazione diretta a questo vertice. Questo è già un problema”.
SADC-CNGO opera fuori da Gaborone, capitale del Botswana, dove ha sede anche il segretariato del SADC.
La questione su cui interrogarsi è se la moltitudine di problemi che assillano il SADC si possa davvero concentrare nei timori trattati dall’agenda del vertice.
”Nonostante abbia registrato una crescita totale del cinque per cento del PIL (prodotto interno lordo) effettivo nel 2005, per il quale è prevista una crescita fino al sei per cento nel 2006, la regione ha ancora bisogno di lavorare duramente – trovandosi ancora al di sotto del sette per cento, traguardo dei paesi in via di sviluppo per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio entro il 2015”, ha dichiarato ai giornalisti a Maseru Timothy Thahane, ministro delle finanze del Lesotho e presidente del Consiglio dei Ministri del SADC.
Il Consiglio dei Ministri si riunisce due volte all’anno – a febbraio e ad agosto – per approvare il bilancio del SADC, e organizzare il vertice annuale.
Thahane ha dichiarato che l’investimento straniero rappresenta la chiave per incrementare la crescita. “L’Africa sub-sahariana attrae dall’uno al due per cento dell’investimento estero globale diretto. Se si escludono Nigeria, Sud Africa e Angola, nel resto dell’Africa sub-sahariana rimane meno dello 0,5 per cento dell’investimento estero diretto”.
Il ministro ha formulato una nota più ottimista circa il problema della produzione alimentare, evidenziando i miglioramenti raggiunti in alcuni stati.
”Ciò è attribuito alla maggior partecipazione degli agricoltori, ma anche all’aumento delle precipitazioni durante la stagione 2005/2006 “, ha osservato.
”Malgrado il calo dell’11 per cento totale nella produzione del mais da 20,01 milioni di tonnellate nel 2005 a 17,76 milioni di tonnellate nel 2006, almeno quattro stati membri del SADC (Malawi, Mozambico, Sud Africa e Zambia) hanno registrato dei surplus, mentre in altri quattro (Botswana, Lesotho, Namibia e Tanzania) è stato riportato un aumento della produzione”.
Inoltre, alcuni paesi della regione continuano a lottare con la sicurezza alimentare.
Secondo il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP), servono circa 86 milioni di dollari entro dicembre per aiutare tre milioni di persone nell’Africa meridionale.
”Negli ultimi cinque anni, gli aiuti alimentari del WFP hanno raggiunto anche fino a 13 milioni di persone colpite dalle dilaganti carestie causate da tempo variabile, politiche di governo insufficienti, ristagno economico e penuria di semi e fertilizzanti”, ha dichiarato l’agenzia durante una conferenza stampa del 28 giugno, che ha anche evidenziato il ruolo dell’’Aids nello stato allarmante della sicurezza alimentare della regione.
L’epidemia tiene la popolazione lontana dai campi, provocando un calo della produzione, e un inasprimento di povertà e fame – mentre la morte prematura degli adulti impedisce anche alle fondamentali competenze agricole di essere trasmesse alla generazione successiva.
Nella stessa conferenza stampa del WFP, è stata riportata anche la dichiarazione del Direttore esecutivo James Morris, secondo il quale “…finché nell’Africa meridionale i livelli di Hiv/Aids resteranno fermi su tali straordinarie proporzioni, moltissime persone si troveranno nella profonda miseria, a meno che non venga assicurato l’aiuto internazionale. Raccolti abbondanti non significano necessariamente che la popolazione avrà cibo a sufficienza”. Secondo il Programma delle Nazioni Unite su Hiv/Aids, l’Africa meridionale è l’epicentro dell’epidemia: in un documento divulgato il 25 maggio, l’agenzia ha fatto notare che circa un terzo dei sieropositivi vivono in questa regione. Lo Swaziland, stato dell’Africa meridionale, ha il tasso di Hiv più elevato nel mondo – in media, il 33,4 per cento.
Ciononostante, il SADC dovrà trovare una strada per aggirare questi ostacoli, sostiene Tomaz Salomao, nuovo segretario esecutivo della Comunità.
”Per noi, come regione, non è possibile continuare a elemosinare il cibo. Abbiamo acqua, terra e …popolazione. È una questione di orgoglio coltivare il nostro cibo”, ha detto Salomao ai giornalisti a Maseru.
Tra i problemi discussi al vertice di due giorni, c’è il conseguimento dei diversi obiettivi che il SADC si è prefissato per l’integrazione economica, come la creazione di un’area di libero commercio entro il 2008, e una valuta unica entro il 2018. Attualmente, la regione ospita sia un paese per il quale si prevede quest’anno una crescita a due cifre, grazie ai proventi del petrolio (Angola), sia uno dove l’inflazione a tre cifre è all’ordine del giorno (Zimbabwe). Le scadenze per l’integrazione sono viste con scetticismo da Ted Nandolo, presidente del Consiglio di Ong di Malawi, con sede a Lilongwe; “È un programma irrealistico”, ha detto all’IPS, aggiungendo che è necessario impegnarsi per rafforzare il segretariato SADC.
”Il segretariato SADC non ha il potere di imporre gli accordi. Non è come l’Ue (Unione europea), che ha l’autorità per far rispettare le decisioni. Vogliamo che i capi di stato si interessino seriamente alla questione”, ha dichiarato Nandolo.
”Oggi è possibile trovare una divisione all’interno del SADC dove lavora una sola persona. E questo non va bene”.
Alcuni manifestano una certa preoccupazione, ritenendo che il budget di 46 milioni di dollari che il SADC ha previsto per il 2006/2007 sia insufficiente per i bisogni dell’organizzazione – dalla quale dipendono 230 milioni di persone.

