BERLINO, 19 agosto 2006 (IPS) – L'atmosfera già fredda tra Polonia e Germania è diventata di ghiaccio – e tutto da quando è stata inaugurata a Berlino una nuova mostra.
“Percorsi obbligati” descrive la lotta di milioni di persone costrette ad abbandonare il proprio paese nel secolo scorso, compresa la storia dei tedeschi obbligati a lasciare la Polonia e l´Europa orientale alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Irritato dalla descrizione dei tedeschi come vittime di una guerra che loro stessi avevano provocato, un gruppo di polacchi ha protestato in occasione dell'inaugurazione della mostra. Il primo ministro polacco Jaroslaw Kaczynski ritiene che venga così minimizzata la realtà storica della Seconda Guerra Mondiale e definisce la mostra un “evento molto negativo, preoccupante e triste”.
Ufficializzando le tensioni diplomatiche, il sindaco di Varsavia ha cancellato una visita alla capitale tedesca sostenendo di non poter visitare la città mentre è in corso un simile evento.
La mostra ha rapporti diretti con la cosiddetta Federazione degli espulsi, un gruppo che rappresenta i circa 12 milioni di tedeschi e di loro discendenti che erano stati obbligati ad abbandonare le loro case. La Germania ha invaso la Polonia nel settembre 1939, ma dopo la sconfitta del regime nazista, i confini della Polonia sono stati spostati a ovest, costringendo molti tedeschi a fuggire per salvarsi la vita.
Chi ha organizzato l'evento spera che diventi il primo passo verso una nuova mostra permanente sulla storia della sofferenza tedesca.
Questo obiettivo ha acceso qualche controversia anche in Germania, ma il governo polacco lo considera inaccettabile, come tentativo di distrarre l'attenzione pubblica tedesca dalle proprie responsabilità sulla guerra.
“Oggi molti polacchi sono dell'opinione che alla Germania manchi consapevolezza dei timori e delle preoccupazioni polacche”, ha detto all'IPS Marcin Zastrozny, dell'Istituto polacco a Berlino supportato dallo stato. “Questa mostra rende più difficili le relazioni tra Germania e Polonia”.
“Sarebbe stato positivo per i nostri rapporti se il governo tedesco avesse condannato l'esibizione. Invece purtroppo abbiamo avuto l'impressione opposta: i rappresentanti del governo hanno persino partecipato all'inaugurazione”.
Questo è tipico della mancanza di fiducia reciproca tra vicini, uno stato d'animo alimentato da una recente ondata di ostilità diplomatiche.
La spirale discendente è iniziata nell'estate del 2005, quando alcuni politici polacchi si sono opposti ai piani russo-tedeschi di creare un gasdotto sotto il mar Baltico, considerandola una circostanza nella quale i vicini più potenti cospiravano alle loro spalle.
Successivamente, all'inizio di quest'anno, la Polonia ha deciso di opporsi a quello che considerava un resoconto deviante della Seconda Guerra Mondiale. I politici si sono schierati contro l'espressione “campi di sterminio polacchi”, sostenendo che veniva usata sempre più spesso per descrivere campi di concentramento come Auschwitz, che in realtà erano stati realizzati dai Nazisti su territorio occupato, restituito alla Polonia alla fine della guerra.
Durante la campagna, alcuni sono arrivati al punto di affermare che fosse parte di un complotto tedesco più vasto, per riscrivere la storia ed evitare di venire giustamente accusati dell'olocausto.
Varsavia ha chiesto ufficialmente all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) una modifica sulla sua Lista del patrimonio mondiale, perché venisse cambiato il nome da “Campo di concentramento di Auschwitz” a “Ex campo di concentramento tedesco nazista di Auschwitz-Birkenau”. Nel frattempo, le ambasciate locali hanno accusato i redattori dei quotidiani che avevano pubblicato l'espressione “Campi di sterminio polacchi”, chiedendo che fosse sostituita con “Campo di concentramento nazista tedesco”.
Appena due mesi fa, le ostilità diplomatiche hanno nuovamente dominato le prime pagine quando la leadership polacca ha respinto una satira pubblicata sul quotidiano tedesco Tageszeitung. L'articolo ridicolizzava spietatamente il presidente Lech Kaczynski e Jaroslaw, suo fratello gemello e primo ministro. Definiva i gemelli “patate novelle”, e alla fine dell'articolo offendeva Jaroslaw perché vive ancora con sua madre.
Scoppiava così quella che la stampa tedesca ha soprannominato la “guerra delle patate”. Lo stesso presidente polacco ha definito l'articolo “disgustoso e malvagio”. Il suo governo ha chiesto alla Germania scuse ufficiali, minacciando di denunciare per calunnia il giornalista responsabile.
Tuttavia, il governo tedesco ha più volte rifiutato di commentare i contenuti dell'articolo, dichiarando di sostenere la libertà di stampa. Secondo i media, rappresentanti ufficiali tedeschi in privato hanno giudicato piuttosto ridicola la questione diplomatica.
Per la Germania, il fatto che la satira di un giornale sia stata presa come un'offesa personale compromette ulteriormente l'immagine dei loro vicini. Secondo i commentatori, la reputazione della Polonia è in rapido declino dallo scorso ottobre, quando Kaczynski fu eletto sulla base di un programma di sicurezza nazionale e valori tradizionali.
Ralf Fuecks, ex capo del partito dei Verdi e attuale presidente della Fondazione Heinrich Böll, sostiene che la gente abbia voluto opporsi alle tendenze socialmente conservative e fortemente patriottiche del governo.
“Trattamento negativo degli omosessuali, aumento di scetticismo sull'euro e attitudini culturalmente repressive verso gruppi come quello femminista, tutto ciò ha contribuito a peggiorare l'opinione pubblica tedesca sulla Polonia da quando lui (Kaczynski) ha assunto l'incarico”, ha detto all´IPS.
“Il governo polacco torna a usare vecchi stereotipi sui tedeschi che potrebbero essere una strategia per risanare la propria immagine politica nel paese”.
Le questioni dell'orgoglio nazionale e l'opinione pubblica stanno al centro delle tensioni. Resta ora da vedere quando entrambi i paesi siano pronti a ricomporre i rapporti.
Tuttavia, un miglioramento dell'atmosfera sarebbe già un grande risultato, anche per gli affari bilaterali e relativi all'Unione Europea, di cui la Polonia fa parte dal 2004. Inoltre, sono in gioco questioni economiche, dato che la Germania rappresenta il più importante mercato estero della Polonia, acquistando circa un terzo di tutte le sue esportazioni.
Ma una soluzione è ancora lontana, secondo osservatori di entrambe le parti. E finché continuerà la mostra di Berlino, le vecchie ferite rimarranno scoperte. Manifestando la diffidenza cronica sulla Seconda Guerra Mondiale, la mostra ha però rivelato i problemi sottostanti che devono essere affrontati prima che si possa raggiungere un miglioramento duraturo nelle relazioni polacco-tedesche.
“Non esiste una soluzione facile”, ha ammesso il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, nella sua pagina dei commenti. “I politici a Berlino devono prima chiarire serenamente che non stanno cercando di riscrivere la storia, poi potranno spiegare che i tedeschi espulsi non devono essere esclusi dal processo”.

