POLITICA: Agli ex leader africani solo carote, e nessun bastone

JOHANNESBURG, 26 Aprile 2006 (IPS) – Agli undici ex capi di stato africani riuniti all’Università di Witwatersrand del Sud Africa (Wits) per la quarta Tavola Rotonda presidenziale africana, sono state rivolte alcune domande sul loro ruolo una volta terminato il mandato presidenziale.

Il forum, durato due giorni, è stato organizzato di recente dall’African Presidential Archives and Research Centre dell’Università di Boston, con sede nell’omonima città, in collaborazione con altre università americane e africane.

L’ex leader keniota Daniel arap Moi, Jerry Rawlings del Ghana, Kenneth Kaunda dello Zambia e Ketumile Masire, già presidente del Botswana, erano alcuni dei partecipanti alla tavola rotonda organizzata nello snodo commerciale sudafricano di Johannesburg.

Tra i temi discussi quest’anno, l’immagine dell’Africa nei media americani, la diaspora nello sviluppo africano, e l’agevolazione dei flussi di capitale privato verso l’Africa.

Mentre alcuni osservatori la considerano un’iniziativa utile per mettere a frutto l’esperienza degli ex leader, altri liquidano il forum come un’altra delle tante riunioni di dubbia utilità.

David Monyae, lettore presso il dipartimento di relazioni internazionali al Wits, sostiene che i leader, intervenendo al forum, esprimono la volontà di “condividere le proprie esperienze con accademici, studenti e con gli altri presenti, in uno spazio aperto allo scambio di idee”.

”A causa delle difficili eredità di alcuni dei nostri leader politici, a volte vorremmo solo dimenticare e andare avanti”, ha aggiunto. “Tuttavia, per importanti fini storici, abbiamo il dovere di interrogarli su questi e altri problemi legati all'attualità”.

Christopher Fomunyoh, che rappresenta l’Africa all’Istituto democratico nazionale per gli affari internazionali (NDI), ha un punto di vista analogo. Era già stato coinvolto nella African Statesman Initiative, che nel 2005 ha organizzato un convegno nella capitale del Mali, Bamako, per sfruttare le esperienze degli ex leader. (NDI è un’associazione non-profit con sede a Washington che aiuta tutti i leader mondiali a promuovere la democrazia).

”Si possono ottenere molti risultati facendo parlare gli ex leader del proprio passato presidenziale in termini pratici”, ha dichiarato.

Secondo Fomunyoh, la riunione del Wits fornisce una “banca di conoscenze di cui non sarebbe altrimenti facile disporre”.

”Dato che molti di loro non scrivono”, ha aggiunto, “intrattenere questo tipo di rapporti potrebbe essere produttivo. Inoltre, avvalendosi delle loro esperienze pregresse, potrebbero rendersi ancora utili in ruoli guida per alcuni dei problemi e delle sfide più impellenti che il continente deve affrontare.”

“Ciò potrebbe aiutarli a capire che possono ancora rivestire un ruolo attivo, e che dopo la presidenza c’è ancora vita”.

Se gli ex capi di stato in alcuni paesi continuano a rivestire un ruolo attivo nella vita pubblica, non si può dire lo stesso per molti leader africani, che rimangono aggrappati al potere fino alla morte, oppure sono costretti all’oblio al termine del loro mandato.

Tuttavia, Ross Herbert, capo progetto al NEPAD e per il programma di governo dell’Istituto sudafricano per gli affari internazionali, anch’esso presso il Wits, nutre qualche dubbio circa le possibilità di successo del forum.

”In teoria, la riunione ha grosse potenzialità, ma temo che le questioni importanti non siano messe sul tavolo”, ha dichiarato, come ad esempio “spiegare come le leadership della maggior parte dei paesi africani sono deboli, e tuttavia autonome”.

Inoltre, la corruzione e gli altri errori che hanno alterato il mandato di quegli ex capi di stato, sono ancora oggi parte delle loro eredità.

Il NEPAD, Nuova partnership per lo sviluppo dell’Africa, è un’iniziativa mirata ad attrarre investimenti nel continente per un governo migliore. È stato avviato nel 2001, sotto la guida del presidente sudafricano Thabo Mbeki, del nigeriano Olusegun Obasanjo, del senegalese Abdoulaye Wade, dell’egiziano Hosni Mubarak e dell’algerino Abdelaziz Bouteflika.

Durante il forum dello scorso anno, il dibattito non è stato “abbastanza incalzante, mantenendosi in maniera ambigua dalla parte degli ex leader”, ha dichiarato Herbert.

”Gli altri partecipanti sembravano troppo educati per sollecitare gli ex capi di stato a parlare di questioni reali e concrete“.

Tuttavia, nonostante le tante ambiguità nel passato di alcuni di loro, “questi colloqui non sono certo da buttata via”, ha fatto notare Prince Mashele, ricercatore presso l’Istituto per gli studi di sicurezza di Pretoria, capitale sudafricana.

”Se possiamo apprendere qualcosa di positivo da loro, allora è giusto farlo”, ha dichiarato lo studioso, spiegando che il forum ha offerto “uno spazio per la discussione, creando un ponte tra questi leader e le comunità scientifiche”.

Charles Stith, direttore dell’African Presidential Archives and Research Centre, ha osservato che la tavola rotonda è un’iniziativa chiave dell’istituzione, fondata per servire da complemento al programma dell’Università di Boston per gli studi africani.

L’obiettivo del centro, ha aggiunto, era quello di studiare le tendenze della democratizzazione e della riforma del libero mercato in Africa, e di organizzare un forum che consentisse uno scambio dall’interno sugli sviluppi politici ed economici nell’Africa sub-sahariana.

Negli Stati Uniti e altrove, dopo la presidenza si assiste alla creazione di biblioteche presidenziali e altri centri informativi per rendere onore all’eredità degli ex capi di stato. Iniziative che non hanno termini di paragone in Africa.

Su questo esempio, è stato istituito un Programma residenziale dei presidenti africani (African Presidents in Residence Programme) presso l’African Presidential Archives and Research Centre, che offre agli ex leader africani eletti democraticamente l’opportunità di trascorrere fino a due anni presso l’Università di Boston.

Masire, Kaunda, Karl Auguste Offmann di Mauritius e Ruth Perry della Liberia sono già stati presso il centro, e si prevede che il programma venga esteso alle università africane.