RECIFE, Brasile, 27 Aprile 2006 (IPS) – La rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva è ancora l'opzione migliore, secondo i movimenti sociali brasiliani. Tuttavia, gli attivisti avrebbero un rapporto “qualitativamente diverso” con una seconda amministrazione Lula, “avendo perso le aspettative e le speranze” di grandi cambiamenti, che furono determinanti per la vittoria nelle ultime elezioni del 2002.
Questo punto di vista, espresso da Jaime Amorim, uno dei leader del Movimento dei Senza Terra (MST), riflette un sentimento diffuso tra i quasi 15.000 attivisti politici e della società civile che hanno partecipato al secondo Forum Sociale Brasiliano appena conclusosi nella città di Recife.
Esiste oggi la consapevolezza che “una maggiore organizzazione e mobilitazione popolare siano indispensabili al cambiamento e alla creazione di un governo vincente”, ha detto Amorim all’IPS durante la sessione plenaria del “coordinamento dei movimenti sociali”, che ha riunito circa 700 persone per la chiusura del Forum.
Alla plenaria è stata presentata la proposta di un modello di sviluppo nazionale, che prevede profondi cambiamenti rispetto all’attuale politica economica del governo, e dovrà essere discussa e approvata nei prossimi tre mesi.
Lungi dall’influenzare le imminenti elezioni di ottobre, la proposta dei movimenti sociali è rivolta, a qualunque governo venga eletto, ha dichiarato Antonio Carlos Spis, addetto alle comunicazioni della Central Única dos Trabalhadores (CUT), il più grande e progressista sindacato del paese.
Alla base della sessione plenaria e dei vari seminari e workshop che affrontavano il tema centrale del Forum Sociale Brasiliano durato quattro giorni – l’analisi dell’esperienza politica e istituzionale del Brasile negli ultimi anni – il sostegno a Lula. Per mantenere, pur con un approccio critico nei confronti dello stesso governo, dei movimenti sociali e dei partiti politici, “il diritto di tornare al potere”.
Il Forum ha chiesto una riflessione più profonda, data la frustrazione delle grandi speranze risvegliate da Lula e dal suo Partito dei lavoratori (PT) all’inizio dell’attuale mandato nel gennaio 2003, ha detto all’IPS Francisco Whitaker, uno dei fondatori del Forum Sociale Mondiale (FSM).
Il FSM, tenutosi per la prima volta a Porto Alegre nel 2001, in risposta al Forum Economico Mondiale che si svolge ogni anno a Davos, in Svizzera, è l’incontro annuale di tutti i movimenti della società civile. Nel corso dell’anno vengono poi organizzati forum sociali regionali e nazionali, come quello terminato da poco a Recife.
La conclusione a cui sono giunti i 250 seminari e workshop del Forum Sociale Brasiliano è che i partiti politici sono necessari, ma insufficienti per il cambiamento; servono altri strumenti, come la mobilitazione popolare e l’autonomia dei movimenti sociali, ha dichiarato Whitaker.
Durante l’amministrazione Lula, ha proseguito l’attivista, sono stati commessi diversi errori da parte del governo e dei movimenti sociali, complici nel sacrificare l’autonomia. Secondo Whitaker, il governo ha accettato l’aiuto delle organizzazioni sociali del paese, “cercando però di cooptarle, soprattutto i sindacati, i cui leader sono stati chiamati ad assumere incarichi pubblici”.
Accettare queste condizioni, ha proseguito Whitaker, per paura di “perdere la facoltà critica o di esercitare pressione” è stato l’errore commesso dai movimenti, che in seguito, per via dei passati legami, e degli aiuti offerti dall’amministrazione, hanno evitato una rottura con il governo, anche dopo il freno alle loro proposte iniziali e il successivo grande scandalo per corruzione.
L’attivista ha dichiarato che anche il MST ha beneficiato degli aiuti, realizzando le più grandi e aggressive manifestazioni e occupazioni della terra, per una più veloce ed efficace riforma terriera.
Grazie ai suoi stretti legami con i movimenti sociali del Brasile, il PT ha rivestito il ruolo di intermediario nella stretta relazione tra società civile e amministrazione Lula, ha proseguito l’attivista.
Tuttavia, secondo gli attivisti, vi sono delle ragioni per la crescente ambiguità evidenziata dal rapporto tra governo e movimenti sociali brasiliani.
Il movimento dei neri del Brasile, molto attivo nel secondo Forum Sociale Brasiliano, “ha guadagnato visibilità ed è diventato più forte”, grazie alle politiche pubbliche attuate dall’amministrazione Lula, ha detto all’IPS Ubiraci Matildes, coordinatrice delle politiche di genere della União de Negros pela Igualdade (UNEGRO).
UNEGRO, che conta 7.000 membri, ha partecipato al forum sociale di Recife con 150 rappresentanti provenienti da 11 dei 26 stati brasiliani.
Matildes ha ricordato che il governo ha creato un Segretariato speciale per la promozione dell’uguaglianza razziale, con il rango di ministero, che ha attuato numerosi programmi, compresa l’istituzione di quote universitarie per gli studenti neri, e leggi e incentivi in favore dei lavoratori domestici, in maggioranza donne di colore.
Inoltre, ha aggiunto Matildes, il governo ha fatto grandi progressi nella legalizzazione della proprietà terriera per i “quilombos” del paese – comunità rurali afro-brasiliane originariamente fondate da schiavi fuggiti – e ha reso obbligatorio l’insegnamento di storia e cultura africana nei corsi di studio.
UNEGRO stima che in Brasile vivono oggi circa 7.000 quilombos.
Tuttavia, secondo l’attivista, i progressi in termini di politiche sociali non esentano Lula dalle critiche alla politica economica del suo governo, che ha aggravato la disuguaglianza non riuscendo a creare occupazione e salari adeguati per i neri, che contano il più alto tasso di disoccupazione e percepiscono i salari più bassi.
”Vogliamo pari opportunità per i neri, esclusi ed emarginati in tutta la storia brasiliana”, ha dichiarato Matildes.
Gli afro-brasiliani hanno partecipato più attivamente al forum sociale tenutosi dal 20-23 aprile rispetto al primo del 2003, essendosi svolto nel nordest impoverito del paese, dove vive la maggior parte dei quilombos.
Insieme all’autonomia e alla mobilitazione dei movimenti sociali, gli attivisti hanno chiesto riforme politiche ed elettorali, che considerano la chiave per evitare nuove frustrazioni in futuro.
La Rete cittadina per la riforma politica, che comprende più di 200 organizzazioni, chiede una maggiore partecipazione popolare alle elezioni.
Misure come il finanziamento pubblico delle campagne elettorali, lealtà dei politici verso il partito, e riduzione drastica del numero di “posti di fiducia”, sono tutti fattori indispensabili per correggere le “distorsioni politiche” in Brasile, secondo Oded Grajew, altro fondatore del FSM, ex consigliere del presidente Lula e attivista in favore della responsabilità sociale nel settore economico.
Secondo Grajew, in base all’attuale sistema di finanziamento privato, i partiti politici non rispondono al bene pubblico, bensì agli interessi dei loro finanziatori.
Un altro problema evidenziato da Grajew è che in Brasile molti politici lasciano il partito con cui vengono eletti, per unirsi a un altro che offre loro maggiori vantaggi.
Corruzione e coinvolgimento, secondo Grajew, sono alimentati dal fatto che il presidente dispone di più di 20.000 posti politici, per i quali può scegliere i rappresentanti.
Secondo Grajew, Lula e il PT hanno perso l’occasione di realizzare la riforma politica – “madre di tutte le riforme” – che avrebbe garantito un’amministrazione forte sin dall’inizio del loro mandato, quando il sostegno popolare era alto.
La riforma politica poteva modificare la direzione del governo, ritrovatosi nel mezzo di un grave scandalo di corruzione per aiuti immorali al Congresso, comprese tangenti ai politici in cambio di voti, ha proseguito Grajew.
Secondo l’attivista, le riforme del sistema politico hanno come obiettivo risultati a lungo termine, per i futuri governi, e dovrebbero includere la creazione di altri strumenti, come la partecipazione dei cittadini alle decisioni del governo attraverso referendum.
Altre questioni discusse al Forum sono la lotta per i diritti delle donne, i problemi legati all’istruzione, l’arte e la cultura come fattori di sviluppo, le politiche urbane, e l’integrazione latino americana.

