SANTIAGO, 14 febbraio 2006 (IPS) – L’elezione della prima donna presidente in Cile, e la sua scelta di un gabinetto composto da un numero pari di ministri uomini e donne, rappresentano un segnale positivo per le aspirazioni politiche delle donne di questo paese ma attivisti e autorità concordano sul fatto che c’è bisogno di azioni ancora più concrete.
“Il Cile sta vivendo una vera e propria rivoluzione culturale. Tre anni fa, nessuno avrebbe immaginato che una società così maschilista e sciovinista come la nostra potesse eleggere un presidente donna”, ha detto all’IPS Paulina Weber, uno dei leader del Movimento per l’emancipazione femminile cileno (MEMCH).
Alle elezioni del 15 gennaio Michelle Bachelet, della Coalizione per la democrazia di centro-sinistra, che dal 1990 governa questo paese che conta 15,6 milioni di abitanti, ha ottenuto il 53 per cento dei voti, battendo l’imprenditore multimiliardario Sebastián Piñera, candidato dell’opposizione di destra.
Il 30 gennaio, prima di partire per le vacanze estive nel sud del Cile, la pediatra 54enne appena eletta alla presidenza ha designato il gabinetto dei ministri – che per la prima volta nella storia sarà composto da un numero eguale di uomini e donne – rispondendo così a una delle promesse principali della sua campagna.
Molti dei 10 ministri donne scelti dalla Bachelet sono stati assegnati a ministeri chiave, tra cui il Segretariato generale della presidenza, deputato alle relazioni col Congresso, che sarà guidato dall’avvocatessa socialista Paulina Veloso, e il Ministero della difesa, con a capo l’economista Vivianne Blanlot del Partito democratico (PPD).
Il neo-presidente socialista, che assumerà l’incarico l’11 marzo, ha poi nominato l’attrice Paulina Urrutia, un’indipendente, ministro della Cultura; Ingrid Antonijevic, del PPD, ministro dell’Economia; Clarisa Hardy, membro del Partito socialista di Bachelet, alla Pianificazione; e la socialista María Soledad Barría alla Sanità.
Le altre donne ministro sono Patricia Poblete e Laura Albornoz del Partito cristiano democratico, rispettivamente alla Pianificazione per l’edilizia urbana e ai Servizi nazionali per le donne. Karen Poniachik, un’indipendente, sarà al minerario, e Romy Schmidt del PPD al Ministero dei beni nazionali.
Ma secondo gli esperti, questi importanti cambiamenti non sono sufficienti ad assicurare un maggior numero di quote alle donne rispetto ai ruoli ricoperti “per elezione”, come sindaci, deputati e senatori, poiché rimangono ancora molti ostacoli per le donne nell’occupare posizioni di potere.
Nonostante un aumento della percentuale di “quote rosa” dal 10 al 20 per cento negli ultimi 15 anni, molte donne hanno difficoltà a conciliare la vita privata con il mondo del lavoro, soprattutto a causa dell’ineguaglianza dei ruoli all’interno delle famiglie.
Il nuovo ministro della cultura, la 37enne Paulina Urrutia, nota attrice di teatro, cinema e televisione, ha dichiarato in un’intervista ad una radio locale che, non avendo figli, ha programmato di posticipare la maternità per potersi dedicare al lavoro ministeriale a partire da marzo.
Alle elezioni parlamentari dell’11 dicembre, si sono presentati 37 donne e 204 uomini per 120 seggi alla Camera dei deputati, e nove donne e 57 uomini per i 20 posti al Senato. Sono stati eletti diciotto deputati donne, ossia il 15 per cento, e due senatrici, il 9,5 per cento sul totale.
Secondo Virginia Guzmán, vicedirettore del Centro DOMOS per lo sviluppo delle donne, l’elezione della Bachelet e il considerevole numero di donne nel suo gabinetto potrebbe avere un “effetto domino” sugli altri processi in favore dell’uguaglianza di genere.
Le donne – ha affermato – possono esercitare il potere in modo diverso rispetto agli uomini, “con più lavoro di squadra, meno gerarchie, maggiore apertura alla partecipazione della popolazione”, attirando così più donne capaci nei servizi pubblici.
Guzmán si dice fiduciosa della leadership che la squadra femminile della Bachelet potrà offrire, dal momento che professioniste come Veloso, Hardy e Barría siano da sempre attivamente impegnate nella battaglia per la parità di genere.
Secondo Weber invece i nuovi ministri donne potrebbero anche decidere di gestire il lavoro secondo uno stile più maschile, il che significherebbe tradire le promesse della campagna di Bachelet di lavorare in modo più partecipato, accogliente e di sostegno, prestando più attenzione ai problemi sociali.
A suo parere, Bachelet e le sue donne ministro non avranno vita facile, “perché la gente noterà ogni errore, visto che dalle donne ci si aspettano standard più altri che dagli uomini”.
Secondo l’attivista, questa è una chiara dimostrazione dello sciovinismo maschile che, sostiene, è emerso anche prima delle elezioni, quando nei dibattiti ci si chiedeva se la Bachelet sarebbe stata realmente in grado di misurarsi nel ruolo di presidente, una cosa mai discussa nel caso di candidati uomini.
Cecilia Pérez, ministro uscente dei servizi pubblici per le donne, ha detto all’IPS che il futuro delle pari opportunità in Cile sembra promettente, anche se sono necessarie azioni più concrete, come una legge sulle quote, per ottenere una migliore ripartizione delle posizioni di potere.
Pérez ha osservato che alcuni paesi hanno approvato leggi e sistemi di quote di diverso tipo, e che di solito si tratta di misure temporanee, in vigore “finché non viene raggiunto l’equilibrio”.
America Latina, Argentina, Bolivia, Brasile Colombia, Costa Rica, Repubblica dominicana, Panama e Venezuela hanno già delle leggi di questo tipo.
Molti prevedono che in Cile il dibattito sulle quote si trascinerà per molto tempo. Nel 2002 e 2004, i deputati della coalizione al governo e quelli dell’alleanza all’opposizione hanno presentato due diverse proposte di legge per regolamentare la questione, ma alla fine entrambe sono state respinte.
“Lo scorso anno si è discusso in ogni parte del paese, sia tra i legislatori che tra le organizzazioni della società civile, per capire se esiste un consenso nazionale sulla necessità di una legge sulle quote, così da poter proseguire nel dibattito su quale sia il meccanismo migliore”, ha sottolineato Pérez.
Pérez è rimasta sorpresa dal fatto che nelle discussioni alcuni legislatori donne abbiano criticato l’idea, sostenendo che una persona dovrebbe essere eletta solo in base al merito.
Intanto, il 3 febbraio, il futuro successore di Pérez, Laura Albornoz, ha dichiarato al giornale El Mercurio che avrebbe presentato al Congresso “una proposta di legge sulle quote per destinare il 40 per cento delle candidature nei partiti alle donne”.
L’iniziativa dovrebbe rientrare in un pacchetto che comprende anche un’altra proposta per modificare il cosiddetto “sistema elettorale binominale” delle elezioni legislative, che rende difficile assegnare seggi ai partiti piccoli che non facciano parte di una coalizione più ampia. La proposta di legge sarà discussa al Congresso di marzo.
La Bachelet ha anche proposto altre misure, tra cui una bozza da presentare al Congresso per fornire assistenza gratuita all’infanzia per le madri lavoratrici più povere, e la proposta di un codice sulle “buone prassi nell’occupazione e la non discriminazione nel settore pubblico”.
Weber ha dichiarato all’IPS che l’8 marzo, giornata internazionale della donna, circa 100 organizzazioni scenderanno in piazza per celebrare la nomina di queste donne cilene a ruoli politici di prestigio, un desiderio a lungo atteso dal movimento delle donne nazionale e mondiale.

