SVILUPPO-UE: Un fondo no-trust per l’Africa

BRUXELLES, 16 febbraio 2006 (IPS) – Alcuni gruppi della società civile sostengono che la proposta dell’Unione Europea di lanciare fondo fiduciario per gli aiuti all’Africa indipendentemente dalla Banca Mondiale non contribuiranno molto allo sradicamento della povertà.

La Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione Europea (Ue), ha presentato la settimana scorsa un progetto per finanziare lo sviluppo in Africa attraverso la Banca europea per gli investimenti (BEI), ente Ue per i prestiti agevolati.

Il finanziamento, che dovrebbe essere operativo entro giugno, offrirà sostanzialmente prestiti a basso interesse per infrastrutture relative a acqua, energia, trasporti e telecomunicazioni nell’Africa sub-sahariana, con un focus sui progetti di confine.

Il finanziamento – inizialmente di 60 milioni di euro (72 milioni di dollari) – servirà a sostenere la strategia Ue per l’Africa, approvata lo scorso dicembre con lo scopo di promuovere il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG). Gli obiettivi, concordati nel 2000, intendono ridurre la povertà e migliorare l’accesso a salute e istruzione.

Presentando l’iniziativa, il commissario Ue per lo sviluppo Louis Michel si è detto molto ottimista rispetto al fondo e si augura che le agenzie di sviluppo possano dare il loro contributo.

Secondo Michel, il fondo fiduciario può mettere l’Ue sullo “stesso piano” della Banca Mondiale, e dare maggior visibilità agli aiuti europei.

”È uno strumento innovativo che può davvero fare la differenza e fornire la risposta tanto attesa alle esigenze africane”, riferisce il commissario. “Nessun donatore può affrontare da solo l’enorme sfida di finanziare le infrastrutture fondamentali del continente…Invito tutti gli stati membri a convogliare una cifra sostanziale per aumentare gli aiuti destinati a questo ambizioso progetto”.

Philippe Maystadt, presidente della BEI, spera che il fondo riesca a sollevare il profilo dell’Europa, di fatto uno dei più importanti donatori nei progetti di sviluppo. “È paradossale, siamo i primi donatori, ma non veniamo riconosciuti come tali”.

Malgrado alcuni membri Ue abbiano accolto il finanziamento come un segnale positivo che indica un maggior impegno per l’Africa da parte dell’Unione, alcune organizzazioni non governative (Ong) sostengono che la BEI non sia in grado di fornire aiuti sostanziali allo sviluppo o a sradicare la povertà in Africa.

Le organizzazioni hanno criticato la BEI per la mancanza di trasparenza istituzionale e di adeguate procedure di distribuzione degli investimenti nei paesi in via di sviluppo, anche rispetto alle politiche di salvaguardia sociale e ambientale. ”La BEI non contempla procedure di salvaguardia per le popolazioni locali indigene o di recente insediamento e possiede conoscenze scarse sulle questioni di sviluppo, povertà o sviluppo sostenibile ambientale”, ha dichiarato all’IPS Magda Stoczkiewicz, coordinatrice politica della rete CEE Bankwatch.

”Nella situazione attuale, senza una conoscenza di base e procedure di distribuzione severe – fattori che faciliterebbero un’adeguata valutazione degli impatti di sviluppo e ambientali –, in Africa i progetti finanziati dalla BEI possono effettivamente fare più male che bene”, ha aggiunto Stoczkiewicz.

Klaus Schilder, della Weltwirtschaft, Ökologie & Entwicklung (WEED), Ong tedesca per la lotta alla povertà, ha accolto positivamente il crescente impegno della BEI in Africa, pur osservando come l’organizzazione “manchi attualmente di un mandato comprensivo sullo sviluppo” che regolerebbe le sue attività fuori dall’Europa.

”Nonostante la BEI, in quanto istituzione pubblica, dichiari di ispirarsi agli obiettivi politici e alle linee guida dell’Ue, non vi sono meccanismi specifici per valutare adeguatamente la coerenza delle sue operazioni con le politiche Ue (comprese quelle di sviluppo), né prima né dopo l’approvazione del prestito”, ha riferito all’IPS.

”Nei casi in cui l’Unione Europea non presenti modelli politici adeguati, la BEI si attiene a quelli della Banca Mondiale e alle politiche di altre IFI (istituzioni finanziarie internazionali); tuttavia, non esistono meccanismi o competenze specifiche all’interno della BEI che garantiscano il rispetto di tali politiche”, ha aggiunto.

Schilder teme inoltre che, al contrario della Banca Mondiale e della Banca asiatica di sviluppo, la BEI non disponga di “una procedura di contestazione indipendente” per le popolazioni danneggiate dai progetti fuori dall’Europa.

Il mandato principale della BEI è investire nell’Ue, ma i suoi prestiti a paesi extra-europei sono aumentati negli ultimi anni. L’istituzione è già coinvolta in alcuni progetti discutibili, come l’oleodotto Ciad-Camerun, la diga Nam Thun 2 in Laos, e diversi programmi di privatizzazione dell’acqua.

Secondo gli oppositori, la BEI ha ritenuto più importante garantire tassi agevolati al settore privato, soprattutto a società europee con interessi nei paesi in via di sviluppo, anziché soddisfare le richieste delle popolazioni più povere del mondo.

Gruppi non governativi stanno sollecitando l’Ue perché “metta il denaro dove sono le loro bocche”, e fornisca con urgenza le risorse aggiuntive necessarie se vuole contribuire a raggiungere gli Obiettivi del Millennio in Africa.

”Ulteriori risorse dedicate all’eliminazione della povertà e allo sviluppo sostenibile sono indispensabili per i servizi di base sociali e sanitari, per la lotta contro l’Hiv/Aids e le altre malattie infettive, e per migliorare il livello dell’istruzione”, sostiene Schilder.

”La Commissione Europea e la BEI possono essere decise a proseguire con questa nuova iniziativa, ma prima che si rischi di sperperare miliardi in Africa è inevitabile che i singoli stati membri dell’Ue e i paesi africani premano per mettere ordine all’interno della BEI,”, ha chiarito Stoczkiewicz. (FINE/2006)