DOHA, 18 giugno 2005 (IPS) – Di fronte alle crescenti ingiustizie dell’Occidente in tema di commercio e di investimenti, le 132 nazioni in via di sviluppo del mondo si sono riunite questa settimana nella capitale del Qatar per predisporre un piano d’azione che rafforzi la cooperazione Sud-Sud.
Poiché le alleanze economiche regionali continuano a proliferare – dall’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Association of South East Asian Nations, ASEAN) e l’Unione Araba del Maghreb, al Sistema economico dell’America Latina e alla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale – il Vertice del Sud a Doha ha posto il problema di come accelerare la crescita delle relazioni economiche e commerciali tra le nazioni in via di sviluppo.
”Dobbiamo trasformare la cooperazione Sud-Sud in uno strumento reale per il nostro sviluppo, pur riconoscendo che non può sostituire completamente le relazioni Nord-Sud”, ha detto all’IPS l’ambasciatore Nassir Abdulaziz Al-Nasser, rappresentante permanente del Qatar alle Nazioni Unite.
Il diplomatico ha dichiarato che il governo del Qatar – che ha ospitato il recente vertice e sponsorizzato lo scorso anno un Forum su commercio e investimenti – crede fermamente alla cooperazione Sud-Sud, proprio mentre si accentua la discriminazione nelle barriere commerciali, i debiti crescono, il prezzo delle materie prime crolla e diminuiscono gli aiuti allo sviluppo.
Secondo Al-Nasser, ”bisogna rafforzare l’unità e la solidarietà dei paesi in via di sviluppo, prerequisito necessario per una maggior capacità contrattuale del Sud nei forum internazionali multilaterali”.
L’incontro, svoltosi dal 15 al 16 giugno e istituito come vertice del Gruppo dei 77 (G77), si proponeva di designare i leader mondiali tra i 132 paesi membri del G77, la più vasta coalizione di nazioni in via di sviluppo.
Tra i rappresentanti attesi a Doha, vi erano il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, il Primo ministro del Bangladesh Khaleeda Zia, il Presidente del Libano Emile Lahoud, il Primo ministro malese Abdullah Haji Badawi, il Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e il Presidente venezuelano Hugo Chavez.
Il ministro dell’economia e del commercio del Qatar, lo sceicco Mohamed bin Ahmad bin Jassim Al-Thani, ha riferito che le esportazioni di Argentina e Brasile verso la Cina sono raddoppiate, e che il mercato cinese è divenuto la piazza più vasta per i paesi asiatici confinanti.
Nel 2003, ha dichiarato, circa la metà delle importazioni di Stati Uniti e Giappone e più di un terzo di tutte le importazioni dell’Unione Europea (Ue), sono arrivate dal Sud, e lo stesso può dirsi delle loro esportazioni verso i mercati del Sud.
Le Nazioni Unite hanno costituito un’Unità speciale per la cooperazione Sud-Sud all’interno del Programma Onu per lo sviluppo (UNDP), con l’obiettivo di favorire i legami tra le nazioni in via di sviluppo.
In un rapporto diffuso lo scorso dicembre, il direttore dell’Unità speciale Yiping Zhou ha dichiarato che l’importanza della cooperazione Sud-Sud “non si può concentrare esclusivamente in un periodo di rapida globalizzazione”.
”Il benessere del Nord (industriale) si costruisce su reti di cooperazione forti e interattive; se si vuole rimediare al profondo squilibrio tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, il Sud globale deve fare lo stesso“, ha proseguito.
Il concetto di cooperazione Sud-Sud ha fatto il suo primo ingresso importante durante una conferenza sulla collaborazione tecnica tra paesi in via di sviluppo tenutasi a Buenos Aires nel 1978.
Da allora, rivela il rapporto, i paesi in via di sviluppo hanno “innalzato il commercio e la crescita mondiale” a nuovi livelli.
Lo studio ha selezionato cinque paesi – Brasile, Cina, Cuba, India e Qatar – considerati tra i più attivi sostenitori della cooperazione Sud-Sud.
Il Brasile viene descritto come un leader in Asia e Africa, e non solo all’interno dell’America Latina. Secondo il rapporto, “il suo programma di sostegno ad altri paesi in via di sviluppo è uno dei più dinamici nei settori della pubblica amministrazione, sanità, istruzione, agricoltura, ambiente, energia e piccola impresa”.
La Cina, mercato di riferimento per l’esportazione delle materie prime dei paesi in via di sviluppo, ha sottoscritto un ampio spettro di accordi commerciali e di sviluppo, in particolare nel settore energetico.
Secondo la ricerca Onu, anche l’India sta emergendo come forza del mercato globale, soprattutto nell’industria delle tecnologie dell’informazione.
Entrambi i paesi hanno attualmente “programmi forti” per orientare altre nazioni in via di sviluppo e avviarle alla costruzione di una competenza istituzionale, impegnandosi anche con sostanziali finanziamenti a questo genere di progetti.
Secondo il rapporto, un precedente molto significativo si troverebbe nel sud-est asiatico, dove la cooperazione regionale si presenta come una combinazione di azioni basate su trattati governativi e iniziative del settore privato orientate al mercato.
All’inizio del 2005, le riserve di scambio asiatiche ammontavano a circa 2.400 miliardi di dollari, con 1.600 miliardi provenienti dai paesi in via di sviluppo della regione, tra cui Cina ed India. Nell’ottobre del 2003, l’ASEAN ha firmato “un accordo spartiacque“ per costituire una comunità economica entro il 2020. Cina e India sono diventati i primi paesi fuori dall’ASEAN – che comprende Brunei, Malesia, Tailandia, Filippine, Singapore, Indonesia, Laos, Vietnam, Cambogia e Birmania – ad accedere al Trattato di amicizia e cooperazione nel sud-est asiatico, che rinuncia all’uso della forza.
I paesi asiatici hanno inoltre firmato un accordo congiunto per un’autostrada panasiatica che colleghi 32 paesi già coinvolti nel progetto.
”Quando sarà completata – prosegue il rapporto – i problemi dell’Asia centrale lontana dal mare verranno attenuati e sarà facilitato il trasporto verso le capitali, i porti più importanti, le attrazioni turistiche e i centri industriali e commerciali”.
Inoltre, Bangladesh, Bhutan, India, Birmania, Nepal, Sri Lanka e Tailandia si sono accordati per creare una zona di libero mercato entro il 2017, mentre l’India realizzerà uno studio di fattibilità per costruire in Birmania un porto che funzioni da punto di snodo tra il sud e il sud-est asiatico.
Lo studio Onu ha ammesso che “esistono seri problemi in molti paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa, e in altri meno sviluppati, senza sbocchi sul mare, o nelle piccole isole”.
In ogni caso, l’attuale pianificazione per un’avanzata cooperazione Sud-Sud in Africa avviene per la maggior parte sotto l’egida dei 53 membri dell’Unione Africana (UA) e della Nuova partnership per lo sviluppo dell'Africa (NEPAD).
”Nel continente africano, strade, ferrovie, collegamenti aerei – quando esistono – sono spesso di bassa qualità, e le norme e disposizioni ufficiali rallentano ulteriormente il flusso di beni e persone all’interno dei paesi e attraverso i confini nazionali”, osserva il rapporto. Tutto questo, prosegue, impone pesanti costi al commercio.
La maggior parte degli oltre 20 mercati azionari africani sono sotto-capitalizzati e spesso mal attrezzati per le transazioni tra gli stati. Soltanto la Borsa di Johannesburg – il più importante mercato azionario africano, con una capitalizzazione di circa 180 miliardi di dollari – e le borse regionali di otto stati francofoni dell’Africa occidentale, favoriscono attivamente gli investimenti stranieri.

