GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE: La rovinosa agenda anti-abortista degli Stati Uniti

NAZIONI UNITE, 9 Aprile 2005 (IPS) – Come si prevedeva, gli Stati Uniti hanno nuovamente sollevato la delicata questione politica dell’aborto durante un meeting decisivo alle Nazioni Unite, rifiutando di riconfermare il fondamentale Piano d’azione approvato all’unanimità dalla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo (ICPD) del Cairo, nel 1994.

Con un emendamento, Washington ha espresso la volontà di sostenere il piano d’azione ICPD solo “a patto che non vi sia nulla in esso che riconosca il diritto all’aborto”.

”Come tutti sanno, la conferenza del Cairo ha chiarito che l’aborto è un problema nazionale, non internazionale”, ha detto all’IPS un delegato del Terzo Mondo.

“L’amministrazione Bush è ovviamente incline a sabotare questi incontri post-Cairo su una questione politica delicata definita fin dal 1994”, ha aggiunto.

Werner Fornos, presidente del Population Institute con sede a Washington, ha detto che il paragrafo 8.25 del Piano d’azione del Cairo adottato unanimemente nel 1994, afferma chiaramente che “l’aborto non deve assolutamente essere sostenuto come metodo di pianificazione familiare”.

“Potrebbe esservi indicazione più netta e concisa di questa?“, si è chiesto Fornos.

“Ancora una volta, l’amministrazione Bush lancia carne cruda per placare i fanatici fondamentalisti, che usano la questione dell’aborto come uno sleale stratagemma per reprimere la pianificazione familiare “, ha commentato Fornos all’IPS.

La mossa degli Usa è arrivata proprio alla vigilia della Giornata mondiale della salute (7 aprile), il cui slogan di quest’anno è “Make Every Mother and Child Count” (diamo valore a ogni madre e a ogni bambino), alla luce delle allarmanti cifre secondo cui una donna su 16 rischia la morte durante la gravidanza o il parto.

Gli esperti Onu osservano che la pianificazione familiare potrebbe ridurre la mortalità materna del 25 per cento.

Secondo diversi delegati, la decisione Usa di bloccare il consenso sulla risoluzione viene avallata da almeno quattro nazioni: Costa Rica, Nicaragua, Qatar ed Egitto.

Per Fornos è un peccato che un piccolo gruppo di paesi “cada in questo palese sotterfugio degli Stati Uniti”.

”Sono particolarmente costernato che l’Egitto – che ha ospitato la storica conferenza del Cairo – abbia scelto di unirsi a una opportunistica coalizione ostile, in un’inversione regressiva della ragione”, ha aggiunto.

La risoluzione, che tra l’altro riconferma il programma d’azione ICPD, si pensava venisse approvata all’unanimità alla fine dell’incontro della Commissione su popolazione e sviluppo (CPD) dell’Onu (4-8 aprile).

I temi della CPD sono popolazione, sviluppo e Hiv/Aids, con particolare enfasi sulla povertà.

La commissione prevede anche di discutere l’attuazione del programma d’azione ICPD e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale, tra cui quelli contenuti nella Dichiarazione del Millennio approvata a settembre 2000.

Ma l’amministrazione Bush, con il decisivo sostegno dell’ala destra cristiano-fondamentalista, ha cercato di dirottare la riunione della CPD – come anche diversi meeting precedenti – sollevando la questione dell’aborto.

Durante la conferenza Onu, durata due settimane, intesa a valutare i risultati della Quarta conferenza mondiale sulle donne (1995), l’amministrazione Bush ha imposto la propria agenda anti-abortista, scatenando forti proteste tra i paesi in via di sviluppo e le organizzazioni non governative (Ong).

La posizione anti-abortista ha anche minacciato di bloccare la riunione tenutasi al quartier generale dell’Onu il mese scorso, la cui priorità era promuovere l’uguaglianza delle donne.

Sebbene la delegazione Usa abbia poi cancellato l’emendamento, secondo il New York Times, il “danno” era già stato fatto.

“La delegazione Usa deve scusarsi per aver causato un’interruzione di una settimana”, dice il Times in un editoriale dal titolo “Aborto: il passo falso della squadra di Bush”.

”Proprio quando gli Stati Uniti dovrebbero guidare il mondo sul tema dell’uguaglianza femminile, l’amministrazione Bush ha scelto invece di prendere le distanze dai ministri e altri 6000 delegati governativi in un’importante conferenza Onu, per un accesso di fanatismo anti- abortista”, riporta l’editoriale.

All’incontro della CPD, Thoraya Obaid, direttrice esecutiva del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa), ha riferito ai delegati che i governi di tutte le regioni hanno ribadito l’impegno per il programma d’azione ICPD e per raggiungere l’accesso universale alla salute riproduttiva entro il 2015.

“Hanno riconosciuto che le questioni relative alla popolazione e alla salute riproduttiva sono centrali per la Dichiarazione del Millennio, e per creare un mondo dove tutti vivano liberi dalla paura e dal bisogno, in dignità e in pace”, ha dichiarato.

Obaid ha sottolineato inoltre che l’agenda del Cairo rappresenta “un contributo significativo alla riduzione della povertà e al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG)”.

Gli MDG prevedono di ridurre fame e povertà del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

Nel vertice di settembre 2000, 189 leader mondiali presenti si sono impegnati a realizzare tutti questi obiettivi entro il 2015. Ma la loro attuazione dipendeva essenzialmente dall’aumento degli aiuti allo sviluppo dei donatori occidentali.

Un secondo vertice, previsto per settembre a New York, esaminerà i progressi compiuti finora e definirà l’agenda di sviluppo mondiale per i prossimi dieci anni.

Obaid ha dichiarato che i miglioramenti più significativi nella riduzione della povertà estrema sono stati nell’est e sud dell’Asia, dove, solo dal 1990, più di 200 milioni di persone sono state sottratte alla povertà.

Ha poi affermato che, solo garantendo l’accesso alla pianificazione familiare, la mortalità materna può ridursi del 25 per cento e quella infantile fino al 20 per cento.

“Dopo cinque anni dall’inizio del millennio, abbiamo un’opportunità unica di trasformare in realtà il diritto allo sviluppo”, ha proseguito Obaid.

Secondo il piano d’azione ICPD, attuare i programmi sulla salute riproduttiva e per la raccolta e analisi dei dati sulla popolazione, dovrebbe costare circa 17 miliardi di dollari all’anno fino al 2000, e 18,5 miliardi fino al 2005.

Circa due terzi dei costi previsti verrebbero coperti dai paesi in via di sviluppo, e un terzo dalle donazioni della comunità internazionale.

Secondo le ultime cifre, – ha riferito Obaid -, i donatori hanno fornito circa 4,5 miliardi di dollari nel 2004, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari del 2000; e le previsioni per il 2005 sono incoraggianti.

“Esorto i donatori a proseguire così per raggiungere il traguardo del 2005, onorando i loro impegni e continuando, come promesso, ad aumentare i finanziamenti”, ha concluso Obaid.