GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE: Contro l’Aids, non basta la tradizionale "strategia ABC"

NAZIONI UNITE, 13 aprile 2005 (IPS) – Nonostante l’aumento delle risorse impiegate nelle campagne contro l’Hiv/Aids, che hanno raggiunto livelli mai visti prima d’ora, una folla di attivisti altrettanto cospicua chiede nuove terapie e strategie di prevenzione da indirizzare al numero incredibile di donne che vengono colpite dal virus.

Debrework Zewdie, direttrice del Programma della Banca mondiale sull’Hiv/Aids, all’inizio di aprile ha dichiarato alla Commissione su popolazione e sviluppo (CPD) che, tra il 1996 e il 2004, la comunità internazionale ha finanziato programmi per l’Hiv/Aids passando da 300 milioni a 6 miliardi di dollari all’anno.

Seppure lodando questo incremento, Zewdie ha affermato che non solo sarebbe necessario il doppio dei fondi per affrontare con successo la malattia, ma che le strategie per l’Hiv/Aids, per essere efficaci, richiedono anche uno spostamento di paradigma, da tempo atteso, nella sensibilità verso le tematiche di genere.

“Abbiamo bisogno di programmi rivolti contemporaneamente all’Hiv e alla salute riproduttiva”, ha detto. “Francamente, non capisco che cosa stiamo aspettando”.

In occasione della giornata mondiale della salute, si è parlato anche di salute femminile: gli esperti provenienti dalle Nazioni Unite (Onu) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è deplorato che molti governi, e la comunità internazionale, non diano sufficiente priorità al tema della mortalità materna, così come ad altri problemi.

In passato, per prevenire l’Aids si è puntato sul cosiddetto approccio “ABC”: astensione, fedeltà, uso del preservativo (Abstain, Be faithful, use Condoms). Questa strategia si è rivelata utile in alcune parti del mondo ma, secondo Unaids, è fallita nei paesi in cui le donne non hanno il potere di negoziare sulla fedeltà e sull’uso del preservativo da parte del partner, e dove è diffuso lo stupro.

Zewdie ha definito i programmi di astinenza una “causa persa”, osservando che i giovani che decidono di non avere rapporti sessuali non hanno in realtà bisogno d’aiuto. “Non sapevo che l’astinenza costasse del denaro, fino a qualche tempo fa”, ha detto.

Globalmente, la percentuale di casi di Hiv/Aids tra le donne è lievitato dal 41 al 50 per cento sin dal 1997, sfiorando il 75 per cento nei giovani tra i 15-24 anni nell’Africa subsahariana.

Circa 6000 donne comprese in questa fascia d’età muoiono ogni giorno di Aids. In Russia – ha segnalato Thoraya Ahmed Obaid, direttrice esecutiva del Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) -, le donne costituivano nel 2001 il 24 per cento dei casi di Hiv/Aids, mentre oggi hanno raggiunto il 40 per cento.

Per una malattia diffusasi inizialmente solo tra i gruppi ad alto rischio quali i tossicodipendenti, i lavoratori del sesso e gli uomini che facevano sesso con altri uomini, le ultime statistiche dimostrano chiaramente che il male si sta spostando verso le donne. Per gli esperti, questo cambiamento ne richiede un altro analogo nella strategia. Ma alcuni finanziatori, come gli Stati Uniti, sono ancora legati alla formula “ABC”.

Diverse ragioni spiegano perché oggi siano più colpite le donne, ma secondo Human Rights Watch, i principali fattori sono lo stupro, la vulnerabilità fisica alle infezioni, la mancanza di accesso a informazioni e servizi, il timore di effettuare test di controllo a causa dello stigma culturale, e l’incapacità di costringere il compagno alla fedeltà e all’uso del profilattico.

Integrare la vasta rete di strutture per la salute riproduttiva con quelle per la cura all’Aids è un compito colossale, ma non è un’idea nuova.

La necessità di questo spostamento di paradigma è già stata discussa nelle conferenze Onu degli anni ’90; menzionata tra gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) per ridurre povertà e malattie; sottolineata in un compromesso firmato l’anno scorso da governi, agenzie multilaterali, Onu e capi di Ong presso la Rockfeller Foundation di New York.

Nell’accordo si precisa che i programmi per l’Hiv/Aids e quelli per la salute sessuale e riproduttiva dovrebbero combinare gli sforzi, poiché “la stragrande maggioranza delle infezioni da Hiv si trasmette sessualmente o è associata a gravidanza, parto e allattamento”.

Si segnala anche che “tanto l’Hiv/Aids quanto la salute sessuale-riproduttiva hanno alla radice molte cause comuni, tra cui l’ineguaglianza di genere, la povertà e l’emarginazione sociale delle popolazioni più vulnerabili”.

Gita Sen, docente dell'Indian Institute of Management di Bangalore, India, ha dichiarato che incorporare gli ambiti della salute riproduttiva e dell’Aids è una faccenda delicata, poiché molte Ong e altri gruppi non vogliono essere sopraffatti.

“Dobbiamo stare attenti a non minacciare nessuno di venire integrato con qualcun’altro”, ha detto Sen in un incontro convocato da diverse agenzie dell’Onu e Ong la scorsa settimana. “Piuttosto, bisogna identificare e dare priorità a una serie di servizi e programmi su cui è necessario lavorare insieme”.

Alcuni paesi stanno aprendo la strada. S.Y. Quraishi, direttore generale dell’Organizzazione nazionale di controllo sull’Aids dell’India, ha illustrato nel dettaglio la presenza in India di programmi, e l’idea di nuovi progetti, rivolti ad uno spostamento di paradigma.

La nuova coalizione di governo dell’India progetta di incrementare il budget per i servizi sanitari in modo consistente, ha detto Quraishi, e il primo ministro Manmohan Singh, che ha parlato di promuovere “in modo aggressivo” l’uso del preservativo nel suo primo discorso alla nazione, ha promesso di estendere i programmi sull’Aids a tutti i ministri di governo.

Dei 5,1 milioni di casi in India, il 45 per cento riguarda le donne, e Quraishi prevede che la cifra raggiungerà il 50 per cento nei prossimi cinque anni. I fattori locali che danno impulso a questo cambiamento sono familiari – diffusa ignoranza della malattia, uomini indiani che preferiscono partner più giovani, il mito che dormire con una vergine può curare l’Aids, e il rifiuto degli uomini di usare il profilattico poiché, a detta loro, “non traggono piacere”.

Quraishi afferma che l’India intende aumentare proporzionalmente i centri di assistenza e di test volontario da 700 a 24.000. 170 università in India – segnala – hanno oggi programmi di educazione all’Aids gestiti dagli studenti, che usano metodi innovativi, come il teatro di strada.

Altre 60.000 scuole inferiori hanno programmi educativi sull’Aids, e l’obiettivo è arrivare a 150.000 entro i prossimi due anni.

“Dobbiamo prenderli da giovani prima che l’Aids se li prenda giovani”, ha detto Quraishi, che ha anche delle idee nuove per promuovere il sesso sicuro.

“Il preservativo è stato dipinto come anti-sesso. Bisogna creare un nuovo modello secondo cui darebbe invece maggiore piacere”. Quraishi suggerisce di produrre preservativi chiamati “tutta la notte” e pubblicizzare il messaggio: “se non hai preoccupazioni, lo fai meglio”, per incoraggiarne l’uso tra gli uomini indiani.

Un mantra ricorrente tra gli operatori dell’Hiv/Aids è che “la prevenzione è più economica della cura”, e alcuni studi dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) lo hanno dimostrato. Nel 2000, l’OIL ha rivelato che il costo della maggiore mortalità in Africa dovuta all’Aids ammonta a circa il 15 per cento del PIL del continente.

Entro il 2020, l’OIL prevede che la forza lavoro si ridurrà dal 5 al 35 per cento in 38 paesi, a causa della malattia. Quanto alla carenza di insegnanti, secondo la Banca mondiale ciò aumenterà da 450 a 550 milioni di dollari all’anno i costi per completare l’educazione primaria universale in 33 paesi africani a basso reddito entro il 2015, uno degli Obiettivi di sviluppo del millennio.

Gli operatori evidenziano che l’integrazione dei servizi sanitari riproduttivi non è sufficiente. La nuova strategia deve coinvolgere uomini e ragazzi nell’educazione e nei programmi sull’Aids, aumentare la disponibilità di contraccettivi, compreso il profilattico femminile, estendere l’educazione sessuale ai giovani, e ampliare l’accesso all’assistenza e alle strutture per le terapie, in particolare quelle incentrate sui test di controllo, sulla pianificazione familiare e sul prevenire la trasmissione della malattia di madre in figlio.