IMPATTO TSUNAMI: 100 giorni dopo, diritti umani ancora ignorati

BANGKOK, 8 aprile 2005 (IPS) – Cento giorni dopo lo tsunami del 26 dicembre che ha travolto le coste dell’Oceano Indiano uccidendo più di 290.000 persone, la transizione dal regime di aiuti ad un contesto di ripresa dovrebbe essere pienamente avviata. Ma gli attivisti segnalano una scarsa attenzione dei governi verso i diritti umani dei sopravvissuti all’onda mortale.

“Molti governi non stanno osservando i principi guida dell’Onu sugli aiuti umanitari nelle aree colpite, che, anzi, in molti casi vengono ignorati”, ha osservato Pichaya Fitts, consulente dell’ente regionale per i diritti umani Forum Asia, con sede a Bangkok.

Secondo le linee guida dell’Onu, ogni stato ha la piena responsabilità di assistere le vittime di qualsiasi emergenza che si sia verificata entro le proprie frontiere.

Fitts è l’autrice del rapporto del Forum Asia su “Tsunami e diritti umani 100 giorni dopo”, presentato all’inizio di aprile in conferenza stampa.

“Purtroppo – ha dichiarato Fitts ai giornalisti -, in quasi tutti i paesi colpiti dallo tsunami, i gruppi più vulnerabili sono le donne, i bambini e gli sfollati”.

“Per i gruppi vulnerabili in ogni paese colpito, lo tsunami ha inasprito le discriminazioni economiche e sociali già esistenti nei loro confronti, peggiorando la loro condizione”, ha aggiunto Fitts.

Forum Asia ha sollecitato le agenzie governative di Indonesia, Tailandia, Sri Lanka e India, incaricate di istituire e gestire i campi temporanei per i sopravvissuti, ad adeguarsi pienamente agli standard internazionali sui diritti umani.

“All’interno di ogni campo provvisorio, bisogna garantire e tutelare la sicurezza fisica e psicologica delle donne”, si legge nel rapporto. “Ciò vuol dire adeguate misure per prevenire e curare ogni abuso, molestia e minaccia, come anche lo sfruttamento, fisici o sessuali”.

L’ente per i diritti umani ha riferito che, nonostante i resoconti di donne vittime di abusi sessuali dentro e fuori i campi di soccorso, nella provincia indonesiana di Aceh – dove lo tsunami ha causato 220.000 vittime – le Ong (organizzazioni non governative) non sono state in grado di confermare nessun caso.

“Nessuna vittima o testimone si è fatto avanti per confermare queste voci, forse perché preoccupati per la propria sicurezza o temendo l’ostracismo o lo stigma sociale”, ha sottolineato Fitts.

Nella città sudorientale indiana di Chennai, tuttavia, il gruppo regionale per i diritti ha segnalato il caso di una sopravvissuta di quindici anni, stuprata mentre dormiva su una piattaforma in un campo, insieme ad altre vittime dello tsunami, e poi uccisa. La mancanza di spazio nei campi – ha riferito il gruppo – ha anche costretto alcune donne a dormire sotto un albero con i propri figli.

Forum Asia ha accusato i governi di non adottare le misure necessarie per prevenire gli abusi contro le donne sopravvissute.

“Le donne nell’Asia sud-orientale e meridionale hanno sopportato violenze, sfruttamento, abusi fisici e discriminazioni, nel corso della storia documentata. Alcuni dei paesi colpiti dallo tsunami, in particolare Indonesia e Sri Lanka, hanno una lunga esperienza di donne allontanate a causa della violenza politica e di guerre civili”, si legge nel rapporto di Forum Asia.

“Perciò, i governi di questi paesi hanno tutte le ragioni per prevenire l’aumento di violazioni e abusi contro i diritti delle donne, e avrebbero dovuto adottare misure precauzionali”.

Il rapporto di Forum Asia esprime anche forti timori per la corruzione e l’atteggiamento ambiguo dei governi nella distribuzione degli aiuti umanitari.

“Consideriamo anche la corruzione una violazione dei diritti umani, poiché quando si sottraggono gli aiuti destinati a persone che ne hanno un disperato bisogno, queste persone vengono private sostanzialmente degli aiuti umanitari”, ha commentato Fitts.

“In Tailandia, alcune persone hanno lamentato di non ricevere un risarcimento adeguato, mentre altre avrebbero ricevuto il 30 per cento in meno dei risarcimenti previsti. E senza che fosse data alcuna spiegazione”, ha aggiunto.

“In Indonesia, si è saputo di soldati che rubavano il cibo destinato ai sopravvissuti di un campo profughi, mentre in India hanno riferito di sacchi di riso con il marchio di agenzie umanitarie in vendita nei negozi al dettaglio”.

l’Indonesia è risultata al quinto posto in un sondaggio di Transparency International sulla percezione della corruzione.

Transparency International ha anche evidenziato che, quando gli sforzi umanitari passano alla ricostruzione su larga scala, l’industria edile può subire ripercussioni negative.

“Ci sono circa 1,7 milioni di sfollati a causa dello tsunami – ha riferito Fitts – e oltre 400.000 abitazioni distrutte in sei paesi. Il diritto all’alloggio è fondamentale, ma ci sono molte persone senza scrupoli pronte a truffare i sopravvissuti”.

“Mentre i governi affrontano la difficile questione di come e dove ricostruire, i rifugi temporanei spesso diventano semi-permanenti”, ha osservato.

“Ad Aceh, il governo indonesiano ha comunicato che per passare dai campi agli alloggi permanenti ci vorranno fino a due anni. Puoi immaginare la situazione di chi deve stare in un campo per due anni: come fanno a vivere, a mandare i loro figli a scuola?”.

“Aceh è sempre stata famosa per la forte identità comunitaria, perciò evacuare le persone mettendole in campi temporanei per un lungo periodo avrebbe un impatto psicologico tremendo su di loro”, ha aggiunto Fitts.

Secondo Forum Asia, tutti i sopravvissuti allo tsunami dovrebbero avere il diritto di tornare nella terra in cui vivevano, se lo desiderano, senza discriminazioni.

“Se le case possono essere riparate, si deve rispettare il diritto dei loro proprietari di recuperarle e riprenderne possesso”, dichiara il rapporto del gruppo per i diritti umani. “Qualsiasi restrizione ingiustificata al rientro significa lo sgombero coatto, che è illegale per la legge internazionale”.