BRUXELLES, 11 marzo 2005 (IPS) – Domanda: La riduzione della povertà deve essere al centro della politica di sviluppo dell’Unione Europea?
Anche se una risposta affermativa può sembrare ovvia, i cittadini europei hanno capito che in fondo non è poi così evidente.
La questione – se la lotta alla povertà mondiale debba essere una priorità per la politica di sviluppo dell’Unione Europea (Ue) – è al centro di un processo di consultazione pubblica, nel quale la Commissione Europea spera di coinvolgere l’insieme dei 450 milioni di cittadini del blocco.
L’organo esecutivo dell’Ue sta attualmente riesaminando la sua politica di sviluppo degli ultimi cinque anni, e chiede ai cittadini europei – con una consultazione on-line di otto settimane che si concluderà il 19 marzo – la loro opinione sul futuro degli aiuti europei ai paesi più poveri del mondo.
Nel messaggio principale della dichiarazione sullo sviluppo del 2000, il primo obiettivo della politica dell’Ue su questo tema era combattere la povertà mondiale. Ma oggi sembra che la Commissione non sia più sicura della validità di quel principio.
Nella pagina web d’apertura delle consultazioni, il commissario Ue per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, Louis Michel, dichiara che gli obiettivi per la cooperazione allo sviluppo dell’Unione sono in fase di revisione, “date le nuove priorità emerse per l’azione esterna della Ue e le pressioni sulla cooperazione”.
Michel afferma che il processo accelerato della globalizzazione, le nuove priorità politiche in una Ue allargata, e il bisogno emergente di un consenso internazionale più solido, riflessi in un insieme di accordi come gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) dell’Onu, oltre al dibattito sull’efficacia degli aiuti, hanno reso necessario migliorare la cooperazione, ”ed estendere la portata degli accordi di partnership con i paesi in via di sviluppo”.
Il questionario on-line, aperto a individui e organizzazioni, copre un insieme di 14 questioni relative allo sviluppo, come sicurezza e commercio, immigrazione, stanziamento di risorse finanziarie e ambiente.
Tra le varie domande a scelta multipla, viene chiesto quali dovrebbero essere gli obiettivi principali di una nuova politica Ue per lo sviluppo, che relazione debba avere questa politica con l’agenda della sicurezza, e quali paesi dovrebbero essere coinvolti nelle politiche di sviluppo.
La Commissione propone diverse risposte possibili. Per esempio, alla prima domanda sugli obiettivi di una nuova politica dell’Ue per lo sviluppo, si suggerisce:
– solo gli Obiettivi di sviluppo del millennio; – La Dichiarazione del Millennio, che comprende gli MDG e altri obiettivi come pace, protezione dell’ambiente, diritti umani, democrazia e buon governo, particolari bisogni dell’Africa; – quanto elencato sopra, più altri obiettivi di azione esterna relativi a politica estera e commerciale orientati verso la prosperità, la pace e la sicurezza globale; – i principi sono più importanti degli obiettivi, ovvero, coerenza di tutte le politiche Ue e maggiore complementarità tra Ue, Stati membri e Commissione.
La Commissione dichiara che terrà conto di tutti i contributi e pubblicherà un rapporto con i risultati del sondaggio, prima di avanzare le proprie proposte.
Mentre molti esperti di sviluppo accolgono favorevolmente il processo di consultazione e riconoscono la necessità di migliorare la consapevolezza dei cittadini europei sulla politica di sviluppo, altri affermano che la consultazione on-line è solo un piccolo passo in una discussione più ampia sui temi dello sviluppo.
”La revisione offre l’opportunità di promuovere un ampio dibattito in Europa sulla cooperazione dell’Unione con i paesi in via di sviluppo”, ha detto all’IPS Simon Stocker, direttore della rete per lo sviluppo Eurostep con sede a Bruxelles. “Purtroppo il processo, nella sua forma attuale, farà molto poco per favorire quel dibattito, essendo troppo breve e limitato per una diffusione adeguata, anche negli stessi paesi in via di sviluppo”.
Il risultato sarà una consultazione essenzialmente limitata a ”chi è già interessato e informato sulle politiche Ue per lo sviluppo”, ha aggiunto.
Sven Grimm, ricercatore presso l’Overseas Development Institute (ODI) di Londra, uno dei principali centri di ricerca su sviluppo internazionale e questioni umanitarie, teme che la consultazione non avrà molto seguito.
”Bisogna interpellare sia gli esperti che il pubblico più vasto, e questi due livelli richiedono processi diversi” ha detto Grimm all’IPS. ”Ritengo che si potesse fare molto di più per promuovere questo forum on-line nella comunità. Consultazione e comunicazione hanno bisogno di ampiezza e profondità per acquisire rilievo. In sostanza, è il momento di una preparazione scrupolosa e di una strategia di comunicazione adeguata”.
Le preoccupazioni sui limiti del processo di consultazione sembrerebbero del tutto fondate.
Un sondaggio del mese scorso ha mostrato che la consapevolezza pubblica delle attività dell’Ue nella cooperazione allo sviluppo è limitata: più di tre quarti non sanno dei contributi Ue ai paesi più poveri del mondo, nonostante l’Europa sia il principale donatore.
La ricerca, condotta da Eurobarometer, il centro della Commissione Europea per l’opinione pubblica, ha rilevato che circa l’88 per cento degli europei non ha mai sentito parlare degli MDG, tra i cui obiettivi c’è la spinta a dimezzare la povertà estrema e ad assicurare l’accesso universale all’istruzione primaria entro il 2015.
Anche le organizzazioni non governative (Ong) per lo sviluppo, che dovrebbero con maggiore probabilità fare uso della consultazione, temono che essa non sia abbastanza approfondita.
”Il sentimento generale è che le opzioni suggerite non siano sufficienti per le risposte che vorremmo dare”, ha dichiarato Stocker. “Sembra esserci anche un interrogativo di fondo sull’eliminazione della povertà come obiettivo fondamentale di una futura dichiarazione di politica per lo sviluppo, perciò le Ong stanno preparando delle proposte scritte”.
Grimm afferma che il dibattito dovrebbe essere ricondotto agli Stati membri.
”La Commissione e gli Stati membri devono avviare una discussione importante per stabilire cosa si intende per riduzione della povertà, e come affrontare il problema nei diversi paesi”, ha dichiarato. ”Il dibattito non è della stessa natura in tutti gli Stati. La Commissione deve iniziare attivamente la discussione, e orientarla in particolare verso i propri strumenti nei paesi a medio e basso reddito”.
Secondo Stocker, la risposta all’interrogativo essenziale del dibattito è scontata.
”Siamo certi che l’obiettivo primario rimanga l’eliminazione della povertà, e che gli MDG debbano essere identificati come obiettivi chiave per raggiungere questo traguardo fondamentale. Ma bisogna anche prestare maggiore attenzione all’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e assicurare l’inclusione sociale”, ha concluso.

