NEW YORK, 10 marzo 2005 (IPS) – Le formule economiche neoliberiste e una silenziosa ritirata dagli impegni per il diritto alla salute riproduttiva stanno minando le lotte per l’uguaglianza delle donne e lo sviluppo economico e sociale in America Latina, secondo quanto dichiara un nuovo rapporto dell’Onu diffuso la settimana scorsa.
Lo studio, intitolato ”Sesso ed emisfero: Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) e salute sessuale e riproduttiva in America Latina e Caraibi”, è finanziato dalla Federazione internazionale per la pianificazione familiare (IPPF) e si basa su due incontri tenutisi lo scorso autunno a New York e Rio de Janeiro.
Gli MDG prevedono, entro il 2015, di ridurre la fame e la povertà del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; abbattere di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.
In ogni caso, si legge nel rapporto, tra i sostenitori della battaglia per la salute riproduttiva, c’è chi è rimasto deluso dagli Obiettivi del millennio, per la scarsa attenzione rivolta ai diritti per la salute sessuale e riproduttiva.
”Nessuno degli otto MDG prevede l’accesso universale alla salute riproduttiva, come si sarebbe auspicato, trattandosi di una sintesi delle grandi conferenze degli anni ‘90”, ha dichiarato Carmen Barroso, direttrice della IPPF per l’emisfero occidentale, che ha partecipato a entrambi gli incontri di New York e Rio.
”Sebbene le donne non siano del tutto ignorate – gli obiettivi parlano di Hiv, salute materna e uguaglianza di genere – la questione centrale dell’accesso universale è assente”, ha detto Barroso all’IPS. “Sembra un approccio troppo meccanico ad un problema complesso”.
Secondo molti attivisti, bisogna continuare a usare le agende approvate alle conferenze del Cairo (1994) e di Pechino (1995) per il sostegno e le decisioni politiche, chiarendo che una cosa non esclude necessariamente l’altra.
”Al Cairo, è stato scelto un approccio olistico alle tematiche sulla popolazione – ha ricordato Barroso -, rivolto ai diritti e alla salute riproduttiva nel contesto della loro dimensione sociale, economica e politica”.
Il rapporto avverte che i governi occidentali potrebbero non prestare la dovuta attenzione agli MDG, non ritenendoli adeguati alla realtà dei paesi a medio e basso reddito.
In America Latina e Caraibi, per esempio, solo pochi governi si sono impegnati a stabilire la strategia di riduzione della povertà, che costituirà il programma per il raggiungimento degli obiettivi.
Una possibile risposta consiste nel dare agli MDG una maggiore specificità regionale. Ad esempio, per l’America Latina, regione molto più ricca rispetto all’Africa sub-sahariana, significherebbe correggere gli indicatori, forse troppo bassi.
Lo studio osserva che alcuni progressisti si sono rifiutati di discutere gli effetti della religione – cioè della Chiesa Cattolica – e della cultura sullo sviluppo della donna in America Latina, a loro stesso danno.
”La questione è molto complessa: il Vaticano è sempre dalla parte del bene, quando si tratta di povertà o di diritti umani, ma poi si ostina a non voler considerare la pianificazione familiare come elemento fondamentale per i diritti umani”, ha dichiarato Frances Kissling, presidentessa dei Catholics for a Free Choice, presente all’incontro di Rio.
”L’intransigenza è vincolante”, ha dichiarato Kissling in un’intervista. “In generale, i comuni cattolici non ascoltano il Vaticano su tali questioni, sebbene esso abbia influenza su molti ministeri della salute e tenti di bloccare l’accesso ai servizi”.
Kissling ha inoltre condannato gli attuali sforzi degli Stati Uniti per imporre sulla comunità internazionale una visione più conservatrice dei diritti delle donne.
In uno degli ultimi scontri, scoppiato durante una conferenza sulle donne alle Nazioni Unite all’inizio di marzo, la delegazione Usa ha tentato di imporre il consenso su un emendamento alla Piattaforma di Pechino, in cui si afferma chiaramente che i diritti riproduttivi contenuti nel documento ”non includono il diritto all’aborto”.
”All’Onu, il bicchiere è sempre o mezzo vuoto o mezzo pieno”, ha detto seccamente Kissling. “Io direi che il bicchiere è mezzo pieno, ma non ci si può aspettare molto di più quando un tema (i diritti delle donne in tema di riproduzione) è così controverso per uno dei membri più importanti” .
”La mobilitazione di un impegno ad alto livello nel processo degli MDG è uno strumento importante, e vi sono segnali di speranza. Ma l’intransigenza Usa sta portando ad una polarizzazione e, in sostanza, ad una battaglia culturale. È una distrazione, ma una distrazione molto significativa”.
Barroso concorda: “È molto triste e ironico al tempo stesso: il paese che dovrebbe guidare, preme nella direzione opposta”, ha detto. “È sorprendente che il pubblico americano permetta tutto questo; solo una piccola minoranza ha dirottato l’agenda.”
”In ogni caso, c’è una forte mobilitazione contro gli Usa, che sono stati ripetutamente sconfitti ai meeting regionali”.
Altre attiviste, come Mariama Williams, della rete DAWN con base in Jamaica, hanno accusato degli scarsi progressi nell’uguaglianza di genere le istituzioni finanziarie internazionali, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, che influenzano i governi a stabilire come obiettivi il taglio delle tasse, l’abbattimento delle barriere tariffarie e il pagamento di debiti che “hanno poco o nulla a che vedere con la costruzione del capitale sociale”.
Inseguire queste priorità non solo non produce investimenti pubblici su salute e istruzione, ma porta di fatto a disinvestire in questi settori, dichiara Williams nel rapporto.
”In realtà, la nostra politica commerciale è contraria alla riduzione della povertà e allo sviluppo umano. Non c’è coerenza tra l’agenda degli MDG e i programmi commerciali, macro-economici e finanziari”.
”Stiamo integrando commercio e finanza tramite un collegamento tra Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), oggi legate formalmente in un processo coerente per assicurare che il loro lavoro non sia in conflitto con l’agenda per il commercio”, ha osservato Williams.
”Tuttavia, manca un legame analogo tra sviluppo e diritti umani: credo sia questo l’ostacolo principale, anche con i finanziamenti adeguati”.
Esperti regionali citano la rottura potenzialmente disastrosa di trattati ad ampio raggio come l’Accordo di libero commercio delle Americhe, attualmente in fase di negoziato tra molti paesi di America Latina e Caraibi e gli Stati Uniti.
Sul tema dei farmaci per l’Hiv/Aids, osservano gli studiosi, gli Usa hanno sistematicamente considerato quattro o cinque punti flessibili in un accordo globale sui brevetti, chiamato ”Diritti di proprietà intellettuale: aspetti relativi al commercio”, per assicurarsi che, attraverso questi accordi di libero scambio, i governi rinuncino alla loro capacità di garantire farmaci generici più economici.
Questi problemi sono amplificati nei Caraibi, al secondo posto nel mondo per grado di diffusione del morbo, dopo l’Africa sub-sahariana.
Ma le attiviste non si scoraggiano.
”Gli MDG offrono un’importante opportunità di fare progressi nel campo della salute riproduttiva”, ha dichiarato Kissling. ”E in America Latina vi è un forte sviluppo nel settore delle Ong e dei movimenti per i diritti delle donne”.
”Si eleggono governi sempre più progressisti”, ha osservato.”Il pensiero anti-imperialista ha raggiunto livelli molto alti, e c’è una forte volontà di non sottomettersi agli Stati Uniti”.

