DIRITTI: Basta con scuse e ritardi, il messaggio delle donne all’Onu

NAZIONI UNITE, 1 marzo 2005 (IPS) – Migliaia di donne leader provenienti da tutto il mondo si sono riunite presso la sede dell’Onu in un summit internazionale per valutare ciò che gli Stati membri dell’Onu hanno fatto, negli ultimi 10 anni, per garantire pari diritti alle donne in tutti gli ambiti della vita.

Nel corso del quarto vertice mondiale del 1995 tenutosi nella capitale cinese, Pechino, furono avanzate richieste specifiche per abrogare ogni legge che discriminasse le donne, e adottare politiche per promuovere l’uguaglianza di genere nella vita pubblica.

In che misura si è riusciti oggi a tradurre quelle parole in azioni? Secondo alti funzionari dell’Onu e importanti organizzazioni non governative, le risposte sono ancora insufficienti.

“Non siamo soddisfatte”, ha dichiarato Kyung-wha Kang, a capo della Commissione Onu sulla condizione delle donne (CSW), composta da 45 membri. “C’è ancora molto da fare”.

Carolyn Hannan, alto funzionario presso il Dipartimento affari economici e sociali dell’Onu, è della stessa opinione: “In alcuni settori ci sono stati dei progressi, in particolare nell’istruzione delle ragazze e nei diritti legali per le donne. ..Ma ci sono molti indicatori negativi che richiedono interventi urgenti”.

Ad esempio, il protrarsi della violenza contro le donne, le scarse opportunità economiche e una iniqua rappresentanza nelle prese decisionali, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri.

A Pechino, i capi di governo avevno concordato l’adozione di politiche per riservare alle donne il 30 per cento dei seggi parlamentari. Ma dieci anni dopo, solo il 15 per cento di tutti i parlamentari nel mondo sono donne.

Esperti di sviluppo delle Nazioni Unite e leader della società civile suggeriscono che, seppure alcune tendenze dell’economia mondiale abbiano avuto un impatto positivo sulla vita delle donne, ve ne sono altre che hanno indebolito la loro lotta per l’uguaglianza economica e politica.

Pur constatando un aumento delle opportunità economiche e di relazioni, grazie ad un maggiore accesso alle tecnologie dell’informazione, essi osservano che milioni di donne nel mondo impiegate nell’agricoltura diventano sempre più povere. Una situazione dovuta al passaggio dalla produzione alimentare alla coltivazione commerciale.

Alcuni esperti sottolineano che, a parte queste tendenze di globalizzazione economica, anche la maggiore escalation militare compromette la lotta femminile per la parità economica e politica.

“Considerando l’enfasi posta dai governi sulle spese militari, le donne perdono terreno”, osserva June Zeitlin, direttrice esecutiva della statunitense Organizzazione per l’ambiente e lo sviluppo delle donne (WEDO), una vasta rete di centinaia di gruppi provenienti da ogni regione del mondo.

Attualmente, più di 900 miliardi di dollari all’anno vengono spesi nelle forze armate. Ridurre della metà la povertà nel mondo entro i prossimi dieci anni, uno degli Obiettivi di sviluppo di millennio (MDG) dell’Onu, costerebbe appena 50 miliardi di dollari all’anno in aiuti allo sviluppo.

Tra gli MDG vi sono: ridurre del 50 per cento fame e povertà; educazione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; invertire la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

“C’è molta retorica – sostiene Zeitlin – ma nessun miglioramento”.

Kang e altri funzionari dell’Onu sembrano soddisfatti dei progressi nel campo giuridico che tutelano le donne dalla discriminazione e dalla violenza. Ma non è lo stesso per molti gruppi della società civile.

Equality Now, un gruppo per la difesa dei diritti internazionali, sottolineava in un rapporto pubblicato l’anno scorso che nonostante le promesse fatte a Pechino, più di 40 paesi erano ancora riluttanti a cambiare le leggi per istituzionalizzare la discriminazione contro le donne.

In molti paesi, segnala il rapporto, la violenza subita dalle donne è sancita dallo Stato, poiché la legge assolve pratiche quali “il delitto d’onore”, lo stupro coniugale o le percosse sulla moglie.

“Cambiare la legge è solo un primo passo, verso un impegno nei confronti della violenza e discriminazione contro le donne”, afferma Taina Bien-Aime, direttrice esecutiva di Equality Now. “Come fanno i governi a dirsi impegnati per la parità tra i sessi, quando non riescono ad eliminare neppure la più lampante legge discriminatoria?”.

Due giorni prima dell’incontro, il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha sollecitato i governi a prendere in seria considerazione questo tema.

“Raddoppiare gli sforzi per combattere la violenza contro donne e bambine” – ha dichiarato Annan – “ciò significa autorità nel mostrare, ad esempio, che quando si tratta di violenza contro donne o bambine, non c'è alcun presupposto per essere tolleranti né alcuna scusa plausibile”.

Annan ha pubblicato di recente un ampio rapporto, in cui 135 nazioni rispondono alle domande sui passi compiuti fino ad oggi per promuovere l’uguaglianza di genere. Il rapporto valuta i progressi realizzati nell’ambito di questo impegno a Pechino e in un successivo incontro di valutazione dell’Assemblea Generale, tenutosi a New York cinque anni fa.

Secondo alcuni funzionari dell’Onu, il rapporto rappresenta un punto di partenza per i futuri dibattiti sull’attuazione della Piattaforma d’azione di Pechino. In esso si focalizzano temi centrali come povertà, educazione, salute, violenza, conflitti armati, opportunità economiche, impiego flessibile e part-time, e lavoro in casa.

Altri argomenti esaminati nel rapporto sono il traffico illecito di donne e bambine, Hiv/Aids, donne indigene, tecnologie dell’informazione, il ruolo di uomini e bambini e il confronto con gli MDG.

A settembre di quest’anno è previsto un incontro internazionale per valutare i progressi realizzati finora nel cammino per raggiungere gli MDG. Secondo i funzionari Onu, l’esito delle discussioni delle prossime due settimane dovrebbe avere un impatto importante sul dibattito circa il futuro del progetto di base.

“Se non si raggiungerà l’uguaglianza di genere, sarà impossibile realizzare questi obiettivi, che si tratti di povertà o di alfabetizzazione”, ha detto Kang.

L’incontro durerà fino all’11 marzo, quando i delegati dovrebbero rinnovare la loro adesione alla Piattaforma d’azione di Pechino.