BRUXELLES, 2 marzo 2005 (IPS) – Secondo alcuni gruppi ambientalisti e per lo sviluppo, la proposta dell’Unione Europea di inviare i pescherecci da rottamare nelle aree colpite dallo tsunami potrebbe costituire un danno, più che un vantaggio.
La Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione Europea (Ue), ha annunciato lo scorso gennaio un programma per il trasferimento di circa 1100 pescherecci, che hanno tra i 5 e i 20 anni di vita, verso i sette paesi più colpiti dalla catastrofe: India, Indonesia, Maldive, Myanmar, Somalia, Sri Lanka e Tailandia.
Il danno alla pesca nei paesi devastati dallo tsunami ha messo in pericolo il sostentamento di centinaia di migliaia di famiglie.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha dichiarato ai primi di febbraio che lo tsunami è costato all’industria del pesce dei paesi colpiti circa 393 milioni di euro (520 milioni di dollari).
La FAO afferma che 111.073 imbarcazioni da pesca risultano distrutte o danneggiate; 36.235 motori di barche sono dispersi o hanno subito danni irreparabili, e 1,7 milioni di unità per la pesca – come reti, paranchi o equipaggiamenti simili – sono andate distrutte.
L’agenzia stima che il costo per riparare porti e infrastrutture sarebbe di circa 151 milioni di euro (200 milioni di dollari).
Molte organizzazioni della società civile temono che la proposta della Ue possa avere ulteriori effetti disastrosi sulle comunità locali di pescatori, poiché nel progetto non viene specificato chi riceverà le barche e chi avrà il controllo sul prodotto pescato.
La FAO – agenzia designata al coordinamento degli aiuti nell’area colpita – dichiara di non aver ricevuto richieste di imbarcazioni da parte di paesi della regione, e avverte che l’offerta della Ue potrebbe provocare “una dannosa eccedenza di capacità della pesca”.
Il dipartimento FAO per la pesca segnala che, anche prima della catastrofe, la capacità eccessiva costituiva un serio problema in alcune delle riserve costiere della regione, e ribadisce che nella ricostruzione ciò deve essere evitato.
”Le riserve di pesca nei paesi colpiti hanno chiaramente bisogno di un ampio ripristino”, ha dichiarato Ichiro Nomura, vice direttore generale del dipartimento pesca della FAO. “Ma se i nuovi pescherecci e l’attrezzatura arrivano dall’estero senza un programma attento, esiste il rischio reale di una capacità di pesca sproporzionata, il che rappresenterebbe un danno più che un vantaggio”. L’eccesso di pesca può infatti nuocere alle scorte di pesce, e portare l’industria ittica al collasso.
”Mantenere un equilibrio tra l’attività della pesca e ciò che gli approvvigionamenti locali possono sostenere aiuterà a garantire una produttività continua delle industrie nella regione, e le generazioni future potranno farvi affidamento come fonte di alimentazione e di reddito”, ha dichiarato Nomura.
Il gruppo ambientalista WWF teme anche che le imbarcazioni non siano adatte alle comunità locali di pescatori, sottolineando che i pescherecci europei sono molto diversi dalle imbarcazioni costiere di India, Indonesia o Sri Lanka, e provocherebbero cambiamenti sostanziali nelle pratiche locali.
”Ad esempio, nell’area colpita dallo tsunami, la maggior parte dei pescatori lavora individualmente, con piccole imbarcazioni, non in equipaggi”, ha dichiarato il WWF in una relazione. “L’uso di barche europee richiederebbe metodi di lavoro diversi, con padroni e dipendenti”.
Il WWF invita la Ue a sostenere piuttosto le industrie nazionali di costruzione delle barche: “Non si può operare una ristrutturazione delle riserve di pesca devastate e dei settori dell’acquicoltura nella regione introducendo flotte di seconda mano e tecnologie inadeguate; bisogna invece sostenere l’industria nazionale delle barche e fornire legname, prelevato in modo sostenibile, per costruire grandi e piccole imbarcazioni simili a quelle disperse”, prosegue la relazione.
In alternativa, iI WWF sostiene che la Ue dovrebbe fornire assistenza tecnica ai pescatori, perché possano imparare a usare le nuove barche, capirne il funzionamento e la manutenzione, e conoscere l’uso effettivo dell’equipaggiamento in dotazione.
Il gruppo osserva che un periodo di formazione eviterebbe anche che, a loro volta, le comunità di pescatori vendano all’estero le barche, piuttosto che acquisire metodi di pesca non familiari.
”Sappiamo che l’Unione Europea intende agire nel modo più generoso possibile, ma sollecitiamo le istituzioni a garantire che ciò non danneggerà le comunità locali né aumenterà le pressioni sulle risorse marine della regione”, ha dichiarato Gilly Llewellyn, del programma marino del WWF per il Pacifico asiatico.
”Ci sono stati esempi di imponenti aiuti stranieri con un impatto negativo sull’industria locale; perciò, qualunque modernizzazione delle riserve di pesca costiere deve essere accompagnata da un consolidamento mirato e adeguato delle capacità di gestione a livello locale”, ha aggiunto Llewellyn.
Alcuni rappresentanti dei Verdi al Parlamento Europeo (MEPs) stanno sollecitando l’Unione a inviare aiuti per la costruzione in loco di nuove imbarcazioni. “I pescatori locali non vogliono le nostre barche vecchie”, ha dichiarato la settimana scorsa Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi al Parlamento Europeo. “Dovremmo ascoltare con attenzione le comunità locali, e dar loro ciò che chiedono. Queste comunità hanno bisogno del nostro aiuto, non dei nostri rottami”.
Il disegno della Commissione, ha proseguito Frassoni, “perpetua l’ignobile tradizione della Ue di disfarsi della capacità in eccedenza; questa volta nascondendosi dietro gli aiuti allo sviluppo”.
La proposta dovrà essere adottata con una speciale “procedura d’urgenza”, che non prevede la discussione con le commissioni competenti del Parlamento Europeo, né la consultazione con le organizzazioni della società civile nei paesi colpiti.
Un gruppo di organizzazioni non governative (Ong) europee e del Sud-est asiatico, tra cui Eurostep, Novib (branca olandese di Oxfam), Concern, South Asia Alliance for Poverty Eradication (SAAPE), e Indian Centre for World Solidarity, invita i MEPs a respingere l’uso della procedura d’urgenza, in modo che la proposta possa essere esaminata più in dettaglio.
In una lettera rivolta ai MEPs più rappresentativi, le Ong chiedono che la Commissione discuta le proposte con il Parlamento Europeo e con le organizzazioni della società civile, in particolare quelle che rappresentano direttamente le comunità di pescatori del Sud e Sud-est asiatico colpite dallo tsunami.
”I vecchi pescherecci sono stati costruiti per l’industria europea e non sono necessariamente adatti alla pesca nell’oceano indiano”, ha detto la settimana scorsa all’IPS Simon Stocker, di Eurostep.
”In ogni caso – ha osservato Stocker -, non sarebbero i poveri a ricevere le barche, ma lavorando da operai, potrebbero pescare quantità superiori, migliorando così la competitività di altri pescatori relativamente agiati. ..Inoltre le imbarcazioni, essendo vecchie, richiederanno una maggiore manutenzione, e sarà praticamente impossibile trovare i pezzi di ricambio “.

