NAZIONI UNITE, 25 febbraio 2005 (IPS) – Quando i leader ribelli che reclutano bambini soldato si ritrovano faccia a faccia con funzionari delle Nazioni Unite o attivisti per i diritti umani, tentano di sottrarsi alle loro responsabilità, il più delle volte dichiarando la maggiore età dei bambini costretti ad imbracciare il fucile in battaglia.
Parlando con un bambino-soldato, lui ti dirà sempre di avere 18 anni, perché è ciò che gli hanno insegnato, ha detto all’IPS Olara Otunnu, sottosegretario generale dell’Onu per l’infanzia e i conflitti armati.
Otunnu è da poco tornato dallo Sri Lanka, dove le “Tigri per la liberazione della patria tamil” (LTTE) sono diventate famose in tutto il mondo per aver impiegato migliaia di bambini soldato minorenni nella loro guerra separatista che dura da 20 anni.
Ma né i funzionari Onu né le organizzazioni per i diritti umani sono in grado di verificare l’età reale della maggior parte di questi piccoli combattenti, privi del certificato di nascita e che non sono registrati da nessuna parte.
Secondo un recente rapporto di 50 pagine dell’Onu, intitolato “Registrazione universale delle nascite: una responsabilità universale”, non esistono registri delle nascite per sei bambini su dieci nati ogni anno in Sud Asia. Nell’Africa subsahariana, il 55 per cento delle nascite sfugge ogni anno alle registrazioni.
“È impossibile sapere quanti sono i bambini non registrati perché non possiamo contarli, ma secondo le stime disponibili il loro numero si aggira intorno al mezzo miliardo”, si legge nello studio pubblicato da un’agenzia non governativa per l’infanzia con sede a Londra, la “Plan”.
In questi giorni, l’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, ha lanciato una campagna globale per la registrazione delle nascite, dal quartier generale delle Nazioni Unite a New York, sollecitando i governi a registrare i 48 milioni di bambini che ogni anno sfuggono a questi dati.
Intervistato dall’IPS sui bambini soldato, Colin McCallum, di Plan, ha dichiarato che per chiunque recluti soldati minorenni – che siano i governi, i ribelli o le milizie – sarà più facile farlo se mancano indicazioni chiare sulla loro età.
La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1990 (CRC), ratificata da 192 Stati, fissa l’età minima per il reclutamento a 15 anni. Ma un “Protocollo opzionale” alla CRC, entrato in vigore nel febbraio 2003, dichiara illegale il coinvolgimento dei minorenni in qualunque ostilità e stabilisce rigidi standard per il reclutamento dei minori di 18 anni.
McCallum ha ammesso che, oltre a tutto questo, la mancata registrazione delle nascite altera i dati globali sulle popolazioni. “L’impatto più immediato, ha dichiarato, è a livello locale, dove i servizi pubblici di pianificazione, locali e governativi, hanno bisogno di conteggi accurati sulla popolazione”.
L’articolo 7 della CRC afferma che un bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita e deve avere il diritto a un nome (e) ad avere una nazionalità.
In realtà, il provvedimento non è stato applicato in pieno da alcuni paesi che fanno parte della CRC.
Secondo lo studio, la difficoltà per i bambini non registrati è dimostrare la loro identità legale. “Ad un numero imprecisato di bambini resi orfani dall’Aids viene negato il diritto di ereditare la proprietà paterna, perché privi di un certificato di nascita che fornisca una prova giuridica della loro identità e dei legami familiari”.
In alcuni paesi, a un bambino senza prove sulla sua cittadinanza viene negato l’accesso ai programmi di vaccinazione.
Il rifiuto di registrare le nascite ha un impatto anche sul lavoro minorile. Secondo l’Organizzazione internazione del lavoro (OIL), in tutto il mondo ci sono circa 246 milioni di piccoli coinvolti in questo problema.
“La registrazione delle nascite può avere un ruolo importante per combattere il lavoro minorile. Stabilire un’età minima legale per il lavoro è chiaramente un primo passo rilevante, ma senza un efficace sistema di registrazione per sostenerlo, è difficile che le agenzie governative riescano a muoversi per eliminare tali pratiche, confermando l’età dei bambini coinvolti”, si osserva nello studio.
In molti paesi, il rapporto sessuale con una ragazza minore di 16 anni, con o senza il suo consenso, viene considerato uno stupro. Ma senza un certificato di nascita che confermi l’età della ragazza e dimostri che è minorenne, è difficile ottenere una condanna.
Nello studio viene citato un caso, in Nepal, in cui la polizia si rifiutata di indagare su una ragazza che si sapeva fosse stata portata clandestinamente oltre frontiera, in un bordello in India, perché mancava il suo certificato di nascita o i mezzi per identificarla.
“Ciò significa che mancavano le prove sulla sua età, nazionalità o addirittura sulla sua esistenza. E questa è una grossa fonte di preoccupazione, essendoci ad oggi circa 200.000 donne e bambine scomparse dal Nepal, che si ritiene siano state portate illegalmente in India”, come si legge nello studio.
Un sondaggio tra i bambini nelle scuole rurali del Ghana ha riscontrato che molti di loro – anche quelli istruiti – ammettevano di non conoscere la loro età.
Il rapporto cita poi l’esempio di un ragazzo di circa 18 anni, condannato a morte. I suoi avvocati non sono riusciti ad aiutarlo tramite la CRC poiché, in assenza del certificato, la sua data di nascita non poteva essere dimostrata.

