VATHTHIRAYAN, Sri Lanka, 24 febbraio 2005 (IPS) – All’inizio di febbraio, Thurai Chandrakumar ha guidato una squadra di 11 uomini nell’audace progetto di costruire alloggi tenendo conto delle condizioni locali: qui, il giorno diventa sempre più caldo, e a metà mattinata le temperature sono quasi da forno.
I 25 alloggi costruiti in questo villaggio sulla costa settentrionale dello Sri Lanka hanno un’ampia ventilazione in prossimità del tetto per lasciare circolare l’aria e far uscire il calore.
Ogni struttura è sostenuta da pali di alluminio e ha un tetto di paglia di cocco, e il muro è costituito da blocchi di cemento e sottili lamiere.
”Questi sono gli alloggi migliori per la gente, e saranno più confortevoli degli altri…”, ha detto Chandrakumar, interrompendosi di colpo perché impegnato a sistemare dei blocchi di cemento accanto a un passaggio che servirà da ingresso ad un’abitazione.
Ciò che intendeva per “gli altri” alloggi, erano le tende innalzate in un’area vicina, distribuite da un’agenzia Onu per ospitare centinaia di persone che hanno perso la casa in questo villaggio a seguito del devastante tsunami abbattutosi sulla regione alla fine di dicembre.
Vaththirayan, a est della città settentrionale di Jaffna, nello Sri Lanka, ha assunto il tipico aspetto dei piccoli villaggi di pescatori lungo la costa settentrionale e orientale del paese, spazzati via dallo tsunami: file interminabili di tende bianche si susseguono in un’area ricoperta da sabbia di mare e circondata da arbusti, distese di erbacce e qualche palma.
Il 26 dicembre, quando lo tsunami ha colpito quest’isola dell’oceano indiano, si stima siano morte circa 38.000 persone, mentre 800.000 avrebbero perso le loro case. Lo Sri Lanka è stato il secondo paese più colpito tra i 12 investiti dallo tsunami, che ha provocato oltre 220.000 morti.
Sivakumar Saritha ha buone ragioni per concordare con Chandrakumar. Per questa madre ventiduenne, le condizioni di vita nella tenda sono insostenibili. “Il calore diventa fortissimo e manca l’aria all’interno”, ha detto Saritha, la cui casa è stata distrutta dallo tsunami. “È impossibile stare nella tenda durante il giorno”.
L’opinione di Saritha è condivisa da altre persone, costrette come lei a vivere in una tenda nello stesso villaggio, situato in un’area controllata dai ribelli delle Tigri tamil, o in altre comunità colpite dallo tsunami lungo la costa settentrionale ed orientale dello Sri Lanka.
Ancora oggi, non tutti hanno la possibilità di lasciare quelle tende, che diventano roventi per via del rigido clima tropicale. I pochi fortunati cui viene offerta una sistemazione d’emergenza alternativa – come quelle che stanno costruendo Chandrakumar e i suoi uomini – devono trovarsi nelle aree assoggettate dalle “Tigri per la liberazione della patria tamil” (LTTE).
È proprio in queste zone controllate dall’LTTE, infatti – situate in gran parte nello Sri Lanka del nord e in alcune fasce dell’est e sud-est dell’isola – che sta prendendo forma uno sforzo congiunto per offrire un alloggio alternativo più confortevole delle tende.
L’idea è nata da un insieme di circostanze, come le proteste dei tamil colpiti dallo tsunami, e la ricerca di un’alternativa locale alle tende da parte di un gruppo di tamil espatriati, corsi in aiuto del primo organismo non-governativo che opera nel territorio controllato dai ribelli, la Tamils Rehabilitation Organisation (TRO).
”I paesi occidentali che hanno fornito gli aiuti, hanno concepito un programma disastroso decidendo di portare quelle tende”, ha detto all’IPS uno schietto ingegnere sessantenne che si trova a Londra e ha mantenuto l’anonimato. “È stata una soluzione frettolosa, che non rispondeva ai bisogni della popolazione locale”.
L’uomo fa parte del team che ha disegnato queste abitazioni temporanee “vivibili”, utilizzando materiali locali. “La gente si ambienterà meglio in queste strutture di 18 piedi per 12 (5,5 metri per 3,6)”, ha aggiunto l’ingegnere. “E quando arriverà il momento di ricostruire le loro case, potranno portarsi via i materiali per riutilizzarli”.
Su gran parte dello Sri Lanka rurale, di fatto, le famiglie di agricoltori poveri vivono in capanne con tetti di paglia e pareti di cannicciata e mattoni.
Il quartier generale della TRO, a Kilinochi, la cittadina del nord maggiormente controllata dai ribelli, ha avviato progetti per costruire più di 10.000 abitazioni con i tetti di paglia. Gli alloggi di Vaththirayan sono i primi su un totale di 300 che verranno edificati nella fase iniziale.
”Rientra nel nostro impegno di aiutare la gente a riprendersi dallo tsunami”, ha dichiarato in un’intervista Lawrence Christy, direttore della divisione progetti della TRO. “Sarà un passo verso il ritorno alla normalità”.
Christy, ex membro dei ribelli tamil, ammette che la TRO non potrà adempiere a tutte le richieste di alloggi locali alternativi, ovvero trovare un’abitazione per i “450.000 sfollati dello tsunami nell’est e nel nord del paese”.
Ciò non ha attenuato, tuttavia, la determinazione di Christy, dato che il successo, seppure marginale, nell’offerta di condizioni di vita alternative più confortevoli alle popolazioni colpite dallo tsunami, è carico di implicazioni politiche.
È in gioco la necessità della TRO e, di conseguenza, delle unità dell’LTTE in lotta nello Sri Lanka settentrionale e orientale, di dimostrare la propria efficienza nell’affrontare la crisi umanitaria determinata dallo tsunami.
Ed è contro l’avversario dell’LTTE, il governo dello Sri Lanka e, perciò, la burocrazia del paese. All’inizio di febbraio, un alto funzionario governativo ha ammesso che la burocrazia aveva trascurato le vittime dello tsunami, dal momento che “il 70 per cento dei profughi sta ancora aspettando gli aiuti”.
Il villaggio dove Chandrakumar e la sua squadra di muratori stanno lavorando duramente, sotto un sole feroce, è il fronte di uno scontro per determinare chi sarà in grado di offrire il maggiore sostegno ai civili colpiti dallo tsunami lo scorso dicembre.
Ciononostante, per donne come Saritha, le abitazioni che si costruiscono a Vaththirayan hanno un altro significato: rappresentano la speranza che i giorni di caldo e di incertezza stiano per finire. “Ogni giorno le tende ci ricordano lo tsunami, e la perdita delle nostre case”, ha concluso.

