ROMA, 3 marzo (IPS) – Per decine di migliaia di migranti, casa è ora un campo da qualche parte in Europa sulla via del ritorno verso il luogo da dove sono venuti. Nuove misure minacciano gli ultimi arrivi
Circa 56 milioni di migranti vivono dentro i confini dell’Unione Europea (Ue), il 7,7 per cento della sua popolazione, secondo una ricerca pubblicata dall’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (International Organisation for Migration, IOM).
Inoltre si stima che dai 3 ai 4,5 milioni di persone vivano in Europa senza i documenti in regola. Un certo numero di migranti è caduto nelle reti governative, che significano un campo e con tutta probabilità il rimpatrio coatto.
Molti gruppi della società civile sono sorti per dare voce a queste persone, e si sono riuniti nella campagna “No One Is Illegal – Nessuno E’ Illegale”. E’ una battaglia difficile perché nei campi non sono garantiti i diritti fondamentali.
Invece “i migranti sono presentati come una fonte di pericolo da cui ci dobbiamo proteggere”, ha dichiarato a IPS Pierre-Arnaud Perrouty del 'mouvement contre le racisme l'antisémitisme et la xenophobie' (movimento contro il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia).
“I centri di permanenza giocano un doppio ruolo: vi si rinchiudono le persone per poterle espatriare, e si dà un segnale forte agli aspiranti migranti e – ciò che è più importante – alla propria opinione pubblica”, ha spiegato Perrouty.
Ogni stato membro della “fortezza Europa” ha le loro proprie leggi per regolare l’immigrazione ma tutti condividono la politica di deportazione.
Gli stranieri catturati nel territorio dell’Unione Europea senza un regolare permesso di residenza sono portati nei centri di detenzione temporanea dai quali vengono in seguito espulsi. Sono tuttora in discussione alcune proposte per una politica comune sull’immigrazione e sull’asilo in Europa.
“Ciò che è comune a tutte queste persone detenute è l’essere stranieri che non hanno commesso alcun crimine se non passare una frontiera illegalmente”, ha detto Claire Rodier della rete di attivisti Migreurop.
L’ “Europa dei campi” – mappata da Migreurop – mostra più di 130 centri di detenzione nell’UE e nei paesi in attesa di entrare a far parte dell’Unione. I campi sono presenti in Germania (21), in Grecia (19), in Francia(15), Gran Bretagna e Spagna (12 in ognuno), Italia (11), Ungheria e Repubblica Ceca (8 in ognuno), Belgio (6), Malta (5) e Olanda (4). Alcuni sono dislocati in altri paesi. Il numero di migranti in questi campi è sconosciuto.
Il funzionamento dei campi varia. In alcuni casi sono delle vere e proprie prigioni sorvegliate, dove i migranti aspettano in attesa dell’espulsione. In altri sono spazi aperti dove le persone possono fermarsi e muoversi. Possono essere a gestione privata o statale.
Il periodo di detenzione varia da un massimo di 36 giorni in Spagna a cinque mesi in Belgio fino a 18 mesi in Germania. In Gran Bretagna non c’è un limite prestabilito.
In Germania e Irlanda i migranti vengono rinchiusi in prigioni comuni quando non c’è più spazio nei centri di permanenza.
Alcuni dei migranti in questi campi hanno il diritto di chiedere asilo politico. “Ma nei centri non è garantita l’assistenza legale per i richiedenti asilo”, accusa Enrico Davoli dell’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere. Il numero di rifugiati politici riconosciuti sta calando in tutta Europa.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati stima in 4,4 milioni i rifugiati e i richiedenti asilo presenti in Europa. La maggior parte di questi corrisponde al gruppo di quelli considerati migranti illegali.
In Olanda 26.000 richiedenti asilo che non hanno ottenuto il riconoscimento verranno rimpatriati nei prossimi tre anni. Sono arrivati tra il 1999 e il 2001 provenienti per la maggior parte dall’Iran, dall’Afghanistan e dalla Somalia.
Molti paesi stanno inasprendo i provvedimenti contro i rifugiati politici. La Germania guida questa tendenza: conta una popolazione immigrata di 7,3 milioni di persone, che rappresentano l’8,9 per centro della sua popolazione.
“Ogni anno circa 50.000 persone vengono rimpatriate”, ha dichiarato l’avvocato tedesco Tilman Clauss. “Possono passare settimane o mesi nei centri di detenzione. Dal 1993, 111 immigrati in attesa di rimpatrio si sono suicidati, 47 di questi dentro i centri di detenzione”.
Questi campi sono “spazi di non diritto, invisibili per l’opinione pubblica”, ha detto la parlamentare italiana Tana de Zulueta. Visitare i campi non è permesso ai giornalisti.
Un’inchiesta di Medici Senza Frontiere-Italia pubblicata il mese scorso denuncia infrastrutture inadeguate, assistenza legale e psicologica insufficienti, abuso di psicofarmaci ed eccessi da parte delle forze dell’ordine nei centri di permanenza temporanea italiani.
Il governo spagnolo ha creato due “campi aperti” a Melilla e Ceuta, nella costa nord del Marocco, per trattare con i migranti prima della loro partenza. La Spagna è una dei principali cancelli per l’Unione Europea per chi proviene dal Nord Africa.
“Questi campi aperti simbolizzano l’esternalizzazione dei confine”, denuncia Migreurop. Anche il governo britannico ha proposto di costruire campi fuori dall’UE per trattare le richieste di asilo. Questa tendenza sembra rappresentare il futuro della politica d’immigrazione dell’Unione Europea.
Da parte governativa si ritiene che questo spostamento possa contribuire a salvare delle vite. Dal 1997 più di 4.000 persone sono morte o sono scomparse nelle acque dell’Atlantico cercando di raggiungere le coste spagnole, secondo l’Associazione dei Lavoratori e degli Immigrati Marocchini in Spagna.
L’adozione di a una stretta politica per l’immigrazione è stata una delle principali condizioni per entrare a far parte dell’Unione Europea. Molti tra i dieci nuovi paesi che entreranno nell’UE il 1° maggio (Cipro, la Repubblica ceca, l’Estonia, L’Ungheira, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Slovacchia e la Slovenia) hanno dovuto adeguarsi.
“Il vero obiettivo della politica europea sull’immigrazione è 'Not in my backyard' (Non nel mio cortile),” ha detto Perrouty. “Puoi avere difficoltà nella tua vita, ci dispiace molto, ma dovrai trovare un altro posto”.

