JOHANNESBURG, 30 luglio 2007 (IPS) – “Gli italiani hanno sempre associato l’Africa ai safari e agli animali, in particolare ai ‘cinque grandi’. Adesso stanno scoprendo le potenzialità del Sud Africa in fatto di business”, ha detto Giovanna Roma, segretaria generale della Camera di Commercio e industria Italia-Sud Africa del Capo Nord, Capo Est e Capo Ovest.
Che il Sud Africa sia qualcosa di più che elefanti, leoni, leopardi, rinoceronti e bufali (“i grandi cinque”) è emerso chiaramente durante la visita di una delegazione commerciale italiana in Sud Africa all’inizio di questo mese (9-12 luglio).
Guidata da Massimo D’Alema, vice primo ministro e ministro degli esteri italiano, la delegazione composta da 150 persone comprendeva uno dei principali tour operator italiani, dall’acronimo ASTOI, alcune imprese di servizi e otto banche, tra cui UniCredit, la maggiore banca italiana.
“Le imprese italiane hanno capito che non è solo con Brasile, Cina e Argentina che possono fare affari”, ha detto all’IPS Roma in un’intervista. “Cominciano ad individuare delle buone infrastrutture anche in Sud Africa”.
L’Italia è tra i primi dieci principali partner commerciali del Sud Africa. Il volume complessivo di scambi tra Sud Africa e Italia, riavviati dopo la fine dell’apartheid nel 1994, ammonta oggi a circa 5,2 miliardi di dollari, secondo i dati forniti dall’Istituto centrale di statistica italiano.
Secondo D’Alema, c’è ancora spazio per dei miglioramenti. “Il Sud Africa rappresenta una potenza emergente in termini economici. Gli imprenditori italiani sono convinti che la partnership commerciale con il Sud Africa costituisca un’opportunità attraente e concreta.
“Credo che la presenza di tanti imprenditori italiani nella nostra delegazione sia un segnale importante della fiducia che nutrono sul futuro del Sud Africa”, ha detto durante la sua visita.
Secondo Ronnie Mamoepa, portavoce del Ministero sudafricano degli affari esteri, il Sud Africa ha un equilibrio commerciale in negativo con l’Italia, fatta eccezione per l’oro e alcuni altri minerali.
Tra le merci esportate dal Sud Africa verso l’Italia vi sono ferro, acciaio, lega d’acciaio, carbone, granito, pesce, carne bovina e cuoio, così come composti chimici. Le esportazioni ammontavano nel 2005 a 1.108,114 dollari, e sono salite a 1.385,178 dollari nel 2006, secondo il ministero di commercio e industria del Sud Africa.
Nel 2005, il Sud Africa ha importato beni dall’Italia per il valore di 1.527,520 dollari, e l’anno seguente per 1.395,977 dollari. Tra questi, macchine utensili, veicoli e componenti, macchinari industriali, gioielli e attrezzature per telecomunicazioni.
Ciò che preoccupa l’Italia, secondo Roma, è “il problema delle imposte doganali per prodotti come vino e liquori. C’è troppa burocrazia. Anche altri dazi sono considerati troppo alti. Ed è difficile esportare carne fredda in Sud Africa”.
Alla domanda se le imprese italiane avessero firmato nuovi accordi con il Sud Africa durante questa visita, Roma ha sorriso. “Per la mia esperienza, gli italiani non sono veloci nel firmare accordi. Luglio e agosto sono mesi di vacanza in Italia. Gli affari riprendono da settembre, dopo le ferie”, ha spiegato.
“Le imprese che sono venute in Sud Africa terranno incontri, workshop e seminari con i loro soci in Italia, per ‘vendere’ il Sud Africa. Tra qualche mese sapremo se ci sarà un seguito”, ha detto. “Le imprese hanno usato questa visita in Sud Africa soprattutto per creare dei contatti”.
Durante una conferenza organizzata dal Business Forum Sud Africa-Italia nel polo commerciale africano di Johannesburg, la vice presidente sudafricana Phumzile Mlambo-Ngcuka ha confermato le dichiarazioni di Mamoepa.
“La sfida è, ovviamente, restringere la bilancia commerciale, che attualmente è in favore dell’Italia, così da assicurare che i nostri paesi possano beneficiare delle relazioni commerciali in modo reciproco. Questo però dovrebbe essere fatto senza ridurre gli attuali livelli di investimenti da entrambi i paesi”, ha commentato.
Il Sud Africa spera di beneficiare dall’esperienza dell’Italia nel settore delle microimprese, e delle piccole e medie imprese (PMI).
“Mi è stato detto che imprese come Fiat e Parmalat sono nomi conosciuti nel mondo imprenditoriale italiano. Rientrano anche tra le tante imprese italiane divenute note nel nostro paese, e rappresentano esempi viventi di esperienze di successo che il Sud Africa può e deve raccontare” “Il numero di joint venture tra le imprese dei nostri due paesi, in particolare nel nostro settore minerario, sta crescendo in modo incoraggiante”, ha detto Mlambo-Ngcuka. Secondo Mamoepa, gli investimenti italiani in Sud Africa ammontavano a 53,2 milioni di dollari nel 2005.
E altre imprese locali come la South African Breweries (SAB), Miller, Sasol e Dimension Data sono entrate nel mercato italiano. “Stiamo cominciando a vedere segnali incoraggianti, sempre più imprese sudafricane seguono il cammino tracciato da società come la Sasol”, ha osservato Mlambo-Ngcuka.
Le autorità sudafricane stanno lavorando duro perché il loro paese diventi una meta sicura per gli investimenti stranieri. “Il nostro è tra gli ambienti più favorevoli al business nel mondo. Il Sud Africa è al 28esimo posto nell’Investment Climate Survey della Banca mondiale”, ha sottolineato.
Anche l’economia del Sud Africa sta andando bene. “Negli ultimi tre anni, abbiamo registrato un tasso di crescita annuale del cinque per cento, e creato 500.000 posti di lavoro all’anno. Il governo confida che riusciremo a raggiungere il tasso di crescita annuale previsto, di almeno il sei per cento entro il 2008”, ha segnalato Mlambo-Ngcuka.
Ma rimangono ancora delle sfide da affrontare, tra cui lo Zimbabwe, di cui D’Alema e il suo omologo sudafricano, Nkosazana Dlamini-Zuma, hanno discusso durante la visita. Lo Zimbabwe, il cui tasso d’inflazione ha raggiunto il 10mila percento, era la seconda economia più forte della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC), composta di 14 membri, dopo il Sud Africa.
“Chiaramente un’economia problematica in Zimbabwe significa che la SADC come regione, che comprende il Sud Africa, subirà le conseguenze. Ma dobbiamo fare del nostro meglio per rivitalizzare o riavviare in un certo senso, rigenerare l’economia (di questo paese), per il beneficio del popolo dello Zimbabwe e della regione”
“Certo, lo Zimbabwe è stato uno dei nostri principali partner commerciali; per questo è molto importante che la loro economia si rigeneri su tutti i fronti”.
In un intervento dell’11 luglio a Città del Capo, Giuseppe Boscoscure, presidente di ASTOI, si è rammaricato che lo scorso anno solo 50.000 sudafricani, di cui la metà per affari, abbiano visitato l’Italia.
“Per risolvere il problema, credo che l’Italia debba introdurre un volo diretto in Sud Africa, per incoraggiare il commercio e il turismo”, ha detto all’IPS Ben Broun, esperto di commercio internazionale dell’Università del Sud Africa (UNISA).
I turisti italiani devono prendere voli di collegamento da altri paesi europei per raggiungere il Sud Africa, e i turisti sudafricani devono fare lo stesso per arrivare in Italia.
Un’altra sfida che preoccupa la comunità degli affari, tra cui gli investitori stranieri, è il crescente tasso di criminalità del Sud Africa. Il rapporto 2006/2007 del South Africa Police Service (SAPS) mostra un aumento del 3,5 per cento negli omicidi; del 118 per cento nei furti violenti alle banche; un’escalation del 25,4 per cento nei furti di appartamenti, e un aumento del sei per cento nei dirottamenti di veicoli.

