MONTEVIDEO, 31 luglio 2007 (IPS) – Prima, per portare l’acqua in casa si usavano dei grandi recipienti; ed era un compito che spettava alle donne. Poi siamo riusciti a farla arrivare attraverso dei grandi acquedotti. E quando sono arrivati i rubinetti, abbiamo cominciato a comprare l’acqua in bottiglia.
Questa volta, l’acqua è privata. Ma “se si parla di mortalità infantile, si parla di accesso all’acqua come di un diritto umano”, ha dichiarato la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli in occasione di un seminario per giornalisti latinoamericani sugli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), organizzato giovedì scorso a Montevideo.
“L’acqua deve essere riconosciuta come un diritto umano dall’Onu. In caso contrario, diventa una merce, e l’acqua non può essere fonte di lucro. È parte del ciclo vitale”, ha aggiunto, proponendo un esempio concreto di come la stampa può trattare il tema del raggiungimento degli MDG.
Questi otto obiettivi sono stati adottati dalla comunità internazionale nel 2000, un programma per sconfiggere la fame, la miseria e le disuguaglianze, migliorare l’educazione, la salute materna e infantile, combattere l’Aids e assicurare la sostenibilità ambientale, tra gli altri traguardi.
Benché la povertà sia diminuita in Uruguay dal 2005, questo paese vive delle regressioni, per esempio in tema di diffusione dell'Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita).
“Ci sono aspetti in cui stiamo regredendo” in tutto il mondo, come nel “cambiamento climatico, dove abbiamo fatto dei passi indietro”, ha detto all’IPS Pablo Mandeville, coordinatore dell’Onu in Uruguay e rappresentante del Programma Onu per lo sviluppo (UNDP).
Secondo Juan José Calvo, del Fondo Onu per la popolazione (Unfpa), in uno spot della stessa Onu in Uruguay non compare, per esempio, nessuna coppia eterosessuale adolescente, né una coppia omosessuale, che ricorra all’uso di preservativi.
Il primo caso sarebbe pertinente nelle campagne contro la gravidanza nell’adolescenza, e in entrambi i casi per prevenire la diffusione dell’Aids. Quest’ultimo indicatore continua a crescere nella regione.
“Sono cambiamenti concettuali rilevanti, che non si riflettono neanche nella comunicazione dello stesso UNDP”, ha commentato, dopo aver mostrato uno spot di sensibilizzazione sugli MDG.
Nel corso della giornata, una cinquantina di giornalisti provenienti da otto diversi paesi sudamericani hanno tentato di capire cosa vuol dire esattamente informare sugli MDG, ne “L’agenda sociale dimenticata”, un seminario-workshop organizzato dall'UNDP, dall’agenzia giornalistica internazionale IPS e dalla Intendencia Municipal (Comune) di Montevideo, con il patrocinio del governo italiano.
“La parola povertà è come la parola muraglia. È un problema di divisione. Ma riguarda solo chi si trova dietro di essa, quanto piuttosto tutta la società”, ha detto Ricardo Ehrlich, sindaco della capitale uruguaiana.
Sergio Danishewsky, capo redattore di Clarín, uno dei principali quotidiani argentini, ha descritto con chiarezza come funziona questa “muraglia”.
Noi mezzi di comunicazione siamo sottoposti a una serie di pressioni economiche e sociali che rendono difficile dare informazioni sul tema della povertà, ha spiegato.
“Il povero è sempre l’altro”, noi lavoratori dei grandi quotidiani, in linea di principio, “non siamo poveri”; il nostro reddito “ci basta per vivere”, e “inoltre, la nostra esperienza quotidiana della povertà è nulla”, e questo ci impedisce di comprendere il fenomeno.
Infine, “i poveri non comprano i nostri giornali, e non sono sicuro che la loro situazione interessi alle persone che invece li comprano”, ha aggiunto. Così, “comunicare la povertà nei quotidiani di massa i cui clienti non sono poveri e i proprietari neanche”, è qualcosa che “non ci si aspetta da noi” giornalisti.
Danishewsky ritiene che “molti giornalisti sentano una distanza reale rispetto alla povertà, nel senso che non capiscono cosa stia succedendo nel mondo in materia di concentrazione dei redditi”.
Negli ultimi anni c’è un rapporto tra gli sforzi per ridurre la povertà e la società civile. Ma “persino le organizzazioni non governative hanno difficoltà a comunicare ciò che stanno facendo”, e a “canalizzare i loro sforzi in modo adeguato”; e inoltre, “non hanno un buon rapporto con la stampa”.
Molti di loro non sono del tutto affidabili come fonti giornalistiche, o non sanno presentare i loro risultati.
Se i piccoli mezzi di comunicazione hanno elementi che li condizionano nelle loro attività quotidiane, per la dipendenza dai pubblicitari, e in generale dallo Stato, “questo vale ancora di più con i grandi media”
La relazione tra il grande mezzo di comunicazione e il potere generalmente condiziona il modo di trattare certi temi. Quando il giornalista ha superato tutte queste barriere, può capitare che tocchi qualche interesse che il giornale non vuole toccare. Così, il suo reportage cade “come un castello di carte”, ha commentato.
Se la povertà si affronta raccontando le storie della gente, c’è il rischio di cadere nella stigmatizzazione. Ma se raccontiamo una storia di successo, sappiamo che si tratta di un cammino isolato, che la maggior parte della gente non può percorrere.
E queste sfide si presentano tutte nello stesso momento, ha segnalato l’argentino. In ogni caso, “continuo a credere che un giornalista sensibile sia nelle condizioni di superare tutti questi ostacoli, e arrivare a un finale felice: raccontare alla gente frammenti di storie”, ha detto.
Alfonso Lessa, direttore della rete televisiva uruguaiana Canal 12, ritiene che “probabilmente, la maggior parte dei giornalisti, ma anche dei politici, non sa di cosa si tratta” quanto agli MDG che, per di più, “non sono sull’agenda giornalistica in quanto tali”.
Tuttavia, attribuisce la “crescente presenza di questioni sociali nei media” alla “realtà uruguaiana”, e all’arrivo al potere di un governo di sinistra, che ha adottato programmi contro la povertà.
La viceministra italiana ha lanciato altre idee suggestive sui temi che riguardano gli MDG, e che i giornalisti raramente mettono in relazione.
Un esempio è il cambiamento climatico e il degrado del pianeta: “Assicurare la sostenibilità ambientale”, dice il settimo obiettivo. “Ma il dibattito resta in piedi solo come denuncia”, ha segnalato la Sentinelli.
In Italia, che sta vivendo un estate molto calda, l’uso eccessivo di condizionatori aumenta la temperatura dell’ambiente esterno di cinque o sei gradi, ha spiegato.
Sentinelli, delegata italiana alla cooperazione internazionale, ha preso parte a tutti i Forum sociali mondiali, il principale ambito in cui si muove la società civile internazionale nato nel 2001.
La cooperazione “ha imparato dalle esperienze dell’America Latina il valore della democrazia partecipativa”, ha affermato. “L’importante è riconoscere (i poveri) come pari”, come “partner che possano servire per il cambiamento”, ha sostenuto.
Proprio con i Forum sociali è nata Carta Maior, una rivista digitale che si pubblica a San Paolo.
Il capo redattore di Carta Maior, Flávio Wolf Aguiar, intervenendo in “Agenda dimenticata”, ha detto che quando gli Stati investono sui poveri, si parla di “assistenzialismo”, “spesa pubblica”, o addirittura di “populismo”.
Ma quando lo stesso Stato dà denaro ai ricchi, allora si parla di “investimenti produttivi”, “incentivi economici” e “modernità”.
Il povero viene presentato nel dibattito pubblico come il principale responsabile della sua stessa povertà, ha aggiunto.
“Dare la parola all’altro”, il passaggio “più coraggioso ma il più difficile” di Carta Maior, è stato cercare di raggiungere i destinatari dei programmi governativi contro la povertà in zone remote.
Poi, si è passati ad informare sui limiti e la portata di questi programmi, per poi indagare sul perché si sia arrivati alle attuali dimensioni della povertà in Brasile, uno dei paesi al mondo con maggiori disuguaglianze tra ricchi e poveri.

