DIRITTI: Lavoro minorile: piccoli passi, nella giusta direzione

GINEVRA, 15 Giugno 2006 (IPS) – Le statistiche incoraggianti sulla diminuzione del lavoro minorile nel mondo non cancellano la permanenza di questo flagello in moltissime parti del mondo, ha dichiarato l’Organizzazione mondiale del lavoro (OIL) nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile.

Tra il 2000 e il 2004, il numero di bambini lavoratori si è abbassato dell’11 per cento, a 218 milioni di bambini. E gli ultimi dati disponibili stimano il numero di bambini coinvolti in lavori a rischio in 126 milioni nel 2004, con una riduzione del 26 per cento rispetto al 2000.

Secondo Geir Myrstad, capo progetto del Programma internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile (IPEC, la sigla in inglese), queste cifre mostrano che “siamo sulla buona strada. Il lavoro minorile può essere eliminato definitivamente”.

Juan Somavía, direttore generale dell’ILO, ha dichiarato che “entro dieci anni possiamo eliminare questo flagello in tutte le sue forme peggiori, mantenendo come ultimo obiettivo l’eliminazione definitiva del lavoro minorile”.

L’ILO definisce le forme peggiori del lavoro minorile come “ogni forma di schiavitù o di pratica analoga, il reclutamento forzato o obbligatorio dei bambini per i conflitti armati”, come anche “usare, procurarsi o offrire un bambino per la prostituzione, per la produzione di pornografia o per attività pornografiche”, o per altre attività illecite come “la produzione e il traffico di stupefacenti”.

Nella stessa categoria viene poi incluso “il lavoro che, per la sua natura o per le circostanze in cui si svolge, può essere dannoso per la salute, la sicurezza o la morale dei bambini”.

Eric Sottas, direttore dell’Organizzazione mondiale contro la tortura con sede a Ginevra (OMCT), ha dichiarato di essere “compiaciuto per l’incoraggiante calo del lavoro minorile nel mondo, e per la diminuzione delle sue forme peggiori”.

Ha detto però all’IPS che “l’OMCT è ancora preoccupata per il significativo numero di bambini che ancora lavorano in condizioni a rischio, comprese le vittime di violenza sul lavoro e di sfruttamento sessuale ed economico”.

L’ILO “invita i governi ad adottare le giuste politiche sul lavoro minorile e ad avere la volontà politica per assicurare che i bambini che lavorano – che per definizione sono i più poveri in ogni paese – ricevano una parte equa della crescita economica e dello sviluppo”, ha spiegato Myrstad all’IPS.

Secondo Sottas, “è fondamentale capire che la mancanza di risorse delle famiglie è la principale causa del lavoro minorile. La lotta contro la povertà è perciò necessaria per arrivare all’eliminazione del lavoro minorile”.

Un’altra raccomandazione dell’ILO, ha aggiunto Myrstad, riguarda la necessità di un approccio integrale nella lotta contro questo flagello, il che significa coinvolgere nella campagna non solo il ministero del lavoro, ma anche i ministeri dell’educazione, della finanza e gli uffici di pianificazione.

Ha poi citato l’esempio delle direttive emesse dal governo della Tanzania: qui, la questione dell’eliminazione de lavoro minorile è stata messa “al centro delle politiche del governo”, ha spiegato Jumanne A. Maghembe, ministro del lavoro di questo paese dell’Africa orientale, presente alla Conferenza internazionale sul lavoro che si concluderà la prossima settimana a Ginevra.

In Tanzania, “abbiamo creato una struttura istituzionale per monitorare la situazione e assicurare che il lavoro minorile venga rimosso o impedito a tutti i livelli”, ha detto Maghembe.

Per l’attuazione del piano nazionale, esiste un comitato composto da funzionari dei più alti livelli, rappresentanti di ciascun ministero e di altre istituzioni pubbliche.

Altri comitati analoghi, ha aggiunto il ministro, sono poi attivi a livello regionale, con la partecipazione dei capi provinciali, di esperti e di rappresentanti delle organizzazioni non governative (Ong), come anche a livello dei villaggi, per combattere le forme peggiori di lavoro minorile.

Il governo della Tanzania ha infine istituito l’educazione primaria universale e gratuita, ha osservato.

I comitati locali dei villaggi devono assicurarsi che ogni caso di lavoro minorile venga riportato immediatamente, ha detto ancora Maghembe.

Il codice penale della Tanzania è stato riformato, stabilendo la condanna ad un anno di prigione per chiunque sia coinvolto nelle forme peggiori di questo fenomeno.

“Riteniamo che nell’arco di cinque-dieci anni dovremmo essere in grado di tenere sotto controllo questa piaga”, ha concluso.

Il Brasile, un altro dei paesi segnalato dall’ILO come modello nella lotta contro il lavoro minorile, ha avvertito che questo sforzo richiede un impegno su diversi fronti da parte dei governi.

“Tenere sotto controllo la questione del lavoro minorile non è il risultato di un miracolo”, ha detto il rappresentante brasiliano Carlos Antonio da Rocha Paranhos.

“È necessario uno sforzo continuo e integrato con programmi contro il lavoro minorile, oltre ad un perfetto coordinamento delle politiche economiche pubbliche, di politiche destinate a favorire salari migliori nel settore privato”, ha detto Paranhos.

L’ILO ha riferito che nel 2004 i bambini lavoratori nell’Africa sub-sahariana erano 49,3 milioni, circa il 26 per cento dei minori della regione; 122 milioni in Asia (il 18 per cento), e 5,7 milioni in America Latina e Caraibi (5,1 per cento).

Nel resto del mondo, il totale era di 13 milioni di bambini, ossia il 5,0 per cento di tutti i minori del pianeta