SVILUPPO – COSTA D’AVORIO: Tagliata l’acqua nella zona in mano ai ribelli

BOUAKE, 15 Giugno 2006 (IPS) – A casa di Namizata Timite, in questa cittadina al centro della Costa d’Avorio, il rubinetto è asciutto da due mesi. Non ci sono scorte d’acqua potabile né per bere, né per cucinare.

Per questo motivo, tutti i giorni prima dell’alba, Timite e le sue figlie camminano quasi per un chilometro con dei secchi in equilibrio sul capo per raccogliere l’acqua da un pozzo vicino alla loro città, quartier generale di Forces Nouvelles, il gruppo ribelle che controlla la zona settentrionale di questo paese produttore di cocco.

La Costa d’Avorio è divisa in due da circa quattro anni. La crisi è scoppiata il 19 settembre 2002, dopo un colpo di stato fallito. Gli insorti hanno preso le armi per combattere presunte discriminazioni contro gli abitanti del nord, e da quel momento hanno occupato la parte settentrionale del paese.

Timite, proprietaria di un ristorante in un quartiere proletario di Bouake, noto come Dar-es-Salaam, per cucinare usa l’acqua del pozzo.

”Quando porto l’acqua dal pozzo, la lascio riposare un po’, in modo che i germi e le foglie (di alberi e piante) si depositino. Poi la filtro, e la utilizzo. È l’unico modo per continuare a gestire il mio ristorante”, ha raccontato all’IPS. “Rubinetti e serbatoi sono asciutti, non ho altra scelta”.

Da circa due mesi sono state tagliate le scorte d’acqua nella zona dei ribelli. Secondo i funzionari della compagnia idrica, la gente del nord non paga le bollette dall’inizio del conflitto, circa quattro anni fa.

”L’importo cumulativo dovuto nelle zone ribelli arriva a quasi sei miliardi di franchi CFA (circa 14 milioni di dollari). Le bollette sono state inviate dopo le trattative con i rappresentanti di Forces Nouvelles e sono per noi un mancato reddito”, ha dichiarato Marcel Zady Kessi, presidente della compagnia nazionale che fornisce l’acqua.

”Abbiamo bisogno di questi soldi per gestire gli impianti nelle varie città a nord e ovest del paese (controllate da Forces Nouvelles)”, ha aggiunto.

La carenza di acqua potabile inizia a costituire una minaccia sanitaria. In un rapporto settimanale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), pubblicato a marzo, si legge: “Dal 26 febbraio 2006, sono stati riportati casi di diarrea seguiti da vomito, soprattutto nella parte occidentale del paese, dovuti all’acqua inquinata”.

In tutto, i casi registrati sono dodici, di cui tre donne e cinque bambini sotto i cinque anni. Non sono stati ancora segnalati decessi.

Nel 2004, poco prima dell’operazione militare in cui l’esercito nazionale aveva tentato di riconquistare il nord del paese, all’inizio del digiuno musulmano del Ramadan, le città controllate dai ribelli hanno subito per due settimane un blackout elettrico e un’interruzione dell’erogazione dell’acqua.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) ha chiesto alle autorità di “ripristinare immediatamente” acqua ed elettricità nel nord del paese. “Senza questi servizi, la salute della popolazione è estremamente vulnerabile e può seriamente peggiorare in brevissimo tempo, forse anche pochi giorni”, ha dichiarato Rima Salah, direttrice regionale dell’UNICEF per l’Africa occidentale e centrale.

”Il mancato accesso all’acqua potabile aumenta sensibilmente il rischio di contrarre malattie che si trasmettono tramite l’acqua, come il colera e altre, che provocano la diarrea”, ha osservato Salah.

Tuttavia, gli analisti ritengono che la mancata erogazione dell’acqua sia uno stratagemma del governo per esercitare pressione su Forces Nouvelles, perché il gruppo abbandoni velocemente le armi e si risolva la crisi umanitaria nel nord del paese, nell’impossibilità di raggiungere un accordo. I ribelli sono sollecitati anche dagli abitanti che si trovano sotto il loro controllo, ai quali manca l’acqua potabile.

”Bisogna innanzitutto togliere loro tutti i servizi, a cominciare dall’acqua, e far sì che i ribelli si arrendano il più rapidamente possibile”, riportava all’inizio del mese Soir-Info, quotidiano della Costa d’Avorio.

La compagnia nazionale di distribuzione di acqua ed elettricità, CIE-SODECI, appartiene al potente gruppo francese Bouygues, il cui contratto sarebbe dovuto scadere nel dicembre 2005. Secondo gli analisti di Abidjan, snodo commerciale della Costa d’Avorio, il governo del presidente Laurent Gbagbo aveva in un primo momento rifiutato di rinnovare il contratto, preferendo cedere la concessione a un gruppo sudafricano.

Gli analisti ritengono che Parigi stia cercando di approfittare della rivolta nel nord del paese per esercitare pressione sul governo della Costa d’Avorio circa il rinnovo del contratto.

Gerard Dago Lezou, professore di filosofia all’Università di Cocody-Abidjan, considera un errore politicizzare il dibattito. “Parliamo di una compagnia privata che ha funzionato come ente umanitario per quattro anni, fornendo gratuitamente acqua ed elettricità. Oggi chiede ciò che le spetta. Vogliamo pagare questo conto, o preferiamo che continui ad operare in perdita?”, chiede Lezou.

Per ridurre la crisi idrica, i funzionari pubblici delle città settentrionali hanno in programma dei fori di sonda nei loro villaggi. “Abbiamo chiesto che venga fatto uno studio per rifornirci di acqua pulita”, ha detto all’IPS N'Golo Coulibaly, capo del consiglio della città settentrionale di Korhogo.

”Saranno effettuati al più presto 215 fori di sonda con l’aiuto di organizzazioni non governative e della Banca islamica per lo sviluppo”, ha aggiunto l’amministratore locale.

Tuttavia, le popolazioni urbane sotto il controllo di Forces Nouvelles dicono di essere “arrivate al limite”, e preferiscono trattare con la compagnia idrica.

Sidiki Konate, portavoce di Forces Nouvelles, ha dichiarato a una radio locale che all’inizio del mese è stata ripristinata l’acqua potabile per parte della popolazione. Il motore del sistema per il trattamento dell’acqua è stato riparato, su richiesta del governo. Ma c’è ancora molto da fare per assicurare un buon rifornimento idrico alla popolazione del nord.