SVILUPPO: Nove anni, otto obiettivi, non c’è tempo da perdere

NAZIONI UNITE, 17 Giugno 2006 (IPS) – Nel settembre 2000, i leader mondiali riuniti per il Millennium Summit delle Nazioni Unite hanno promesso di dimezzare fame e povertà estrema, frenare la diffusione dell’Aids/Hiv e provvedere all’educazione primaria universale, entro il 2015.

Gli otto traguardi, noti come Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, MDGs), includono anche: promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile e materna, assicurare la sostenibilità ambientale e costruire una leadership globale per lo sviluppo.

Salil Shetty, che parlerà a centinaia di leader della società civile in occasione dell’Assemblea mondiale di CIVICUS a Glasgow, Scozia, alla fine del mese, è il direttore della Millennium Campaign dell’Onu per il raggiungimento degli obiettivi. A meno di dieci anni dalla scadenza fissata, l’IPS lo ha intervistato sullo stato attuale degli MDGs.

IPS: Da quando gli MDGs sono stati definiti dai governi mondiali nel 2000, ci sono stati degli sviluppi in vista del loro raggiungimento?

SS: Senza alcun dubbio sono stati fatti dei progressi piuttosto straordinari negli ultimi dieci anni, in relazione a quasi ciascun obiettivo a livello globale. Se siamo soddisfatti o meno dei progressi dipende poi da quanto individualmente apparteniamo alla categoria che vede “il bicchiere mezzo pieno” o “mezzo vuoto”.

La Campagna del millennio ha sempre preferito guardare agli obiettivi al di là dell’insieme. Perciò, ad esempio, è positivo che a livello globale siamo sulla strada del raggiungimento del primo obiettivo, di dimezzare la povertà entro il 2015. Ma gli obiettivi sono piuttosto minimali, e dovremmo almeno assicurarci che ciascun obiettivo venga raggiunto in ogni paese entro il 2015.

Non possiamo nasconderci dietro ai numeri complessivi, che sembrano positivi solo per i cambiamenti significativi in Cina e in India su uno specifico obiettivo. Anche all’interno di grandi paesi come India, Cina o Nigeria e Brasile, non basta che la media nazionale sia buona, ma dobbiamo giudicare la situazione reale nelle zone più povere del paese, e per i gruppi sociali maggiormente esclusi.

La buona notizia è che adesso abbiamo la prova che addirittura alcuni tra i paesi più poveri al mondo, come Bangladesh e Mozambico, sono stati capaci di fare ottimi progressi su alcuni degli indicatori della salute più difficili; e questo ci dice che gli altri paesi non hanno più scuse per l’assenza di progressi adeguati.

Il punto è che se i leader di un paese decidessero di prendere seriamente il raggiungimento degli obiettivi entro i prossimi dieci anni, potrebbero effettivamente realizzarli. Se guardiamo la questione da questo punto di vista, allora dovremmo inorridire al pensiero che l’Asia del sud e l’Africa sub-sahariana, dove vive la maggior parte della popolazione povera mondiale, non si stiano muovendo abbastanza velocemente verso il raggiungimento degli obiettivi.

In America Latina, e sempre di più in molte altre parti del mondo, la vera sfida sono le crescenti disuguaglianze. Anche in questo caso, ci sono molti paesi che lavorano sistematicamente per risolvere questo problema, mentre altri si rigirano i pollici.

IPS: Quali strategie sta utilizzando la Millennium Campaign per raggiungere gli obiettivi in tempo?

SS: Il mandato della Campagna è avvicinare gli obiettivi alle persone. I traguardi non possono essere raggiunti nei corridoi delle Nazioni Unite di New York, e neanche da un governo che si muove da solo.

La prima cosa da risolvere è la mancanza di informazione e di consapevolezza. La maggior parte delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo non sanno che i loro governi hanno assunto questi impegni e che di fatto essi hanno il diritto di chiedere che gli obiettivi vengano raggiunti. Allo stesso modo, nei paesi ricchi, la gente non è consapevole dell’impegno dei governi per il raggiungimento dell’obiettivo 8 (maggiori e migliori aiuti, cancellazione del debito e giustizia commerciale). Perciò stiamo lavorando con i media e attraverso i nostri partner per far conoscere il contenuto di queste promesse e la necessità che i governi le mantengano.

Cosa ancora più importante, i cittadini e i gruppi locali e nazionali sono coloro che possono e devono responsabilizzare i loro governi. In tal senso stiamo lavorando in stretta collaborazione con un’ampia gamma di organizzazioni di massa, come organizzazioni di donne, sindacati, movimenti sociali, Ong, ecc. Le collaborazioni più forti sono quelle con i parlamentari e i governi locali.

I nostri partner hanno ora stabilito campagne nazionali in oltre 60 paesi del Nord e del Sud, chiedendo il raggiungimento degli MDGs e lo sradicamento della povertà.

IPS: Gli MDGs sono stati tradotti in piani d’azione nazionali? Come pensa che questo processo possa essere accelerato?

SS: A tutti i paesi è stato chiesto di adattare gli obiettivi globali a quelli nazionali, e di elaborare dei piani per il raggiungimento dei loro traguardi nazionali, sin dall’inizio. Questa richiesta è stata ribadita all’Assemblea generale dell’Onu del settembre 2005, e i governi si sono impegnati a farlo entro dicembre 2006.

In realtà, alcuni paesi come il Vietnam, hanno già elaborato degli obiettivi di sviluppo nazionali, e stanno già focalizzando il loro processo di pianificazione nazionale intorno ai loro obiettivi nazionali. Ma quasi nessun altro paese ha già fatto lo stesso, e l’Onu ha dato la massima priorità per i prossimi mesi a questo tema, cioè lavorare in collaborazione con i governi nazionali e con la società civile per definire forti strategie, piani e budget a livello nazionale e locale, in linea con il raggiungimento di questi obiettivi entro il 2015.

IPS: Sebbene molte nazioni ricche assegnino grosse somme di aiuti ai paesi in via di sviluppo, l’effetto di alcune politiche di sviluppo dei paesi ricchi è stato criticato. Le nazioni del G7 si impegnano più di altre rispetto a commercio, aiuti, mantenimento della pace e inquinamento. Tra queste, però, solo la Germania è tra i primi posti in classifica nell’“Indice dell’impegno per lo sviluppo”, della rivista Foreign Policy. Quali cambiamenti dovrebbero attuare i paesi ricchi, come Giappone e Stati Uniti – che sono quelli che danno più soldi al mondo in via di sviluppo – in modo tale che gli aiuti non danneggino coloro ai quali sono destinati?

SS: È certamente vero che la maggior parte dei paesi ricchi non ha risposto all’impegno preso rispetto al volume degli aiuti e alla cancellazione del debito. La qualità di gran parte degli aiuti è atroce. Ma grazie ad alcune leadership illuminate, spinte almeno in parte dalle forti campagne pubbliche del 2005, l’attenzione si è spostata sul volume degli aiuti e sulla cancellazione del debito. Lentamente, ma in modo costante. Questo è vero in particolare per l’Europa. Sulla qualità degli aiuti e sul commercio, invece, non si è mosso granché, e dobbiamo continuare a fare pressioni in tal senso. Al tempo stesso, è molto attraente e politicamente corretto attribuire sempre ai paesi ricchi la responsabilità dei problemi affrontati dai paesi in via di sviluppo, ma non so per quanto tempo ancora riusciremo a sostenere questa argomentazione tenendo i nostri leader e le nostre elite fuori dai guai.

IPS: La società civile è coinvolta attivamente nelle attività della Millennium Campaign, oppure è stata messa da parte, come succede per molte iniziative governative?

SS: Credo che questa domanda abbia già avuto una risposta. Il nostro presupposto è che i governi ascolteranno solo i loro elettori, e che tutta la politica è locale. Gli MDGs devono diventare un capitale politico soggetto al voto. Perciò, sono le organizzazioni che lavorano con i cittadini e con la gente a livello locale e nazionale che devono responsabilizzare i governi. Sono proprio queste organizzazioni ad essere in prima linea oggi nelle campagne per gli MDGs in tutto il mondo. La Campagna del millennio lavora solo con questi gruppi e li sostiene.

IPS: All’Assemblea mondiale di CIVICUS, proporrà qualche sistema attraverso cui la società civile possa lavorare con i governi e contribuire al raggiungimento degli MDGs?

SS: Nel biennio 2006-2008, la nostra attenzione si concentra particolarmente sull’affidabilità a livello nazionale e locale. Quest’anno, ci siamo accordati con il Libro dei Guinness dei primati, per stabilire il record mondiale del numero di persone che il 15 ottobre si “alzeranno in piedi contro la povertà” e che si “alzeranno in piedi per gli MDGs”. La mobilitazione sarà massiccia in tutto il mondo, in simultanea con moltissime attività che i nostri partner stanno programmando dal 15 settembre in poi, e che culmineranno il 17 ottobre, con il White Band Day mondiale del 2006.

IPS: “L’appello globale all’azione contro la povertà” ha mobilitato milioni di persone in tutto il mondo. I governi lo stanno ascoltando?

SS: “L’appello globale all’azione contro la povertà” è innanzitutto il confluire delle diverse campagne nazionali guidate dalla società civile sugli MDGs e lo sradicamento della povertà. La Millennium Campaign ha offerto un sostegno vitale in tal senso. Io credo che gli sforzi delle campagne nazionali abbiano cominciato a dare i loro frutti, dalla Gran Bretagna e gli Stati Uniti, allo Zambia e al Giappone. Ma c’è ancora molto da fare, prima che possano affermarsi campagne sostenute dei cittadini sugli MDGs e sullo sradicamento della povertà in tutto il mondo, che i governi non potranno che ascoltare.

IPS: Crede che gli MDGs siano abbastanza ampi da comprendere i tantissimi problemi delle popolazioni più povere del mondo?

SS: Gli stessi MDGs sono stati appositamente definiti in modo molto specifico, e centrati sui bisogni essenziali dei popoli più poveri del pianeta. Parlando con la gente povera in tutto il mondo, realizzi che la sopravvivenza, il cibo, la salute, l’educazione, l’acqua e le misure sanitarie e un ambiente naturale, sono senz’altro le loro priorità assolute. Ma per risolvere le cause di privazioni, ineguaglianze e ingiustizia, gli Obiettivi sono stati interpretati nell’ambito della più ampia struttura dei diritti umani, e della più ampia agenda di sviluppo dell’Onu, così come illustrato nella Dichiarazione del millennio.