Roma, 19 febbraio 2006 (IPS) – Le elezioni di aprile sollevano il paradosso italiano del gran numero di persone mobilitate per i problemi legati allo sviluppo internazionale da un lato e del livello particolarmente basso di aiuti dall’altro.
I partiti del centro sinistra, riuniti sotto il simbolo dell’Unione, promettono di aumentare gli aiuti italiani per lo sviluppo, portandoli dall’attuale 0,13 per cento del prodotto interno lordo (Pil), allo 0,7 stabilito.
Nei suoi cinque anni di incarico, il governo di Silvio Berlusconi ha ridotto progressivamente i finanziamenti per la cooperazione internazionale – che all’inizio della legislatura corrispondevano allo 0,20 per cento del Pil – sino a raggiungere il livello attuale, il più basso fra i paesi avanzati.
Berlusconi, alla guida della Casa delle Libertà, una coalizione costruita intorno al partito di Forza Italia, punta ora ad una rielezione.
L’Unione è invece guidata dal già primo ministro e presidente della commissione europea Romano Prodi, che aveva battuto Berlusconi nel 1996 per poi abbandonare la guida del governo dopo un voto di sfiducia del parlamento.
Secondo un sondaggio commissionato da un gruppo di organizzazioni non governative, l’Unione potrebbe raccogliere larghi consensi per il suo impegno ad aumentare i finanziamenti per lo sviluppo.
La ricerca indica che nove italiani su dieci vorrebbero un impegno economico maggiore da parte dell’Italia per i paesi meno sviluppati e, dovendo scegliere se destinare un euro alla sanità pubblica o allo sviluppo, sceglierebbero quest’ultimo.
Nove italiani su dieci, inoltre, preferirebbero che si utilizzasse un euro in più per lo sviluppo piuttosto che per le spese militari.
“La storia italiana della lotta alla povertà è una storia di promesse mancate”, ha detto all’IPS Raffaele Salinari, a capo del Coordinamento Italiano dei Network Internazionali (CINI). “E’ arrivato il momento di una svolta radicale nella direzione di una giustizia internazionale.
Le aspettative dei cittadini devono riflettersi nelle decisioni di spesa, ha detto all’IPS Eveline Herfkens, coordinatrice della Millennium Campaign delle Nazioni Unite. “L’Italia deve ora tradurre la volontà dei suoi cittadini, con un’attenzione particolare alla quantità degli aiuti ma anche alla loro qualità”.
“La ricerca rileva tutto il “peso elettorale dei problemi legati alle cooperazione internazionale”, ha detto la Herfkens. “Se i canditati intendono guadagnare voti anziché perderli, devono mettere questi temi in cima alla loro agenda politica. Gli elettori ne terranno conto, quando sceglieranno il loro nuovo governo.
Non è chiaro quanti saranno gli elettori che terranno in considerazione questi aspetti il 9 aprile. Il centro destra promette una riorganizzazione degli enti governativi deputati alla cooperazione internazionale per portare l’Italia al passo con gli altri paesi europei, anziché prevedere un aumento del volume di spesa.
Non è la prima volta che le pressioni della società civile spingono il governo ad azioni concrete. La campagna del giubileo del 2000 portò, nello stesso anno, all’adozione di una legge innovativa sulla cancellazione del debito bilaterale con l’obiettivo di cancellare 6 miliardi di dollari di debito. Ad oggi, sono solo 2,5 quelli effettivamente cancellati.
I diversi gruppi della società civile cercano ora di ottenere un aumento effettivo delle risorse destinate agli aiuti, anche sulla spinta della Millennium Campaign dell’ONU. Quest’ultima richiama i governi a mantenersi in linea con il raggiungimento degli Obiettivi stabiliti dalle Nazioni Unite nel corso del millennium summit, che riguardano principalmente la salute, l’educazione scolastica e la riduzione della povertà entro il 2015.

