New York, Febbario 2006 (IPS) – Gli esperti di politica estera e diritti umani sembrano concordare con un
rapporto delle Nazioni Unite (Onu), che chiede a Washington di chiudere il
suo centro di detenzione della baia di Guantanamo, Cuba. Sono in molti a pensare, però, che la questione di fondo resti aperta, e cioè: cosa fare dei detenuti?
Molte delle persone intervistate dall’IPS temono che l’amministrazione Bush utilizzi la fonte del rapporto – la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, giudicata in difetto – per screditarne le conclusioni.
Il documento, di imminente pubblicazione, rivela che il trattamento riservato ai detenuti di Guantanamo viola i loro diritti alla salute fisica e mentale e, in alcuni casi, costituisce tortura. Il dossier sollecita la chiusura della struttura da parte degli Stati Uniti, a cui si chiede di portare in giudizio i prigionieri in territorio Usa, e accusa Washington di aver fornito, per giustificare le detenzioni continuate, motivazioni distorsive del diritto internazionale.
Il rapporto, redatto da cinque inviati dell’Onu che hanno intervistato ex prigionieri, avvocati e familiari dei detenuti, e funzionari Usa, è il risultato di una ricerca ordinata dalla Commissione e svoltasi nell’arco di 18 mesi.
L’ente per i diritti umani è stato ampiamente criticato perché tra i suoi 53 membri vi sono paesi con una storia discutibile quanto al rispetto dei diritti umani, come Azerbaijan, Cina, Cuba, Egitto, Arabia Saudita e Zimbabwe. Gli Usa figurano tra quegli Stati membri dell’Onu che hanno tentato di riformarne la Commissione, negando l’accesso ai paesi noti per aver commesso abusi dei diritti umani.
Gli esperti dell’Onu, a cui è stato negato di comunicare con i detenuti della baia di Guantanamo – e per questa ragione non hanno potuto visitare il complesso – hanno concluso che alcuni episodi, come l’alimentazione forzata dei detenuti in sciopero della fame, uso di violenza eccessiva nel trasporto dei detenuti e alcuni metodi di interrogatorio, equivalgono alla tortura.
”Abbiamo considerato con moltissima attenzione tutte le argomentazioni poste dal governo Usa”, ha detto Manfred Nowak, uno degli inviati e relatore speciale sulla tortura. “Non è facile trarre conclusioni. Ma abbiamo stabilito che la situazione in diversi casi viola il diritto internazionale e le convenzioni sui diritti umani e la tortura”.
Nowak, membro della Commissione internazionale dei giuristi, è professore di diritto costituzionale e diritti umani all’Università di Vienna e direttore dell’Istituto Ludwig Boltzmann per diritti umani. Dal 1996, è giudice della Camera per i diritti umani per la Bosnia Herzegovina a Sarajevo.
I sostenitori dei diritti umani e legali si augurano che le conclusioni dell’Onu accrescano il peso delle analoghe aspettative di gruppi per i diritti e del Parlamento europeo.
Secondo Erwin Chemerinsky della Duke University Law School, che condivide la stessa speranza, “è l’esistenza stessa della prigione di Guantanamo e il trattamento dei detenuti che viola il diritto internazionale”.
”Tuttavia, se la base di Guantanamo dovesse essere chiusa, è fondamentale che al suo posto non si trovi una soluzione peggiore. Per esempio, sarebbe molto peggio se i prigionieri venissero trasferiti in carceri all’estero, fuori dalla giurisdizione dei tribunali americani”.
È dello stesso parere anche Gabor Rona, esperto di diritto internazionale di Human Rights First (HRF), un gruppo di pressione con sede a New York. “Che Guantanamo rimanga aperta o meno – ha dichiarato in un’intervista – la questione è solo il sintomo di un problema più ampio: che cosa accadrà ai detenuti? ”Se la sua chiusura significa che gli Usa si adegueranno legalmente al rispetto delle norme internazionali sui diritti umani non solo a Guantanamo, ma in tutti i loro centri di detenzione nel mondo, questo sarebbe un passo avanti. Se chiudere questo carcere significa invece spostare i detenuti verso altri luoghi e destini in cui i loro diritti continuano ad essere violati, non avremo risolto nulla”.
”Chiudere Guantanamo rappresenterebbe un cambiamento molto apprezzato. Ma significherebbe poco se gli abusi di fondo continuassero in una dozzina di altri luoghi meno visibili”, ha detto all’IPS Jonathan Turley, docente alla Georgetown University e autorità riconosciuta nel campo del diritto costituzionale e internazionale Usa.
”Il problema sono le pretese legali di fondo del presidente e il continuo fallimento del governo nell’osservare il diritto nazionale e internazionale. La raccomandazione più importante è che questi individui vengano sottoposti a processi legittimi nei tribunali federali, invece che ai procedimenti senza senso che si tengono a Guantanamo”.
Gli esperti intervistati dall’IPS ritengono assai probabile che l’amministrazione Bush tenti di usare la discussa composizione della Commissione diritti umani dell’Onu per screditare o ignorare le conclusioni del rapporto.
”Temo che l’amministrazione tenterà di addurre queste motivazioni per mettere in dubbio la veridicità del rapporto, o almeno la sua credibilità”, ha detto Patricia Kushlis, funzionario in pensione dell’Agenzia federale dei servizi segreti USIA (United States Information Agency) ed esperta di politica internazionale, diplomazia pubblica e sicurezza nazionale. “Che poi funzioni o meno è un’altra questione”.
Barbara J. Olshansky, avvocatessa per la Guantanamo Global Justice Initiative al Centro per i diritti costituzionali (CCR), ha dichiarato che ”sebbene la Commissione Onu per i diritti umani comprenda Stati non proprio esemplari quanto al rispetto dei diritti umani, il rapporto che abbiamo visto proviene da fonti impeccabili”.
Olshansky ha osservato che le cinque persone che hanno redatto il dossier sono le “massime autorità” nelle materie trattate nel documento. “Loro non hanno nessun ruolo o responsabilità per le azioni dei loro governi”.
A novembre, l’amministrazione Bush aveva proposto a tre dei cinque inviati del team dell¹Onu di visitare il carcere così come l’avevano visitato in precedenza giornalisti e membri del Congresso. Ma aveva rifiutato di accordare loro l’accesso ai detenuti. Per questa ragione il gruppo dell’Onu aveva rifiutato l’invito.
“Credo che Guantanamo debba essere chiusa, oppure totalmente aperta all’ispezione/accesso da parte dell’Onu, della Croce Rossa/Crescent e altre organizzazioni internazionali dei diritti umani”, ha detto all’IPS Christopher J. Roederer, professore associato di diritto alla Florida Coastal School of Law.
”A mio parere il problema principale è che non si potevano visitare e intervistare i detenuti – ma di chi è la colpa? Abbiamo forse accettato le garanzie di Saddam (Hussein) sul fatto che non c’erano armi di distruzioni di massa autorizzate? Non abbiamo forse approfittato della sua stessa mancanza di piena cooperazione per usarla contro di lui?”
Il rapporto è centrato sulle basi legali del governo Usa per le detenzioni, come descritto nella loro risposta ufficiale all’inchiesta dell’Onu: “Il codice di guerra consente agli Stati Uniti – o a qualsiasi altro paese coinvolto nel conflitto – di detenere combattenti nemici senza accuse o diritto di ricorrere a un avvocato per tutta la durata delle ostilità. La detenzione non deve essere un atto di punizione, ma di sicurezza e necessità militare. Serve allo scopo di impedire ai combattenti di continuare ad imbracciare le armi contro gli Stati Uniti”.
Ma il team dell’Onu hanno ritenuto insufficienti e ingiusti i processi per determinare se le 750 persone detenute nella baia di Guantanamo dal gennaio 2002 fossero “combattenti nemici”, e ha stabilito che lo scopo principale del loro confino era l’interrogatorio, e non impedire che imbracciassero le armi. Gli Usa hanno rilasciato o trasferito più di 260 detenuti dal carcere di Guantanamo.

