WASHINGTON, 17 febbraio 2006 (IPS) – Recenti sondaggi rivelano che la crescente crisi sul programma nucleare dell’Iran sembra aver convinto il popolo americano che Teheran rappresenta oggi per gli Stati Uniti una minaccia più temibile di ogni altro paese, anche rispetto ad Al Qaeda.
Malgrado la popolazione rimanga preoccupata e scontenta dell’invasione e occupazione Usa in Iraq, una percentuale significativa ha già iniziato a pensare ad un’eventuale azione militare contro l’Iran.
”Gli americani vorrebbero che facessimo le valigie e lasciassimo l’Iraq subito, tuttavia sembrano pronti a colpire l’Iran qualora portasse avanti il suo programma nucleare”, ha dichiarato John Zogby, presidente dell’istituto Zogby International, che la scorsa settimana ha diffuso un’indagine secondo cui la metà degli intervistati (47 per cento) ritiene che il programma nucleare dell’Iran dovrebbe essere fermato con un intervento militare, preferibilmente con gli alleati europei.
Malgrado la grande preoccupazione, dai sondaggi non si percepisce impazienza per un’azione militare immediata e unilaterale. Sembra che la popolazione opti per una risoluzione diplomatica della crisi, meglio se al fianco delle Nazioni Unite.
Qualora fallisse, il sondaggio rivela che, pur opponendosi a un’invasione progettata per rovesciare il regime, come per l’Iraq, l’opinione pubblica preferirebbe un intervento militare insieme ad altri paesi.
La gente chiede dunque a gran voce l’azione militare? “Assolutamente no”, ha dichiarato Steven Kull, direttore del Programma di rivelazioni statistiche (PIPA, Programme on International Policy Attitudes) dell’Università del Maryland.
”Tra la situazione attuale e un intervento militare, l’opinione pubblica preferirebbe sicuramente ulteriori trattative, e opterebbe di certo per decisioni multilaterali”, ha dichiarato Kull. “Si dovrebbero superare molti di ostacoli prima di arrivare all’operazione militare”.
Ciononostante, l’ultimo sondaggio diffuso la settimana scorsa dal Pew Research Centre for the People and the Press, ha rivelato che circa il 27 per cento degli intervistati considera l’Iran la minaccia più pericolosa per Washington – percentuale tre volte superiore rispetto a quella che la considerava, solo quattro mesi fa, prima tra le minacce straniere.
Lo stesso sondaggio, che ha interpellato 1500 adulti nella prima settimana di febbraio, riporta inoltre che circa tre su quattro (72 per cento) ritengono “probabili” gli attacchi di Teheran a Israele, qualora venisse in possesso di armi nucleari. Una percentuale anche maggiore (82 per cento) ritiene che il governo iraniano potrebbe trasferire armi nucleari ai terroristi.
Gli ultimi risultati suggeriscono che la combinazione di dichiarazioni belligeranti del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, la sfida di Teheran agli appelli europei di non riprendere le attività di arricchimento dell’uranio, e gli sforzi di Israele e degli alleati di mobilitare l’opinione pubblica internazionale e americana, abbiano portato la Repubblica islamica al centro della consapevolezza della politica estera.
Questo cambiamento riflette in qualche misura l’approccio dei falchi dell’amministrazione Bush rispetto ai timori della gente, dopo l’11 settembre, sull’ex presidente Saddam Hussein inseguito per un anno prima dell’invasione dell’Iraq nel marzo 2003.
”Pericoloso l’Iran” l’intestazione che accompagnava una foto di Ahmadinejad sulla copertina del “Newsweek” della settimana scorsa. “La prossima minaccia nucleare” e “L’Islam radicale al potere”, i titoli di copertina.
Allo stesso tempo, la minaccia è stata esaltata anche dal solito gruppo di falchi a Washington – per molti dei quali l’elezione di Ahmadinejad e la sua dichiarazione che Israele dovrebbe essere “spazzato via dalla mappa” si sono rivelate una benedizione rispetto ai loro stessi tentativi di istigare la popolazione contro l’Iran.
”Una minaccia ‘intollerabile’” era il titolo di un editoriale sul neo-conservatore Wall Street Journal, mentre il “Weekly Standard” riportava un articolo intitolato “Iran o morte: il test finale della presidenza di guerra di Bush”, che descriveva l’Iran come “la crisi centrale della presidenza Bush”.
La settimana scorsa, in un’intervista rilasciata al programma televisivo “Newshour” in onda sulla rete pubblica PBS, il vicepresidente Dick Cheney, citando le “dichiarazioni piuttosto oltraggiose di Ahmadinejad”, ha descritto l’impasse nucleare come “pericolosa”, segnalando che “non esistono altre possibilità”, e respingendo ripetute domande sulle “parallele convergenti” tra la crescente crisi e la rincorsa che ha portato alla guerra in Iraq.
Nel frattempo, il Segretario di Stato Condoleezza Rice ha accusato l’Iran di aver incoraggiato le violente proteste in Medio Oriente contro le vignette offensive su Maometto pubblicate dai quotidiani europei.
Su questo, i risultati del sondaggio di Pew sono stati probabilmente i più sorprendenti. Negli ultimi 15 anni, solo una media di circa il sei per cento considerava l’Iran come il “pericolo più temibile” per gli Stati Uniti. Ad ottobre, il mese in cui Ahmadinejad ha minacciato Israele per la prima volta, la percentuale è salita al nove per cento, ancora molto sotto l’Iraq (18 per cento), la Cina (16 per cento), e la Corea del Nord (13 per cento). Secondo l’ultimo sondaggio, la percentuale è però raddoppiata, arrivando al 27 per cento, rispetto a Cina (20 per cento), Iraq (17 per cento), Corea del Nord (11 per cento), e terrorismo/Al Qaeda (quattro per cento).
Inoltre, i due terzi degli intervistati hanno citato il programma nucleare dell’Iran come una “grande minaccia”, malgrado l’intelligence Usa lo consideri ancora ben lontano dallo sviluppo di vere armi; il 60 per cento considera allo stesso modo il programma nucleare della Corea del Nord, anche se si pensa che Pyongyang abbia già costruito decine di bombe. Andrew Kohout, direttore del Pew, ha inoltre fatto notare che, secondo il 55 per cento di partecipanti al sondaggio di ottobre, l’Iran possedeva già armi nucleari.
Stando ai risultati dell’inchiesta, la popolazione rimane però divisa su cosa fare con l’Iran. Circa quattro su cinque fra gli intervistati (78 per cento) chiedono l’intervento dell’Onu, e solo il 17 per cento pensa che dovrebbero occuparsene gli Stati Uniti.
Quasi l’80 per cento dice di essere a conoscenza della dichiarazione dell’Iran di voler riprendere le attività di arricchimento. Sempre secondo il sondaggio, quasi metà di coloro che sono al corrente della dichiarazione considera l’Iran la peggiore minaccia per gli Stati Uniti.
”La stampa ha riportato e trasmesso molto circa l’intransigenza degli iraniani, ma sarebbe strano il contrario”, ha detto Kohout all’IPS. Un sondaggio di gennaio realizzato dal “Washington Post” e dalla rete televisiva ABC ha registrato un forte sostegno degli sforzi diplomatici e delle sanzioni economiche per convincere l’Iran ad arrestare il suo programma nucleare.
Alla domanda se appoggerebbero un bombardamento Usa su sospetti siti nucleari qualora quelle iniziative non funzionassero, il 42 per cento degli intervistati ha risposto positivamente, mentre il 54 per cento si è opposto all’idea.
In un sondaggio analogo realizzato nello stesso periodo da Fox News, quasi il 60 per cento ha risposto che gli Stati Uniti, qualora la diplomazia fallisse nell’intento, dovrebbero essere preparati a “usare la forza militare se necessario”, per prevenire l’Iran dal procurarsi armi nucleari, e il 47 per cento considera l’Iran più minaccioso dell’Iraq ai tempi dell’invasione Usa.
Più del 90 per cento si è detto “molto preoccupato” (68 per cento) e “abbastanza preoccupato” (23 per cento) che l’Iran trasferisca le armi nucleari ai terroristi; e più dell’80 per cento si è dichiarato “molto” (54 per cento) o “abbastanza preoccupato” (27 per cento) di un attacco a un paese vicino.
Kull ha giudicato questi risultati complessivamente più sorprendenti rispetto alle reazioni provocate dall’elezione di Ahmadinejad. “Credo che ciò sia dovuto più alla personalità del presidente e alle sue affermazioni, che ai particolari sviluppi dei negoziati relativi al programma nucleare. Sicuramente il presidente si presenta come un esaltato, e cuò influenza in modo particolare il pensiero della gente”.
Nel frattempo, il sondaggio di Fox News e un’inchiesta di CNN/USA Today/Gallup realizzata pochi giorni prima, rivelano che meno del 20 per cento considera l’Iran come una minaccia “immediata” o “imminente”. (FINE/2006)

