Si apre a Guantanamo il processo ai ‘bambini soldato’

NAZIONI UNITE, 11 agosto 2010 (IPS) – Omar Khadr aveva solo 15 anni quando è stato catturato dai militari americani nel 2002 in Afghanistan. Oggi, otto anni dopo, ha 23 anni, ed è sotto processo a Guantanamo Bay, il primo della commissione militare dall’inizio dell’amministrazione di Barack Obama.

L’ avvocato difensore del Pentagono, il tenente colonnello Jon Jackson, lo ha definito “il primo caso nella storia contro un bambino soldato”.

Khadr, cittadino canadese, è accusato di aver gettato una bomba a mano e di aver ucciso un soldato statunitense delle forze speciali durante un bombardamento americano di una sede di al-Qaeda, nella città orientale afghana di Khost.

Ahmed Khadr, il padre di Omar, egiziano di nascita e cittadino canadese, era legato agli alti esponenti della rete di al-Qaeda negli anni ‘80. Nel 1993 si trasferì con la famiglia in Afghanistan, da dove sembra abbia mandato del denaro ad al-Qaeda.

Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i minori coinvolti nei conflitti armati, ha riferito all’IPS che “le Nazioni Unite hanno dichiarato più volte che nessun bambino, tra i minori che in tempo di guerra vengono sfruttati come bambini soldati, portatori, aiutanti o schiavi sessuali, deve essere ritenuto personalmente responsabile degli atti e degli ordini dei loro comandanti”.

Ha inoltre invitato i due paesi, che fanno entrambi parte del Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, “a consentire il reinserimento di Omar nella società attraverso un programma di riabilitazione… programmi su cui si sta lavorando molto in Canada”.

Lo Statuto della Corte penale internazionale (ICC) afferma che nessun individuo di età inferiore ai 18 anni deve essere processato per crimini di guerra. In passato, i procuratori di altri tribunali internazionali si sono avvalsi della loro facoltà discrezionale per non perseguire i minori.

Sembra inoltre che non ci sia praticamente nessuna prova che sia stato effettivamente Khadr a lanciare la granata che ha ucciso il soldato, a parte qualche “confessione” rilasciata in circostanze sospette.

L’avvocato di Khadr sostiene che l’imputato sia stato interrogato presso la base aerea americana di Bagram, mentre doveva ancora riprendersi da lesioni gravi: due ferite da arma da fuoco e granate sul viso e gli occhi. Era stato anche minacciato di stupro in una prigione degli Stati Uniti, secondo quanto confermato da un informatore, e gli sarebbe stato promesso di ritornare in Canada se avesse detto agli investigatori quello che volevano sentirsi dire.

Nel corso di un’audizione nel mese di maggio, gli investigatori coinvolti hanno dichiarato di aver trattato molto bene Khadr, ma hanno ammesso che il giovane era stato minacciato e interrogato mentre era ancora gravemente ferito. Questi metodi di interrogatorio violano l’articolo 3 delle Convenzioni di Ginevra e le norme internazionali sul comportamento umanitario.

Patrick Parish, il giudice militare che ha lavorato al caso di Guantanamo, ha deciso di ammettere in tribunale le dichiarazioni estrapolate nel corso di questi interrogatori.

Il procuratore Jeff Groharing ha cercato di dipingere Khadr come un militante impegnato e ben informato di al-Qaeda, accusandolo di aver “abbracciato [l’ideologia di al-Qaeda] e di averla utilizzata per giustificare le sue attività”. Al contrario, il suo avvocato difensore lo ha descritto come un bambino costretto alla guerra dagli adulti.

Al di là delle controversie sulla detenzione e il trattamento di Omar Khadr, c’è un dibattito aperto anche sull’imparzialità delle commissioni militari.

All’inizio di questo mese l’avvocato di Khadr ha presentato una petizione presso la Corte Suprema Usa, sostenendo che le commissioni sarebbero incostituzionali perché offrono bassi livelli di giustizia per i cittadini stranieri, mentre i cittadini statunitensi possono anche usufruire della tutela di un tribunale federale.

“Le Nazioni Unite affermano che i minori accusati di un crimine, distinto dai crimini di guerra, devono essere giudicati in conformità alle norme e procedure che rispettano e rispondono al loro essere minorenni al momento del presunto reato”, dice Coomaraswamy, e aggiunge che “ovviamente nessun tribunale militare, che io sappia, rispetta queste norme internazionali”.

Anche Anthony Lake, direttore esecutivo del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, Unicef, si è espresso contro i processi sui minori di 18 anni accusati di crimini di guerra.

Assieme ad altri paesi, anche Usa e Canada si sono impegnati a convincere il Consiglio di Sicurezza a creare e attuare norme per la tutela dei minori nei conflitti.

Adesso sta a loro, ha commentato Coomaraswamy, “trovare una soluzione che sia accettabile per tutti sul futuro di Omar Khadr per fare in modo che non venga accusato di presunti crimini di guerra commessi quando era minorenne”. © IPS