CINA: Racconti di donne, il prezzo della politica del figlio unico

LONDRA, 10 giugno 2010 (IPS) – In un paese come la Cina, dove periodicamente si esorcizzano i fantasmi del passato, pochi capiscono l'importanza della narrazione orale meglio della scrittrice Xinran.

Xinran Antoaneta Becker/IPS

Xinran
Antoaneta Becker/IPS

Ex giornalista, collaboratrice alla fine degli anni ‘80 di un’emittente di propaganda riservata gestita dal governo contro l'infiltrazione dei media occidentali in Cina, Xinran ha avuto accesso a racconti che i leader comunisti preferiscono leggere solo nei bollettini che circolano internamente al regime.

In quanto donna, Xinran era anche a conoscenza dei racconti personali tramandati di madre in figlia da generazioni, nel contesto di una cultura maschilista improntata al confucianesimo.

Come scrittrice cinese che oggi risiede stabilmente in Gran Bretagna, Xinran nono parla di sé come di un’intellettuale dissidente. Ma i suoi libri non possono essere pubblicati in Cina perché raccontano storie di dolore normalmente ignorate dai media cinesi, che sfidano i tabù politici e sociali contro il potente apparato statale.

Antoaneta Becker ha raggiunto Xinran durante un tour promozionale del suo ultimo libro, “Messaggio da una madre cinese sconosciuta”, che raccoglie storie di donne che hanno perso le loro figlie per infanticidio o per abbandono.

D: Il suo libro sembra lanciare un’accusa contro la tradizionale cultura confuciana, che privilegia i figli maschi spingendo molte famiglie cinesi a uccidere o ad abbandonare le figlie femmine. Cosa pensa della politica del figlio unico in vigore in Cina da 30 anni? È questa la causa della morte di molte bambine e dell’adozione di oltre 120mila orfani cinesi, quasi tutte femmine, nel resto del mondo?

R: Molti stranieri credono che la politica del figlio unico sia da condannare, in realtà è solo parte del problema. La cultura rurale cinese è basata sul silenzio, su poche parole e molta azione. È difficile capire cosa sta succedendo se non si va oltre le apparenze. Una volta sono intervenuta a favore di una contadina che era praticamente una schiava del sesso per il marito, costretta a subire i suoi abusi perché non riusciva ad avere un figlio maschio. Quella stessa notte la madre della ragazza ha messo del veleno per topi nel mio cibo. Interrogata dalla polizia, la donna ha inveito contro di me, definendomi una “donna ignorante venuta dalla città” che voleva rovinare le possibilità di sua figlia di avere un erede. Tra i contadini cinesi, è diffusa e radicata la convinzione che una “buona” moglie debba partorire un maschio o non avrà futuro.

D: Quando di recente sono stati ritrovati 21 corpi di bambini e feti morti in un fiume alla periferia della città di Jining, nella Cina orientale, i media ufficiali hanno puntato il dito contro le “pratiche obsolete” del passato, quando tanti bambini morivano alla nascita e nessuno pensava di seppellirne i cadaveri. È d'accordo?

R: Assolutamente no. Ho seguito la storia e ho fatto qualche ricerca personale. Tutti i bambini morti avevano alla caviglia braccialetti identificativi e tutti provenivano dallo stesso ospedale di Jining.

Erano stati gettati via perché avevano delle malformazioni alla nascita oppure erano nati violando la “politica del figlio unico”. Nelle zone orientali della Cina l’applicazione della legge è estremamente rigorosa.

D: Questo esperimento di pianificazione familiare ha funzionato a livello nazionale?

R: L’opposizione a questa politica non si è mai fermata. Anche se fu adottata dal Partito comunista nel 1979, è stata trasformata in legge solo nel 2001. Ma per anni le restrizioni alle nascite sono state applicate anche senza il sostegno del parlamento, e in modo irregolare. Negli ultimi anni ha dato luogo a fenomeni di corruzione e chi ha i mezzi riesce ad aggirare le norme.

D: Tutti parlano di squilibrio tra i sessi in Cina e che una delle conseguenze è che migliaia di scapoli non riescono a trovare moglie. Ma ha avuto degli effetti sulla psiche delle persone

A: La qualità della famiglia si è deteriorata. I figli unici sono troppo viziati e protetti. Non hanno senso di responsabilità, sono immaturi, e la loro vita viene plasmata già da molto piccoli: devono soddisfare le aspettative della famiglia, eccellere negli studi e imparare ad essere molto competitivi. Ma non hanno la libertà di riflettere su molte cose, né di disobbedire. Sono anche incapaci di prendere decisioni e di gestire la loro vita. Mi preoccupa il futuro dei giovani cinesi.

D: Leggendo le sue storie di perdita e di morte ci si chiede come fa a sostenere il peso di essere portatrice di questi racconti orali.

R: In Cina mi sentivo così depressa. Dovevo andarmene. Anche qui ho degli incubi, ma la scrittura mi permette di condividere con gli altri questi sentimenti. © IPS