WASHINGTON, 28 dicembre 2009 (IPS) – Circa un terzo dei paesi nel mondo presenta forti o fortissime restrizioni religiose, e circa il 70 per cento della popolazione mondiale vive in paesi con pesanti limitazioni della libertà di religione, secondo una recente indagine del Pew Research Center's Forum on Religion & Public Life.
Lo studio esamina le restrizioni in campo religioso che hanno origine sia dalla politica dei governi, sia dalle ostilità sociali messe in atto da singoli individui, organizzazioni e gruppi sociali.
Arabia Saudita, Pakistan e Iran sono in cima alla lista dei paesi con i più alti livelli in assoluto di restrizione religiosa, mentre Medio Oriente e Nord Africa sono le regioni con il maggiore livello di limitazioni sociali e statali in campo religioso.
Secondo la ricerca del Pew, Nord America e Sud America mostrano i livelli più bassi di restrizioni sociali e di Stato in campo religioso.
Tra i 25 paesi più popolosi, Iran, Egitto, Indonesia, Pakistan e India presentano le restrizioni più evidenti, mentre in Brasile, Giappone, Stati Uniti, Italia, Sud Africa e Bretagna si registrano i livelli più bassi.
Anche se Medio Oriente, Nord Africa e Americhe mostrano livelli estremamente bassi o alti di restrizioni governative o sociali, queste due variabili non sempre vanno di pari passo. “Vietnam e China, per esempio, hanno alte restrizioni governative in campo religioso, ma presentano livelli moderati o bassi se si analizza l’ostilità sociale”, si legge nel rapporto. “Nigeria e Bangladesh seguono il modello opposto: alti livelli di ostilità sociale, ma moderati in termini di intervento statale”.
Lo studio utilizza i dati forniti da 16 organizzazioni governative e non governative – incluse le Nazioni Unite, il Dipartimento di Stato Usa e Human Rights Watch – e rappresenta più del 99,5 per cento della popolazione mondiale. Le restrizioni pubbliche esaminate dal Pew includono limitazioni costituzionali e altre proibizioni di libertà di parola.
Le ostilità sociali sono state misurate attraverso l’osservazione di atti di terrorismo di stampo religioso e violenza tra gruppi religiosi.
Gli studi mostrano come le restrizioni da parte dei governi siano relativamente deboli negli Stati Uniti, mentre i livelli di ostilità religiosa sono più alti di quelli riscontrati in altri grandi paesi democratici, come il Brasile e il Giappone.
Altro punto interessante è la scoperta che benché la maggioranza dei paesi preveda la libertà religiosa garantita dalla costituzione o dalla legge, solo un quarto dei paesi esaminati dallo studio Pew applicano e rispettano nella pratica questo diritto.
In 75 paesi – quattro su dieci nel mondo – i governi limitano i tentativi di proselitismo dei gruppi religiosi e in 178 paesi – il 90 per cento – i gruppi religiosi devono essere ufficialmente registrati.
Anche due tra i più popolosi stati al mondo, India e Cina, mostrano restrizioni estreme in campo religioso. Ma si tratta di restrizioni di tipo diverso, dove la Cina mostra livelli molto alti di restrizione da parte del governo ma bassi livelli di ostilità sociale, mentre l’India mostra livelli molto alti di ostilità sociale e moderati livelli di restrizioni da parte dello Stato.
“Non ci sono solo i paesi popolosi (che mostrano alti livelli di restrizioni sulla religione) ma anche paesi molto piccoli come le Maldive (con alti livelli di restrizioni). Ma più grande è un paese, più numerosi diventano i problemi che vanno affrontati”, ha detto a IPS Brian Grim, ricercatore senior al Pew Forum. In testa all’indice delle restrizioni da parte dei governi ci sono Arabia Saudita, Iran, Uzbekistan, Cina, Egitto, Birmania, Maldive, Eritrea, Malesia e Brunei.
In testa all’indice delle ostilità sociali troviamo Iraq, India, Pakistan, Afghanistan, Indonesia, Bangladesh, Somalia, Israele, Sri Lanka, Sudan e Arabia Saudita.
Israele figura nella lista dei paesi con forti precedenti quanto a ostilità sociali, insieme ad altri stati falliti, altamente autoritari o appena usciti da guerre civili. “La posizione di Israele nell’indice di ostilità sociale include gli atti religiosi legati al terrorismo, la guerra e le ostilità tra israeliani e palestinesi”, afferma Grim.
“Le ostilità includono inoltre i conflitti tra ebrei e i diversi fattori correlati, ma non riflettono necessariamente una situazione negativa nella società israeliana. Gli effetti di queste ostilità nella possibilità di professare liberamente la religione sono concreti, e per questo bisogna tenerne conto”, ha concluso Grim.
Grim ha sottolineato inoltre il tratto comune di molti paesi che mostrano un alto livello di restrizione religiosa.
“Una caratteristica comune di questi paesi è una tendenza a definire il paese in termini religiosi. La conseguenza dell’invasione degli Stati Uniti in Iraq è stata una lotta tra sunniti e siiti. È un conflitto come questo a definire l’identità religiosa di un paese”, ha detto Grim.
Lo studio riflette una tendenza generale dei maggiori livelli di restrizioni dei governi che si registrano in Medio Oriente e Nord Africa, seguiti da Asia e Regione del Pacifico. Restrizioni che appaiono generalmente più moderate nell’Africa Sub-sahariana rispetto all’Europa.
I recenti timori sul ruolo dell’immigrazione e della religione – come il referendum tenutosi a novembre in Svizzera per impedire la costruzione di nuovi minareti – e la presenza di stati relativamente nuovi nell’Europa dell’Est potrebbero in futuro contribuire ad un aumento dei livelli di restrizioni dei governi osservate in Europa. © IPS

