INDIA: Falliscono i negoziati ma cresce la consapevolezza ambientale

NUOVA DELHI, 23 dicembre 2009 (IPS) – Durante i negoziati sul clima, che si sono protratti per quasi due settimane e da poco conclusi, il mondo si è sorbito una zuppa di acronimi: UNFCCC, COP-15, IPCC, CDM, LDCF, MEF, CCS. Ma cosa significano queste sigle per i comuni cittadini?

Himalayan Environment Trust Himalayan Environment Trust

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Cosa importa alla gente comune se i tentativi del proprio paese di “catturare la CO2” sono degni di lode, o se nelle città si stanno arginando “gli impatti climatici antropici”? Chi soffrirebbe se la propria impronta ecologica superasse quella degli americani? E se anche fosse, innescherebbe dei meccanismi di “compensazione della CO2” per ridurre i danni al pianeta?

Secondo gli esperti, alla luce del summit di Copenhagen appena concluso, è fondamentale che anche i comuni cittadini capiscano le questioni legate ai cambiamenti climatici. I negoziati impegnativi sono terminati con l'accordo di non permettere l'aumento delle temperature del pianeta di oltre due gradi; i paesi sviluppati si sono impegnati a tagliare le emissioni di gas serra e i paesi in via di sviluppo a adottare misure per ridurre le proprie.

L'accordo internazionale, però, è privo di quella cornice completa e legalmente vincolante che si ambiva raggiungere all'inizio del summit del 7-18 dicembre. I paesi ricchi, infatti, compresi gli USA, hanno evitato di farsi legare le mani da maggiori tagli alle proprie emissioni di gas serra, mentre i paesi poveri, come Cina, India, Brasile e alcuni stati africani, hanno rifuggito qualsiasi impegno o regime di controllo internazionale. Per gli attivisti, l'accordo non è altro che una dichiarazione politica.

Mentre le testate del mondo intero riecheggiavano il fallimento del summit di Copenhagen, lo scienziato ambientalista Prabhu Goenka di Mumbai ha affermato che, a differenza del passato, oggi la consapevolezza ambientale della popolazione in generale è molto cresciuta.

“Un tempo la gente era ben felice di lasciare simili questioni a governi e politici. L'impegno pubblico era minimo. Negli ultimi dieci anni, la crescita esponenziale dei media e la gravità della situazione hanno risvegliato le masse” – ha aggiunto lo scienziato indiano.

Non ci sorprende, dunque, che una schiera di “rag-pickers” (raccoglitori di rifiuti da riciclare), contadini, tecnici e studenti fosse tra i 1500 membri delle delegazione indiana a Copenhagen.

Un rag-picker indiano, esponente di una nutrita comunità che vive di questo lavoro in Asia meridionale (ben 15 milioni di persone), ha messo sotto torchio un funzionario delle Nazioni Unite sulle tecnologie pulite. Un agricoltore dello stato desertico del Rajasthan, invece, ha indicato in una presentazione gli stati che dovrebbero finanziare la ricerca agricola nei paesi in via di sviluppo, parlando in rappresentanza della comunità agricola indiana, che conta 600 milioni di persone, forse le più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici.

Katori Devi, 56 anni, è una contadina dello stato indiano di Haryana, ai confini con Delhi. Con la sua famiglia, discende da sette generazioni di coltivatori. Secondo lei i cambiamenti climatici e il surriscaldamento del pianeta sono dovuti alla negligenza dei suoi antenati, che non si sono mai curati di pesticidi organici né altri metodi agricoli ecologici.

“Oggi però” – dice Devi – “io e i miei figli adottiamo pratiche agricole che aumentano i raccolti, ma sono poco dannose per i nostri animali e i campi”.

Una consapevolezza che è di buon auspicio per un paese come l'India, la cui economia si regge sull'agricoltura e sulle piogge: il 70 per cento della popolazione (1,2 miliardi di persone) vive di agricoltura, che costituisce il 17 per cento del PIL indiano e ne sostiene l'economia. Anche se oltre il 60 per cento dei terreni agricoli indiani dipende dalla pioggia, solo il 40 per cento circa del terreno arabile è irrigato, pertanto i contadini sono in balia dei capricci dei monsoni.

Negli ultimi anni la siccità e le piogge irregolari hanno causato un'ondata di suicidi tra agricoltori sommersi di debiti.

È difficile non notare la preoccupazione per le questioni ambientali tra i giovani indiani, che costituiscono i due terzi della popolazione nazionale (1,2 miliardi).

Divyang Saxena, 17 anni, studentessa alla Delhi Public School di NOIDA, nello stato settentrionale dell'Uttar Pradesh, ritiene che la generazione futura non ha scelta; deve essere ecologicamente responsabile. “Io devo seguire i cambiamenti climatici, perché non voglio che le temperature aumentino ogni anno” ha sottolineato Saxena. “Perciò, a casa facciamo la raccolta riciclata e non accendiamo il riscaldamento, optando per maglioni più pesanti. Poi, compriamo cibi biologici, perché sono prodotti con metodi agricoli meno nocivi per l'ambiente”.

M. S. Kohli, membro fondatore e presidente della fondazione non governativa Himalayan Environment Trust, aggiunge che una maggiore consapevolezza ambientale rispecchia la disperazione della gente. “Un tempo, quando cercavamo di dire alla gente che bisognava fermare il riscaldamento del pianeta perché i ghiacciai si stavano sciogliendo, non importava niente a nessuno”, ha detto Kohli. “Oggi, invece, che i fiumi esondano allagando le pianure, facendo sfollare milioni di persone e causando danni alle proprietà, la gente vuole sapere come mitigare i danni e invertire la tendenza”.

I privati cittadini vengono coinvolti anche nella gestione dei danni climatici. La Barefoot College, Ong con sede nel Rajasthan, che ha vinto il premio ambientale Sierra Club Green Energy Award per il 2009, sta formando donne quasi analfabete per farne ingegneri solari. Anche se si tratta di un lavoro comunemente ritenuto maschile nel Rajasthan, queste donne stanno creando e installando da sole fornelli solari, con un conseguente risparmio energetico davvero enorme.

Sarita Bhan, 35, una degli ingegneri solari donne del Barefoot College dice “È giunta l'ora anche per noi di scavalcare gli stereotipi di genere, così ognuno può contribuire alla tutela dell'ambiente. Prima di cominciare questo lavoro, non sapevo niente di queste cose, di energia pulita e risparmio energetico, ma adesso diffondo il messaggio, informando altre persone”.

Il governo indiano, inoltre, sta finanziando la formazione professionale di “figure ecologiche” e normative per l'energia pulita. Il Climate Project – India, organizzazione non-profit indiana, e il Sierra Club hanno organizzato “fiere del lavoro ecologico” in tutta la nazione per cominciare a cambiare il mercato del lavoro e stimolare l'interesse per un'“economia verde”.

“Poco a poco la gente sta capendo che la lotta ai cambiamenti climatici crea nuove opportunità economiche” – ha affermato un funzionario del Sierra Club a New Delhi. La bio-architettura impiega meno risorse e fa risparmiare più energia. “Il flagello climatico globale sta creando moltissimi nuovi lavori in industrie di energia pulita, di produzione di isolamenti per l'efficienza energetica ed altre aree”, ha aggiunto il portavoce di Sierra Club.

“Oggi la gente sa che continuando ad abusare dell'ambiente, ne paga le conseguenza in prima persona”, ci ha detto un agente assicurativo di Delhi. E ha aggiunto che l'aumento del livello del mare, le inondazioni e gli uragani causati dai cambiamenti climatici hanno toccato fortemente il settore assicurativo, e i premi stanno aumentando.

Poco tempo fa l'Istituto indiano per l'energia e le risorse (TERI nell'acronimo inglese) ha aperto a Nuova Delhi una biblioteca specializzata sui cambiamenti climatici. Il direttore generale del TERI e premio Nobel R. K. Pachauri, che è anche presidente del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC nell'acronimo inglese), ha dichiarato che l'istituto intende creare “una risorsa a cui la gente possa attingere conoscenza sui cambiamenti climatici”.

Il Ministero indiano per le energie nuove e rinnovabili si sta preparando per una ‘missione solare’, incentrata su ambiziosi obiettivi di generazione di energia solare con impianti collegati in rete e non, per massimizzare l'energia idroelettrica, la biomassa e l'energia eolica.

“E' il momento di innovare e operare con un nuovo sistema, facendo attenzione alla conservazione dell'energia e all'efficienza energetica, e nel contempo adottando risorse energetiche ecologiche”, ha detto Kohli. “La gente deve essere coinvolta in questi processi: è il solo modo che abbiamo per garantirci un futuro”. ©IPS