COSTA D’AVORIO: Salviamo la foresta di Tanoé

ADIAKÉ, Costa d'Avorio, 18 agosto 2009 (IPS) – Le comunità della foresta di Tanoé, nella Costa d’Avorio sudorientale, stanno aspettando di ottenere lo status di “riserva naturale volontaria”, la prima in questo paese dell’Africa occidentale.

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Le autorità hanno avviato una serie di incontri con i capi dei villaggi locali, con esperti e altri soggetti interessati, per stabilire i passi da seguire verso l’autogestione.

Qualche tempo fa, gli ecologisti e gli attivisti locali erano riusciti a fermare i lavori di una grande multinazionale dell’agribusiness nella foresta paludosa di Tanoé, ricca di biodiversità.

Quando una multinazionale dell’agribusiness aveva dato il via ai lavori di svuotamento del bacino della foresta per collocare una piantagione di palma da olio, la comunità locale aveva cominciato a manifestare per preservare l’area. Gruppi locali e internazionali si erano uniti alla battaglia, ma i primi a vincerla erano stati gli attivisti locali, con una lettera di protesta inviata alle autorità ivoriane.

“Il progetto per la produzione di olio di palma minacciava la scomparsa di specie animali e vegetali che si trovano solo nella foresta di Tanoé”, ha spiegato Inza Koné, coordinatrice di Recherche et Actions pour la Sauvegarde de Primates en Côte-d’Ivoire (Rasap-Ci), una Ong di Abidjan per la tutela dei primati.

La foresta di Tanoé si trova tra la laguna di Ehy e il fiume Tanoé, frontiera naturale tra la Costa d’Avorio e il suo vicino orientale, il Ghana.

Koné ha spiegato che le tre specie di primati più a rischio in Africa occidentale si trovano proprio qui: il colobo rosso di Miss Waldron, il cercopiteco Diana roloway e il cercocebo dalla nuca bianca, che fanno parte delle 25 specie più minacciate al mondo.

Secondo Rasap-Ci, la foresta ospita anche 179 specie di uccelli, di cui circa sessanta necessitano di tutela, e 279 specie vegetali, di cui 33 preoccupano gli ambientalisti.

“Ci sorprese il fatto che fosse stato avviato un progetto che avrebbe distrutto la foresta, senza nessuna valutazione di impatto ambientale e sociale, perché le norme ambientali in vigore in Costa d’Avorio sono molto chiare su questo punto”, ha osservato Koné, a capo delle proteste contro il progetto delle palme da olio.

Verso la fine del 2007, si venne a sapere che Palmeraies de Côte d’Ivoire (Palm-Ci), una grande impresa ivoriana di lavorazione dell’olio di palma legata alla multinazionale Unilever, stava pensando di avviare un progetto agroindustriale del valore di 40 milioni di dollari nella foresta di Tanoé, di oltre 6mila ettari.

Il progetto avrebbe dovuto creare mille posti di lavoro nell’agricoltura, e 300 nell’industria. Purtroppo per Palm-Ci, il progetto è stato respinto categoricamente dagli ecologisti e dalle comunità locali.

Secondo un impiegato del ministero dell’Ambiente ivoriano, che ha chiesto di rimanere anonimo, le autorità avevano già designato la foresta riserva naturale nell’aprile 2007. Il governo si era quindi opposto al progetto, ma gli investitori locali e stranieri avevano cercato un accordo con l’amministrazione locale di Adiaké, il distretto cui appartiene la foresta di Tanoé.

“Non potremmo mai compensare la perdita della foresta. I costi dei danni perpetrati sarebbero mille volte superiori agli eventuali benefici del progetto”, ha osservato Koné.

Rasap-Ci non si oppone allo sviluppo economico del paese, ma vuole preservare la natura, ha spiegato Koné. Oltre alle specie animali che vivono nell’ultima zona di foresta ancora intatta nella Costa d’Avorio sudorientale, l’importanza della foresta di Tanoé riguarda il cambiamento climatico.

“Il fatto che si trovi in un terreno paludoso, le dà la doppia funzione di fissare il biossido di carbonio, e quindi di frenare il riscaldamento globale, e di attenuare l’impatto della riduzione delle piogge, e il (conseguente) calo nella produzione dei piccoli agricoltori locali”, ha aggiunto Koné.

“[La foresta] è un simbolo per noi, e siamo felici di aver contribuito alla sua tutela”, ha detto Patrice Abwa, un pescatore di 45 anni del villaggio locale di Kadjakro. “Ci sono anche posti dove pescare. La regione ha tantissime risorse se viene tutelata”.

Per Abwa, “gli incentivi finanziari promessi dagli investitori erano significativi, ma abbiamo cambiato decisamente idea dopo che ci hanno spiegato i tanti benefici derivanti dal preservare la foresta, e i rischi di futuri conflitti sulla proprietà e sull’uso della terra”.

Anche Mathieu Yao, di 45 anni, produttore locale di olio di palma, la pensa come Abwa: “La nostra opposizione al progetto rispondeva ai nostri stessi interessi. Dipendiamo dall’agricoltura di piccole dimensioni e dalla pesca, e siamo tutti consapevoli che la produzione deve contribuire a mantenere la foresta”.

“Abbiamo scelto di difenderla”, ha affermato. “Abbiamo perso sul piano economico, ma abbiamo vinto su quello ecologico”.

In attesa di ottenere lo status di riserva naturale, si realizzano diverse attività di formazione, ricerche antropologiche, socioeconomiche e biologiche, attività di sensibilizzazione e iniziative di sostegno allo sviluppo delle comunità locali.

“Gli abitanti della zona hanno capito il valore della foresta, e siamo certi che la volontà di proteggerla rimarrà viva in ognuno di loro”, ha segnalato Yao.©IPS