ELEZIONI-ARGENTINA: A rischio la maggioranza parlamentare del governo

BUENOS AIRES, 24 giugno 2009 (IPS) – A meno di una settimana dalle elezioni parlamentari di medio termine in Argentina, alcuni analisti prevedono un netto calo del sostegno al governo di Cristina Fernández, alla sua prima prova alle urne dall’inizio del mandato quasi due anni fa, con la conseguente perdita della maggioranza in parlamento.

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In un’intervista con i media stranieri, la sociologa e sondaggista Graciela Romer e gli analisti ed opinionisti Rosendo Fraga e Jorge Giacobbe hanno concordato che le elezioni del 28 giugno sono un evento politico chiave per l’Argentina, per diversi motivi.

Il governo ha subito un forte indebolimento già dal marzo dello scorso anno, per la protesta delle associazioni di imprenditori e produttori agricoli di fronte alla minaccia di aumenti fiscali per l’esportazione di semi oleaginosi.

È che la congiuntura economica favorevole di cui aveva goduto dopo il crollo del 2001 il precedente governo di Néstor Kirchner (2003-2007), marito di Fernández e leader del partito di centro-sinistra al governo Frente Justicialista para la Victoria, ha subito un arresto, per errori interni e per gli effetti della crisi finanziaria globale.

Il rallentamento dell’economia ha avuto un impatto sugli importanti progressi raggiunti dagli indicatori sociali nella fase precedente, in particolare il calo della disoccupazione e della povertà, che nel 2002 aveva raggiunto il 54 per cento dei 38 milioni di argentini.

Secondo alcuni sondaggi, il Frente Justicialista para la Victoria, ramo di centro-sinitra del Partido Justicialista (peronista) potrebbe ottenere tra il 30 e il 35 per cento dei voti in tutto il paese, mentre la principale forza d’opposizione, l’Acuerdo Cívico y Social, otterrebbe il secondo posto, con uno scarto di 10 punti percentuali.

Gli analisti intervistati assicurano che il ‘kirchnerismo’ perderebbe la maggioranza assoluta di cui oggi gode al Senato e alla Camera, e anche in distretti chiave, come nel principale, la provincia orientale di Buenos Aires, e nel secondo per importanza, la città di Buenos Aires, dove nel 2007 figurava al secondo posto con il 26 per cento, mentre oggi potrebbe ottenere solo il quarto posto, con la metà dei consensi.

Per la prima volta, il kirchnerismo non ha il vento in poppa sul fronte economico”, ha spiegato Romer. La nuova congiuntura vede “una leadership debilitata”, ha aggiunto.

Secondo gli analisti, una ampia maggioranza di votanti rifiuta lo stile conflittuale e poco propenso al dialogo di Fernández e del marito Kirchner, che seppure non abbia una carica specifica mantiene una forte influenza nel governo, come presidente del Partido Justicialista.

Questo partito che tradizionalmente comprende tutte le correnti ideologiche, oggi mostra però un’importante frammentazione a favore del principale candidato oppositore, l’imprenditore di destra e milionario Francisco de Narváez.

Secondo Fraga, “i comizi per rinnovare un terzo del Senato e metà Camera dei deputati non saranno una semplice elezione legislativa”. Avranno a suo parere un “forte impatto politico” con conseguenze “decisive”, come è successo con altre recenti elezioni di medio termine che hanno portato a crisi politiche ed economiche.

Giacobbe prevede che le campagne elettorali segneranno l’inizio della fine di una tappa cominciata con Kirchner nel 2003 e proseguita con la moglie Cristina. Secondo l’esperto, l’ex presidente è consapevole della perdita di consensi e starebbe preparando “un’uscita degna” che permetta alla moglie di terminare il mandato nel 2011, come previsto dalla Costituzione.

La presunta intenzione di rinuncia di Fernández di fronte al possibile fallimento elettorale sembra assai poco probabile, perché aprirebbe la strada della presidenza argentina al suo vicepresidente, Julio Cobos, un ex alleato elettorale oggi diventato nemico della presidente e del suo partito per conflitti su politiche chiave come le imposte agricole.

“Assistiamo alla fine del ciclo dei Kirchner. Tutti i segnali indicano che il prestigio del nome si è esaurito”, ha sostenuto Giacobbe. E questo esaurimento, ha spiegato, si è già manifestato nella perdita di alcuni dirigenti dell’‘ufficialismo’, che negli ultimi mesi hanno cominciato a prendere le distanze o sono passati direttamente all’opposizione.

In questo quadro di declino del potere, la decisione dell’ex presidente di presentarsi per un seggio è stata una strategia “suicida”, ha sottolineato Romer.

Con la sua candidatura, Kirchner lascia nelle mani dei votanti la possibilità di legittimare o meno il governo di sua moglie, in un suo momento in cui questo è particolarmente debole, sostiene Giacobbe.

L’analista ha avvertito che in caso di sconfitta di Kirchner il 28 giugno, “il suo potere come capo dell’ufficialismo si annullerà”.

“Senza dubbio, la leadership di Kirchner è in declino, e se perderà le elezioni, il panorama che si prospetta non è di grande stabilità”, secondo Romer. Per la sociologa, la possibilità di un anticipo delle presidenziali in caso di una sconfitta del governo sarebbe una possibilità “involontaria” a cui ricorrere per mantenere il potere.

“Questa elezione è più definita di quanto sembra”, ha sostenuto Fraga. Al Senato, l’ufficialismo, che nel 2007 ha quasi ottenuto una maggioranza di due terzi, con 47 su 72 seggi, ha perso alleati nel confronto con il settore agricolo, fino a restare con 40 legislatori. Adesso potrebbe perdere altri quattro senatori, e la maggioranza.

Il vicepresidente Cobos, che con il suo voto ha consacrato la sconfitta dell’iniziativa della presidente di aumentare le tasse sui prodotti agricoli, era un alleato che oggi non conta più. Il compagno di formula di Fernández presenta candidati propri in diverse provincie, e potrebbe sottrarre al governo voti necessari.

Ma in questo contesto, anche se Kirchner vincerà nella provincia di Buenos Aires, non sarebbe che una ventata di ossigeno per il governo. Secondo i sondaggi, a pochi giorni dalle elezioni, nel distretto si registra un pareggio tecnico con De Narváez.

Per questo, lo scontro seguito con più attenzione dagli analisti è quello di Kirchner nella provincia di Buenos Aires. In caso di vittoria, anche per un solo punto, potrà festeggiare, nonostante la sconfitta di deputati e senatori, e la quantità ridotta di elettori che appoggiano il governo. In caso di sconfitta, invece, comincia un’altra storia.©IPS