ELEZIONI-IRAN: Gli iraniani vogliono migliorare i legami con gli Usa

WASHINGTON, 9 giugno 2009 (IPS) – Più di tre iraniani su quattro vorrebbero migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, secondo un sondaggio condotto a meno di un mese dalle elezioni presidenziali di venerdì prossimo in Iran dall’organizzazione non governativa americana Terror Free Tomorrow (TFT).

Poco più della metà (52 per cento) dei 1.001 intervistati ha poi detto che l’Iran dovrebbe sviluppare armi nucleari, anche se più del 70 per cento sarebbe favorevole ad un accordo in cui il governo rinunci a questa possibilità in cambio di investimenti e aiuti dall’estero.

Quali che siano le speranze di migliori relazioni con Washington, non è lo stesso nei confronti di Israele, secondo quanto emerge dal sondaggio. Solo un intervistato su quattro si è dichiarato favorevole ad un trattato di pace con il riconoscimento dello stato ebraico, anche se parallelamente alla creazione di una Palestina indipendente.

Il sessantadue per cento si dice contrario a un trattato di questo tipo, mentre quasi due intervistati su tre approvano i rifornimenti da parte di Teheran di aiuti militari e finanziari ai gruppi di resistenza palestinesi.

Il 52 per cento ha invece dichiarato di approvare un trattato di pace di riconoscimento di Israele, a condizione che faccia parte di un più ampio accordo volto a migliorare le relazioni con Washington. Una posizione adottata dallo stesso numero di persone nell’ultimo sondaggio di TFT sull’Iran un anno fa.

I risultati dell’inchiesta, condotta telefonicamente dall’11 al 20 maggio, arrivano meno di una settimana prima dalle elezioni di venerdì prossimo, quando il presidente Mahmoud Ahmadinejad si presenterà per un secondo mandato.

Sin dalla creazione della Repubblica islamica nel 1979, tutti i presidenti in carica in Iran sono sempre stati rieletti una seconda volta, ma adesso quasi tutti gli analisti concordano su forti probabilità di un ballottaggio con il maggiore rivale del capo di stato, l’ex primo ministro Mir Hossein Mousavi, sostenuto dal popolare predecessore di Ahmadinejad, l’ex presidente Mohammad Khatami.

Eppure, nelle ultime tre settimane e con l’intensificarsi della campagna elettorale, i sondaggi informali suggerivano una risalita di Mousavi, architetto di professione, che potrebbe condurlo alla vittoria. Da una recente inchiesta finanziata dal governo e citata da Newsweek lunedì scorso, emerge che Mousavi potrebbe ottenere una vittoria schiacciante in caso di ballottaggio, come previsto, il 19 giugno.

Secondo molti analisti locali, la posta in gioco sembra alta, ma non perché il presidente iraniano controlli la politica estera – al leader supremo, l’Ayatollah Ali Khameini, si attribuisce questo ruolo tanto in politica estera quanto nel programma nucleare di Teheran – ma perché le dichiarazioni più provocatorie di Ahmadinejad, in particolare la sua continua messa in questione dell’Olocausto nazista, l’hanno reso un facile bersaglio per schierare l’opinione pubblica nazionale contro l’Iran.

Mousavi, che appare più moderato sia nel temperamento che nell’ideologia, presenterebbe un’immagine della Repubblica islamica molto diversa e più accettabile rispetto all’attuale presidente in carica.

Secondo il sondaggio TFT, il 34 per cento degli iraniani ha dichiarato di voler votare Ahmadinejad, nel corso delle interviste telefoniche e prima della risalita di Mousavi individuata nelle successive inchieste informali. Mousavi figurava al secondo posto con il 14 per cento; Mehdi Karroubi al due per cento, mentre si collocava all’uno per cento l’ex comandante delle Guardie rivoluzionarie Mohsen Rezai.

Il quarantadue per cento degli intervistati ha dichiarato di non sapere o non voler rispondere, mentre quasi nove persone su 10 (l’89 per cento) ha detto di voler votare alle prossime elezioni.

Secondo le dichiarazioni rilasciate alla pubblicazione del sondaggio presso la New America Foundation (NAF), il presidente di TFT Ken Ballen ha concordato sul fatto che i dati sulla campagna potrebbero essere superati. Seppure prevedendo la possibilità di un ballottaggio per Ahmadinejad, a suo parere l’attuale presidente resta comunque il favorito.

Dal sondaggio è poi emerso che al momento la priorità per gli iraniani è lo stato dell’economia del paese, seguita da un forte desiderio di elezioni libere e giuste e dalla presenza di altre istituzioni democratiche, incluso la libertà di stampa, oltre a migliori relazioni con l’Occidente.

“C’è il forte desiderio di un sistema democratico, così come il bisogno di investimenti occidentali e aiuti umanitari in Iran”, ha detto Ballen.

La percentuale degli intervistati che pensano che l’economia sia sulla giusta strada è scesa nell’ultimo anno dal 42 ad appena il 33 per cento, secondo il sondaggio, da cui è anche emerso che la maggior parte degli interrogati ritiene Ahmadinejad responsabile.

La volontà di migliori relazioni con gli Stati Uniti è rimasta generalmente immutata rispetto ai due precedenti sondaggi di TFT nel 2007 e 2008. Il settantasette per cento degli intervistati si è detto favorevole a regolari relazioni diplomatiche e commerciali con Washington. Ma tra i possibili sistemi per migliorare l’immagine degli Usa in Iran, la maggior parte degli intervistati (il 69 per cento) ritiene che il paese occidentale dovrebbe negoziare un trattato di libero scambio con Teheran.

Per il sessantotto per cento, Teheran dovrebbe cooperare con gli Usa nella risoluzione della guerra irachena, anche se il 60 si è detto favorevole al sostegno di Teheran delle milizie sciita in Iraq. Due terzi vorrebbero poi un ritiro degli Usa dall’Iraq; e lo stesso numero di persone (il 67 per cento) dice che avrebbe una migliore opinione di Washington in caso di ritiro dal paese mediorientale.

Alla domanda su quali paesi rappresentino la maggiore minaccia per l’Iran, il 44 per cento ha optato per Israele, mentre il 38 per cento ha scelto gli Usa.

“[Dal sondaggio] è emersa una popolazione molto consapevole che gli Stati Uniti potrebbero essere tanto un potenziale alleato in futuro quanto oggi sono visti come una minaccia”, ha scritto Ballen in un commento diffuso dalla CNN. “Questo è un elemento molto promettente per gli interessi della sicurezza nazionale americani nella regione”.

L’inchiesta ha poi rivelato che gli iraniani – che sono in prevalenza sciiti – sono generalmente più tolleranti sulle differenze di setta o di religione rispetto ad alcuni vicini arabi, in particolare l’Arabia Saudita, dove TFT ha condotto un sondaggio lo scorso anno.

Gli iraniani hanno in genere un’opinione benevola dei cristiani con un margine di sei a uno; e dei musulmani sunniti con un margine di nove a uno, secondo il sondaggio. Ed esprimono inoltre un’idea positiva dei cittadini Usa, con un margine di due a uno.

Quanto al programma nucleare dell’Iran, secondo Bellen dal sondaggio emergerebbe che la maggior parte degli iraniani pensa che governo stia il sviluppando un arsenale di armi nucleari, nonostante le ripetute smentite del governo.©IPS