KINSHASA, 28 novembre 2008 (IPS) – Pochi congolesi pensano che Laurent Nkunda sia la persona giusta per negoziare la pace in Nord Kivu. I nodi della questione sono l’economia e la geopolitica, due fattori assai influenzati dagli interessi dell’Occidente.

Queste donne di Kibati sono tra le 250mila persone sfollate dopo i recenti scontri
Les Neuhaus/IRIN
E proprio per i problemi della sicurezza in Nord Kivu, sembra che non ci sarà spazio per Nkunda, leader del Congresso nazionale per la difesa del popolo (CNDP), se si vuole raggiungere la pace nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC).
Prima di un rimpasto di governo a Kinshasa il mese scorso, l’allora ministro della Difesa Tshikez Diemu aveva liquidato la dichiarazione di Nkunda di un cessate il fuoco unilaterale e il suo appello a negoziare come “balbettii infantili”. Tshikez è poi rimasto fuori dal nuovo governo.
Da allora, il CNDP ha continuato ad avanzare nel Nord Kivu, e altre decine di migliaia di civili sono state sfollate.
Secondo un deputato congolese, membro dell’Alleanza per una maggioranza presidenziale (nota con l’acronimo francese AMP), nonostante il significato politico di un incontro tra i presidenti Kabila e Paul Kagame del Ruanda al summit del 7 novembre a Nairobi per parlare della crisi nel Kivu, “il nodo della questione all’incontro di Nairobi è stato l’economia”.
Il leader dei ribelli serve come “una forma di ricatto o costrizione contro Kinshasa per non essere riuscita a tutelare gli interessi degli investitori occidentali nella RDC, soprattutto nel settore minerario”, spiega il deputato, che ha preferito rimanere anonimo.
Nel 2006, la RDC ha ricevuto aiuti tecnici, logistici e finanziari sostanziali dall’Occidente per organizzare le elezioni dopo la guerra civile (1998-2002), che ha provocato oltre 4 milioni di morti in questo paese dell’Africa centrale.
Ma pochi mesi dopo le elezioni, il governo di Kabila ha firmato una gran quantità di contratti minerari concedendo alle corporation cinesi un’ampia fetta di diritti minerari nella RDC, anche di siti che devono ancora essere valutati. Contratti per un valore stimato intorno ai 10 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni.
Alcuni contratti minerari erano già stati firmati con gli investitori occidentali, durante il governo di transizione in Congo (2003-2006). Ma successivamente erano stati rivalutati e rinegoziati, per un “bilanciamento degli interessi delle parti” dopo che agli investitori era stata concessa la fetta maggioritaria dei ricavi, secondo Victor Kasongo Somari, vice ministro delle miniere.
La presenza di combattenti Hutu nel Nord Kivu, ricercati per la loro presunta partecipazione al genocidio del 1994 in Ruanda, rimane una scusa per l’intervento di Kagamé in Congo “per proteggere i confini congolesi del Ruanda”.
La pace nella regione dipende anche dalla sincerità politica di Kinshasa, dal suo sforzo diplomatico e dalla credibilità delle Forze armate della RDC (FARDC), secondo gli analisti.
I leader del Cadre de concertation des notabilités des Kivu (CCNK), un gruppo di politici, economisti e altri membri della società civile, sospettano che i funzionari di Kinshasa abbiano deliberatamente confuso le acque sulla sicurezza e sull’esercito, soprattutto per armare i ribelli e fornire loro un sostegno politico.
A settembre, due parlamentari dell’AMP al governo hanno aderito alla protesta, che ha assunto così un certo grado di legittimità politica. I loro sospetti sono rafforzati dal fatto che un ex membro di alto rango del Rally for Congolese Democracy-Goma (RCD-Goma), Déo Rugwiza, è responsabile della gestione dei confini della RDC; Rugwiza era vicino a Kunda quando l’RDC-Goma era ancora una forza armata durante la precedente guerra civile. Il CCNK, riflettendo i sentimenti di alcuni parlamentari, ha dichiarato che adesso i negoziati tra Kinshasa e i ribelli sarebbero “inopportuni”.
Sul piano militare, l’esercito della RDC non è sufficientemente equipaggiato né pronto a combattere. I soldati non ricevono lo stipendio da diversi mesi e le loro famiglie vivono nella semi povertà. Le conseguenze immediate del loro stato d’animo si vedono nella fuga davanti al nemico, o nel saccheggio dei beni dei civili.
Secondo gli analisti, la capacità delle FARDC di riacquistare le forze per combattere dipende dall’attuale leadership dell’esercito congolese. Gabriel Amisis, generale delle truppe di terra delle FARDC, noto come Tango Fort, è uno degli alti funzionari del RDC-Goma. Anche lui ha combattuto al fianco di Knunda nella rivolta contro il regime di Laurent-Désiré Kabila, e poi di quello del figlio di Kabila, nella fase del dialogo intercongolese nel 2003, che ha portato alla creazione del governo di transizione.
Tango Fort, che è la voce forte nelle questioni del riarmo e dell’esercito, è stato accusato di non essere capace di combattere contro il suo ex fratello d’armi Nkunda. E per di più, le autorità non hanno il controllo sulla malversazione dei salari dell’esercito.

