ECONOMIA: Fondo Monetario e Banca Mondiale, aumentano i richiami al cambiamento

WASHINGTON, 14 ottobre 2008 (IPS) – È finito il tempo degli assembramenti di piazza. Di fronte alla recessione globale, gli appelli al cambiamento rivolti ai padroni dell’economia globale sembrano arrivare dall’interno, mentre Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca mondiale tengono i loro incontri annuali.

A sentire Robert Zoellick, presidente della Banca, il Gruppo dei sette (G7) ministri delle finanze dei paesi industrializzati, da tempo incarnazione dell’ordine economico mondiale, “non sta funzionando”.

“Ci serve un gruppo migliore, adesso che i tempi sono cambiati”, ha dichiarato Zoellick questa settimana.

Ci vuole un nuovo “gruppo direttivo”, ha sollecitato, composto da Brasile, Cina, India, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa e membri del G7 (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti).

Il nuovo raggruppamento includerebbe più del 70 per cento della produzione economica globale, il 56 per cento della popolazione mondiale e il 62 per cento della produzione energetica del pianeta. E riunirebbe i principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica, donatori umanitari, poteri regionali, e i protagonisti del capitale globale e dei mercati dei beni primari.

La nuova entità non andrebbe a sostituire l’attuale gruppo dei sette con un'altra istituzione due volte più grande, ha insistito Zoellick. Si tratterebbe di una membership piuttosto fluida e aperta ai poteri più dinamici, “in particolare se la loro accresciuta influenza sarà compensata dalla volontà di assumersi le proprie responsabilità” e di scoprire i trucchi della cooperazione economica e finanziaria.

Dall’altra parte, il direttore generale dell'FMI Dominique Strauss-Kahn ha approfittato dei colloqui della scorsa settimana per invitare i ministri delle finanze a superare gli interessi di parte e intervenire “rapidamente, con forza, e con spirito cooperativo” per evitare, o almeno contenere, la recessione globale.

”Non esistono soluzioni nazionali a crisi come questa”, ha commentato Strauss-Khan dopo le iniziative isolate intraprese da alcuni governi europei. “Ogni forma di cooperazione deve essere lodata, e ogni azione isolata deve essere evitata, se non condannata”.

Le parole dei due guardiani della finanza e dello sviluppo riflettono il timore crescente della mancanza di una leadership globale effettiva, proprio nel momento della peggiore crisi finanziaria dopo il crollo della borsa del 1929, che inaugurò la “Grande depressione”.

Ad alimentare questo timore, un messaggio del presidente uscente George W. Bush trasmesso in televisione venerdì scorso. ”Sappiamo quali sono i problemi, abbiamo gli strumenti per risolverli; stiamo lavorando rapidamente per farlo”, ha detto Bush agli investitori statunitensi – solo per vedere i mercati crollare, amplificando una serie di sconfitte che hanno vaporizzato trilioni di dollari di fondi pensione.

E questo dopo che i ministri delle finanze e i capi delle banche centrali dei paesi del G7 avevano annunciato tagli congiunti ai tassi di interesse, misure individuali per stimolare la liquidità dei mercati, un piano di salvataggio Usa per 700 miliardi di dollari, e le iniziative di alcuni governi per acquisire partecipazioni azionarie nelle banche non erano riuscite a recuperare la fiducia degli investitori.

In attesa di vedere quali saranno i passi successivi dei governi del G7 e degli altri grandi attori globali per riuscire a scongiurare ulteriori catastrofi, Strauss-Khan avrebbe chiesto al consiglio dell'FMI di riattivare un piano finanziario d’emergenza come quello adottato dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997. I paesi a corto di liquidità potrebbero così immettere i prestiti dell'FMI in sole due settimane, e con meno condizioni rispetto a quelle normalmente richieste dal Fondo.

Marita Hutjes, portavoce dell’organizzazione umanitaria Oxfam, ha messo in dubbio l’adeguatezza del piano di emergenza per le nazioni più povere e ha sollecitato il Fondo a mantenere la sua promessa di rafforzare la partecipazione dei diversi paesi nei propri processi decisionali. ”Le recenti riforme del Fondo, quanto alle facilitazioni previste per i paesi in via di sviluppo colpiti da shock, sono assai deludenti. Non possono prendere in prestito il denaro sufficiente ai loro bisogni, e il prestito è quasi interamente soggetto a un numero infinito di condizioni”, spiega Hutjes.

“Un FMI che possa davvero aiutare i paesi colpiti dalla crisi a combattere il surriscaldamento finanziario globale dovrebbe vedere questi stessi paesi seduti al tavolo delle decisioni. Ma non è ancora così. Anche Strauss-Khan ha detto che tutte le nazioni dovrebbero prendere parte alla soluzione. Il Fondo dovrebbe assaggiare la sua stessa medicina”, ha aggiunto.

I funzionari giapponesi hanno suggerito che il primo prestito d’emergenza venga assegnato all’Islanda, sull’orlo della bancarotta. Fino a venerdì scorso, il governo di quest’isola atlantica aveva rifiutato di chiedere fondi di aiuto.

È da vedere, poi, tra i paesi in via di sviluppo – già colpiti dall’impennata nei prezzi di cibo e carburante e adesso schiacciati dal rallentamento della domanda occidentale e schivati dagli investitori nel panico – chi deciderebbe di ricorrere al FMI. Venerdì, comunque, il Gruppo dei 24 (G24) paesi poveri è tornato a chiedere che il Fondo, il ‘watchdog globale’, assicuri una “maggiore vigilanza sui sistemi finanziari, sulle politiche e sulle economie più avanzate”.

I leader mondiali dovrebbero essere in grado di evitare l’Armageddon se agiscono all’unisono, ha suggerito Strauss-Kahn, ma nessuno nella sua agenzia sembra scommettere su una ripresa economica troppo imminente. ”L’economia mondiale sta entrando in una importante fase discendente, di fronte al più pericoloso shock dei mercati finanziari maturi dagli anni ‘30”, ha dichiarato il FMI nell’ultimo rapporto sul Panorama economico mondiale (World Economic Outlook), pubblicato mercoledì scorso. Nel documento, il Fondo prende le distanze dalle sue ultime previsioni, avanzate appena pochi mesi prima.

In una delle sue dichiarazioni più cupe, il FMI riduce le previsioni sulla crescita economica mondiale per il 2009 dal 3,9 al 3 per cento. Sarebbero i rendimenti più anemici dal 2002, aggirandosi intorno ad una soglia che per i parametri del FMI vorrebbe dire recessione globale.