POVERTÀ-ARGENTINA: L’inflazione spinge la popolazione verso la soglia di povertà

BUENOS AIRES, 9 maggio 2008 (IPS) – Rovesciando la tendenza al ribasso registrata dal 2003, il tasso di povertà è di nuovo in aumento in Argentina, come risultato dell'inflazione sugli alimenti di base. Ma l'unica risposta del governo, secondo i critici, è stata bloccare la diffusione dei dati sulla povertà.

Secondo le nuove stime il motore della povertà, che negli anni ’90 era la mancanza di occupazione, oggi è l’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Con un mercato del lavoro in ripresa, molti lavoratori, anche con un impiego fisso, non guadagnano abbastanza per riuscire a superare la soglia della povertà.

“La rottura si è prodotta a causa dell’aumento dei prezzi del paniere di base, e finora questa tendenza inversa si mantiene”, ha spiegato all’IPS il sociologo Ernesto Kritz, di SEL Consultores.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica (Indec), la povertà raggiungeva il 23,4 per cento dei 38 milioni di argentini nel primo semestre 2007, seguendo una tendenza in calo dal 54 per cento del primo semestre 2003, quando Néstor Kirchner divenne presidente con un mandato di quattro anni.

Ma dopo la pubblicazione di questo dato – che ha confermato il drammatico calo dell’indice di povertà – il silenzio. L’Indec è stato sottoposto a controlli governativi all’inizio del 2007, da allora sono stati sollevati dubbi sull’accuratezza degli indici dei prezzi in base ai quali viene stabilita la soglia di povertà. I consueti rapporti trimestrali non sono più stati pubblicati.

Cristina Fernández, moglie e successore di Kirchner al governo dal 10 dicembre scorso, ha promesso di lanciare un nuovo metodo di valutazione, ma non si sa nulla di più.

Di fronte a questa lacuna, alcune imprese di consulenza privata hanno cominciato un loro monitoraggio dei prezzi, per quantificare la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. SEL Consultores segnala che nel primo semestre 2007 c’erano già delle differenze rispetto all’ultimo rapporto pubblicato da Indec, secondo il quale il 28,3 per cento degli argentini viveva in condizioni di povertà.

Nel secondo semestre sempre del 2007, questa volta senza dati ufficiali da confrontare, l’indicatore di SEL ha calcolato un 30,3 per cento di poveri: un aumento che secondo gli esperti ha riguardato fondamentalmente persone che erano “non povere, vulnerabili”, che vivevano cioè appena al di sopra della soglia di povertà, e la cui condizione è peggiorata a causa dell’inflazione.

”È assai probabile che alla fine del primo semestre di quest’anno la povertà resterà al di sopra del 30 per cento”, ha osservato Kritz. Da parte sua, la società di consulenza Ibarómetro ha stimato alla fine di aprile che l’inflazione è al centro delle preoccupazioni degli argentini, lo dice il 36,9 per cento degli intervistati, mentre questa percezione sale al 50 per cento nelle persone intervistate dalla società Hugo Haime.

La lotta alla povertà e alla disoccupazione è stata il pilastro della ripresa economica durante l’amministrazione Kirchner, ma l’aumento dei prezzi, spinto tra le altre cose dall’andamento mondiale, minaccia la stabilità stessa del governo di Fernández, del gruppo di centro-sinistra del Partido Justicialista (peronista).

”Il miglioramento degli standard di vita dal 2003 al 2006 è stato possibile in un contesto di inflazione bassa, ma dal 2007, anche con considerevoli aumenti delle entrate nei nuclei familiari, il prezzo degli alimenti del canestro di base ha invertito la tendenza alla riduzione della povertà”, ha spiegato Kritz.

Anche altri studi sono giunti a simili conclusioni, come quelli della società di consulenza Equis e del Observatorio Social della privata Universidad Católica argentina, che porta da 9,7 a 11 milioni il numero di argentini poveri dalla fine del 2006 alla fine del 2007.

La sociologa Laura Golbert, del Centro de Estudios de Estado y Sociedad, ha commentato all’IPS che ritiene “assai probabile” un incremento della povertà, poiché nonostante la maggiore occupazione, “i salari sono bassi e c’è molta precarietà”. In questo contesto, l’aumento dei prezzi degli alimenti “è fatale”, ha avvertito.

Secondo Indec, l’inflazione è cresciuta dell’8,8 per cento tra marzo 2007 e lo stesso mese di quest’anno, ma alcuni studi privati come quello di Ecolatina, l’impresa fondata dall’ex ministro dell’economia di Kirchner Roberto Lavagna, fanno salire questo indicatore al 26,6 per cento.

Il sociologo Artemio López, della società Equis, ha segnalato che nell’ultimo anno il costo del paniere di base è aumentato del 30 per cento e che i nuclei familiari più ricchi riservano il 23 per cento delle loro entrate all’alimentazione, mentre i più poveri spendono fino al 55 per cento. ”Le stime indicano che verso la fine di quest’anno la povertà colpirà il 30 per cento della popolazione generale”, ha preannunciato López. Ma l’esperto ha lanciato l’allarme su un altro dato ancora più preoccupante: l’aumento della soglia di povertà, che emerge dal rapporto tra il livello delle entrate e il costo del paniere di base.

Questo scarto ha segnato un record nel primo semestre di quest’anno: la distanza tra il costo del canestro di base e le entrate reali della popolazione più povera è passata dal 53 per cento nel peggior momento della crisi socio-economica-politica del 2002, al 57,1 per cento nella prima parte di quest’anno, dopo cinque anni di crescita economica.

L’economista Claudio Lozano, deputato di centro-sinistra del Movimiento por Buenos Aires, ha detto all’IPS che “il 2007 è stato un anno di inflessione, che ha segnato l’inizio di un processo di crescita economica e un aumento della povertà causata dall’incremento dei prezzi”. “E quest’anno, la tendenza si è aggravata”, ha osservato.

Secondo le sue stime, l’inflazione generale del 2007 è stata tra il 20 e il 25 per cento, in seguito “all’aumento dei prezzi alimentari, che si aggira intorno al 34 per cento”. In questo quadro, la povertà è salita al 30 per cento, ha segnalato, di cui un terzo sono persone in condizioni di povertà estrema.