DAMASCO, 29 aprile 2008 (IPS) – Più di un milione di iracheni sono stati così fortunati da riuscire a fuggire in Siria. Ma anche in questo porto relativamente sicuro non c’è via d’uscita dalla povertà.
Mohammad Saleem gestiva un supermercato affermato a Baghdad. “Vivevo una vita confortevole con la mia famiglia, nonostante i 13 anni di sanzioni Onu”, ha detto Saleem all’IPS a Damasco. “Tutti i miei quattro figli lavoravano con la famiglia per mandare avanti l’attività, e così siamo riusciti a superare quel periodo buio di sanzioni. I problemi sono cominciati con l’occupazione del 2003, che ha portato alla chiusura di molte strade e ridotto le entrate per la popolazione”.
Un giorno le milizie ci hanno detto di andare via entro 24 ore, racconta. “Ma noi non potevamo ricominciare tutto in Siria, e perciò mio fratello sta vendendo la proprietà pezzo per pezzo, per riuscire a sopravvivere”.
Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR), in Siria ci sono 1,5 milioni di iracheni. Ma anche l’economia siriana deve lottare contro le sanzioni Usa. Un posto di lavoro per i rifugiati sul mercato nero permette di guadagnare al massimo 100 dollari al mese.
E le spese sono aumentate.”Pagavo 300 dollari di affitto quando sono arrivato qui, all’inizio del 2005”, dice Shakir Awad. “Nel 2006 ho dovuto prendere un appartamento più piccolo per la stessa somma, perché gli affitti sono aumentati dopo che altri iracheni sono fuggiti in Siria, con l’intensificazione degli sfratti forzati in Iraq. I miei beni hanno cominciato a prosciugarsi, e io ho cominciato a vendere le mie proprietà per mantenere un tenore di vita decente”.
Un numero altissimo di rifugiati iracheni vive della carità dei siriani.
”Il proprietario di casa mia, siriano, è stato abbastanza generoso da mantenere lo stesso affitto”, ha raccontato all’IPS Ikhlas Fadhil, una donna irachena di 35 anni con due figlie piccole. “Mio marito e mio figlio sono stati uccisi dai marines americani sull’autostrada vicino Fallujah, e io ho dovuto portare qui mia figlia di sei anni, per le cure. Pensavo che le cose sarebbero migliorate al massimo entro un anno, quindi ho venduto tutti i miei gioielli per 5mila dollari. Ma in un anno li ho spesi tutti, e adesso vivo di beneficenza”.
Adesso delle cure per la figlia si sta occupando l’Ong americana No More Victims.
Il governo siriano non permette agli iracheni in Siria di lavorare legalmente, e sempre più donne rifugiate si sono date alla prostituzione. Anche se non ci sono dati certi, i rifugiati parlano di molti casi di famiglie che hanno lasciato i propri averi nel loro paese, e adesso non hanno nessun mezzo per sostenersi.
”Ci sono piccole associazioni irachene e Ong che raccolgono fondi per quelli che considerano casi speciali, come la situazione delle vedove e di altre famiglie vulnerabili”, ha spiegato all’IPS Numan Fadhil, un sociologo iracheno che adesso fa il commerciante in Siria. “Ma il problema è che quasi tutte le famiglie di rifugiati sono vulnerabili, proprio per la loro condizione prolungata di rifugiati, oltre che per la disoccupazione”.
Ogni giorno che passa la situazione sembra peggiorare. “(La crisi dei rifugiati) richiede un grandissimo sforzo internazionale, che vada oltre gli attuali, modesti aiuti dell’UNHCR, per la sopravvivenza di persone che erano benestanti, prima che il mondo intero decidesse di giustiziarle con le sanzioni e l’occupazione”, ha detto Fadhil.
I funzionari UNHCR hanno dichiarato all’IPS di essere a corto di fondi e di personale.

