BANGKOK, 30 aprile 2008 (IPS) – Come se non bastasse il peso che già grava sulle loro spalle, le donne asiatiche sono costrette a sopportare l’ulteriore carico dell’aumento dei prezzi alimentari, sostengono gli attivisti per i diritti delle donne nella regione.

In coda per un piatto di riso a Dhaka
Farid Ahmed/IPS
”Con l’aumento dei prezzi di riso, petrolio, carburante per il trasporto e di tutti i prodotti di base, le donne lavoratrici in Asia sono la categoria maggiormente danneggiata”, rivela il Comitato per le donne asiatiche (CAW, Committee for Asian Women), organizzazione non governativa (Ong) locale, alla recente presentazione a Bangkok della campagna per chiedere salari più alti per le donne lavoratrici.
”Le stesse lavoratrici che producono cibo, coperte e abiti per la società vivono un'esistenza estremamente vulnerabile”, riferisce il CAW nella sua dichiarazione per l’aumento dei salari delle donne nei settori pubblico e non. La “Wage Campaign 2008” (Campagna per i salari 2008) viene sostenuta da associazioni femminili in 14 paesi dell’Asia, tra cui Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Nepal, Sri Lanka, e Tailandia.
”Quando aumentano i prezzi del cibo, la categoria più colpita è certamente quella femminile. Nella famiglia, sono le donne a sostenere tutti i pesi aggiuntivi”, ha detto all’IPS Lucia Jayaseelan, coordinatrice esecutiva del CAW, dopo la presentazione della campagna. “Faranno enormi sacrifici, e saranno sempre le ultime a mangiare in una famiglia che deve improvvisamente affrontare il problema del cibo”.
Inoltre, le donne dovranno cercare altri lavori nel settore informale, e saranno costrette a lavorare per diverse ore, ha aggiunto l’attivista. “Si accollano più lavoro da fare a casa, come cucire o impacchettare oggetti. Alcune hanno addirittura tre lavori”.
Il problema è più grave data l’assenza di una base salariale minima per queste donne lavoratrici, ha proseguito Jayaseelan. “In molti paesi asiatici non esiste il salario minimo, e anche se esiste, non tiene conto dell’aumento dell’inflazione”.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), le donne – circa 730 milioni – costituiscono il 38,7 per cento della forza lavoro totale della regione dell’Asia Pacifica, che attualmente conta circa 1,9 miliardi di abitanti. Tuttavia, quasi il 65 per cento delle donne lavoratrici si guadagna da vivere nel settore “vulnerabile” e “informale”, dove non esistono salari stabili, né benefici sociali. Situazione tipica nel settore informale è quella delle donne che si auto-impiegano, e lavorano a casa per la produzione di prodotti da vendere, oppure i milioni che lavorano nella vendita del cibo per strada in tutte le città e cittadine dell’Asia. Le donne dell’Asia meridionale costituiscono la più ampia percentuale di donne in questa condizione di vulnerabilità, e secondo gli studi dell’OIL sono circa l’82 per cento dell’intero continente. ”Le donne che lavorano come ambulanti sono direttamente colpite dall’aumento dei prezzi alimentari, perché nei momenti difficili non godono di alcun beneficio o protezione sociale”, riferisce Steven Kapsos, economista del lavoro presso l’ufficio regionale dell’OIL nell’Asia Pacifica, con sede a Bangkok. “Anche le donne che lavorano nel settore dell'abbigliamento della regione sono indifese, malgrado percepiscano un salario, perché non godono dei benefici necessari per combattere un simile picco dei prezzi”.
L’Asia ospita anche una grande percentuale di lavoratori poveri, circa 900 milioni di persone, che vivono con meno di due dollari al giorno. “Questa crisi alimentare colpirà molti di loro, che vivono nella miseria delle aree urbane”, ha detto Kapsos in un’intervista. “Una famiglia povera media in Asia spende per il cibo almeno il 50 per cento del bilancio familiare”.
L’organizzazione per il lavoro con sede a Ginevra sta chiedendo ai governi di rispondere alla crescita galoppante dei prezzi di beni primari come il riso, con misure a breve a lungo termine. “Nel breve termine, i governi devono provvedere con aiuti in denaro alle famiglie povere, oppure inserire un sussidio per il cibo”, riferisce Kapsos. “Nel lungo termine, i governi devono investire di più nelle aree rurali, anche nell’ambito della produttività agricola”.
Molta attenzione va alla crisi alimentare delle Filippine, uno dei paesi più gravemente colpiti della regione. Si tratta del più grande importatore di riso, subordinato ai campi dei vicini nel sud-est asiatico, come Vietnam e Tailandia. Quest’anno deve importare circa 2,2 milioni di tonnellate di grano. Di conseguenza, il paese è stato colpito dalla rapida crescita nel prezzo del riso nell'intero mercato mondiale.
In questo periodo, essere una donna lavoratrice significa sobbarcarsi un grande peso, ha detto alla conferenza di Bangkok Jurgette Honculada, della Federazione nazionale del lavoro nelle Filippine. “Circa il 40 per cento della forza lavoro delle Filippine è disoccupata o sotto-occupata, comunque vittima di continui assalti”.
Nel settore informale, le donne costituiscono la maggioranza, e nelle Filippine sono circa 27 milioni. “Non hanno assistenza sociale, né protezione, e devono accontentarsi di piccoli lavori per restare a galla”, ha aggiunto. “In questi giorni, le lavoratrici di questo settore mangiano sempre meno”.
Neanche le donne lavoratrici della Tailandia, maggiore esportatore di riso, sono immuni dall’aumento dei prezzi alimentari. “Le donne che lavorano nel settore informale temono l’aumento del costo della vita. In alcuni posti, un pasto a base di riso è quasi raddoppiato”, ha detto Wilaiwan Seta, presidente del Thai Labour Solidarity Committee. “Alcune dicono di non potersi permettere un secondo figlio perché il latte in polvere è troppo caro”.

