BAQUBA, 11 marzo 2008 (IPS) – In Iraq sono i bambini i più colpiti dall’occupazione Usa, molto più che tutte le altre fasce della popolazione.
Secondo le Nazioni Unite, mezzo milione di minori iracheni sarebbero morti durante gli oltre 12 anni di sanzioni economiche che hanno preceduto l’invasione Usa del marzo 2003, soprattutto a causa di malnutrizione e malattie.
Ma la malnutrizione infantile in Iraq è aumentata del 9 per cento da allora, secondo un rapporto internazionale diffuso da Oxfam lo scorso luglio.
Uno studio dell’organizzazione umanitaria non governativa Save the Children mostra che l’Iraq continua ad avere il più alto tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni; un aumento del 150 per cento dalla prima guerra del Golfo. Si stima che un bambino su otto in Iraq muoia prima del quinto compleanno: 122mila minori morti solo nel 2005, in un paese di 25 milioni di abitanti.
Un dossier del Fondo Onu per l’infanzia pubblicato questo mese riporta che “almeno due milioni di bambini iracheni non godono di un’alimentazione adeguata, secondo le stime del Programma alimentare mondiale sull’insicurezza alimentare nel 2006, e devono affrontare una serie di minacce tra cui abbandono scolastico, mancanza di servizi di immunizzazione e malattie associate alla diarrea”.
L’IPS ha intervistato tre bambini di diversi distretti di Baquba, la capitale della instabile provincia irachena di Diyala, 40 chilometri a nord-est di Baghdad.
Firas Muhsin ha sette anni e vive a Baquba con la madre. Il padre è stato ucciso due anni fa da alcuni militanti che lo hanno freddato nel suo negozio.
Firas va a scuola per quattro ore al giorno vicino casa sua. In qualche rara occasione esce a giocare con gli amici dei vicini, ma sempre sotto l’occhio attento di sua madre.
Firas non può allontanarsi a più di dieci metri da casa; la madre ha paura degli stranieri. Oggi i sequestri di bambini iracheni sono diventati frequenti, e molti pensano che vengano venduti come manodopera minorile o schiavi del sesso.
Di recente alcuni funzionari iracheni e operatori umanitari si sono detti preoccupati per il ritmo allarmante in cui i minori scompaiono in tutto il paese.
Omar Khalif è vicepresidente dell’Associazione delle famiglie irachene (IFA), un’Ong istituita nel 2004 per registrare i casi dei bambini scomparsi o vittime del traffico di minori. A gennaio ha riferito ai giornalisti che in media ogni settimana almeno due bambini iracheni vengono venduti dai propri genitori; e che ogni settimana viene denunciata la scomparsa di quattro bambini.
“I numeri sono allarmanti”, ha detto Khalif. “C’è un aumento del 20 per cento nei casi registrati di bambini scomparsi in un anno”.
Ogni giorno Firas passa ore seduto fuori casa a guardare le persone che passano. È il suo unico sbocco verso l’esterno. Il pomeriggio, la madre lo chiama in casa per fare i compiti; e dopo cena, la sua grande speranza è poter vedere i cartoni – se c’è elettricità nel loro generatore privato.
La madre ha poco cherosene, che serve per il riscaldamento. “Mio figlio ha freddo e io non posso permettermi il cherosene”, ha spiegato all’IPS.
Molti bambini dell’età di Firas non vanno neanche a scuola. Secondo l’Onu, il 17 per cento dei bambini iracheni non frequenta mai la scuola primaria, e altri 220mila interrompono la scuola perché sono stati sfollati con tutta la famiglia. A questi si aggiungono 760mila bambini che hanno lasciato la scuola primaria nel 2006.
Questi poi sono i dati che riguardano il paese, e non comprendono le centinaia di migliaia di bambini e giovani iracheni che interrompono o abbandonano la scuola perché le loro famiglie sono fuggite in altri paesi. Secondo l’Unhcr, sono almeno 2,25 milioni gli iracheni che hanno lasciato il paese.
Qusay Ameen ha cinque anni e vive con la madre, il padre, due sorelle e un fratello. Il padre era sergente nel precedente esercito, e adesso è disoccupato. Riceve una pensione mensile di 110 dollari. Cerca di sostenere la famiglia vendendo sigarette per strada. La madre di Qusay è casalinga. Qusay spera di cominciare la scuola il prossimo anno, quando compirà sei anni.
Dopo colazione, sempre un piatto semplice come pomodori fritti e pane, Qusay vuole giocare, ma non ha nient’altro che una piccola macchinina di plastica rotta che il fratello ha trovato vicino alla casa dei vicini. È più felice quando va a trovare i vicini, perché hanno un’altalena in giardino.
Come la maggior parte dei bambini iracheni oggi, Qusay ha sempre vissuto nel bisogno. Non può quasi mai permettersi dei dolci, o dei vestiti nuovi.
La casa in cui vive con la famiglia è piccolissima: una stanza da letto e uno spazio che viene usato sia come cucina che come bagno. Dormono tutti in una stanza, che nei mesi invernali è molto fredda. Non hanno abbastanza letti o coperte, e devono dormire vicini per potersi scaldare.
La casa ha i servizi basilari, e ovviamente non c’è la televisione né gli elettrodomestici. C’è un piccolo fornello a cherosene che viene usato sia per cucinare che per scaldarsi.
Secondo il Fondo Onu per l’infanzia, solo il 40 per cento dei bambini in tutto il paese ha accesso all’acqua potabile sicura, e solo il 20 per cento della popolazione fuori Baghdad ha una rete fognaria funzionante. Circa 75mila bambini fanno parte di famiglie che vivono in rifugi temporanei.
Ali Mahmood, 6 anni, vive con lo zio a Baquba da quando i genitori sono rimasti uccisi da un colpo di mortaio due anni fa, in un bombardamento casuale. Il prossimo anno comincerà la scuola primaria vicino casa dello zio.
Le giornate di Ali sono tutte uguali, molto tranquille. I suoi unici amici sono i figli dello zio. Quando vanno a scuola, lui resta tutto il tempo da solo. Sembra che la famiglia dello zio non sia in grado di occuparsi di lui. Lo zio Thamir sta facendo del suo meglio, ma la vita è difficile, e Thamir deve già badare a una famiglia numerosa.
Ali è stato privato di quasi tutto nella sua infanzia; non ha un posto dove giocare, né cose con cui giocare. E non ha nessuno che pensi al suo futuro.
E ha già delle responsabilità che lo attendono: gli hanno detto che dovrà occuparsi di suo fratello minore quando crescerà.
Firas, Qusay e Ali sono tutti bambini, ma nessuno di loro vive la vita di un bambino.

